Ernesto Galli della Loggia: il sentimento di «identità nazionale»

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Le riflessioni di Ernesto Galli della Loggia, storico e giornalista italiano, professore di Storia moderna e contemporanea all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sul senso di identità nazionale e sul valore che tale sentimento di appartenza rappresenta anche, e soprattutto, per gli italiani all’estero


Lei ha spesso citato il sentimento di “identità nazionale” degli italiani; in cosa consiste tale sentimento e come si manifesta?

Ritengo che tale sentimento possa ravvisarsi in una duplice maniera: sia in una sua dimensione prettamente esteriore, sia in una dimensione diversa e più profonda, quella interiore; l’esteriorità del sentimento, di tale identità, è data dall’avere attitudini e comportamenti, come la cucina, il linguaggio, le tradizioni e quant’altro, tipicamente italiani; tutti aspetti legati all’esteriorità che, però, producono anche qualcosa di interiore, cioè un senso di appartenza, di identità appunto, il riconoscersi di un soggetto in una storia, in una tradizione; tutte cose che vivono dentro di noi e formano la nostra identità.

Secondo lei quanto questo senso di identità nazionale è ancora sentito, e come viene vissuto, oggi, dagli italiani?

Credo che buona parte degli italiani consideri un fatto positivo esser tali; in fondo agli italiani piace esser italiani anche se, secondo la tipica caratteristica tutta italiana, sono i primi a criticare il proprio Paese e ad additarne tutti i mali e le cose che non vanno; ma in realtà, nnostante tutto, credo che gli italiani siano molto attaccati alla loro identità.

In “Morte della patria” lei analizza la crisi dell’idea di nazione in un periodo ben preciso della storia italiana, quello che va dall’armistizio dell’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945; concetto sul quale ha dibattutto perfino con l’ex presidente Ciampi. Vuole spiegarci il significato, storico e umano, di tale espressione?

Tale espressione fu usata dal giurista Salvatore Satta che, in un suo libro di ricordi sul periodo che va dal 1943 al 1945, il De Profundis, descrive appunto gli anni in cui si verificò la “morte della patria”, intendendo con tale espressione, che io stesso ho poi ripreso, per il mio libro, nel medesimo significato, la crisi dell’idea stessa di nazione, il fatto cioè che l’idea di nazione, che è fondamentale per l’esistenza di uno Stato politico, si fosse sbriciolata per effetto dei tragici avvenimenti di quegli anni: era come si gli italiani si fossero ritrovati senza uno Stato, cioè senza una patria.

Non mancava il senso della patria, quello no, nè il patriottismo; è all’idea di uno Stato politicamente inteso che si riferisce quell’idea.

Come si configura il sentimento di identità nazionale degli italiani all’estero? E’ un concetto che si arricchisce di contenuti diversi o che, inevitabilmente, perde qualcosa del suo significato più profondo?

Indubbiamente, in riferimento agli italiani all’estero, tale sentimento di identità e di appartenenza si arricchisce. E questo almeno per due importanti aspetti: innanzitutto la lontanza, che rafforza i sentimenti;capita, a molti italiani che vivono all’estero, di sentire con nostalgia e con maggiore forza la loro “italianità”.

Ma la lontananza facilita anche il confronto. E questo è importante. Gli gli italiani che vivono all’estero e che si misurano con realtà spesso molto diverse da quella italiana, hanno la possibilità di mettere a confronto, personalmente e praticamente, la società italiana e quella dei paesi in cui si trovano e questo produce, a mio avviso, un effetto fondamentale: il sentimento nazionale degli italiani all’estero, il loro patriottismo è, forse, più ragionevole, più illuminato, perché ha, appunto, avuto modo di misurarsi con qualcosa di diverso.

Gli italiani all’estero acquisiscono anche la consapevolezza delle cose che, in Italia e dell’Italia, non vanno e questo anche perché, spesso, sono gli abitanti stessi degli altri paesi a farlo loro presente.

E’ come se avessero uno sguardo più obiettivo, ma non per questo meno coinvolto, quindi il loro sentimento nazionale risulta quasi “filtrato”, più consapevole, privo di certi elementi di boriosità che in altri casi si possono invece ravvisare.

Isabella La Rocca




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