Marco Masini: “Caro babbo”
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Le emozioni, i sentimenti e la grinta di Marco Masini, dal grande successo del ’90 con “Disperato”, che gli valse la vittoria al Festival di Sanremo, fino ai giorni nostri e alla sua nuova raccolta, “Caro Babbo”, passando attraverso gli anni bui delle maldicenze e delle critiche. Storia in versi e note di un cantautore ma, soprattutto, di un uomo che ha saputo trovare la forza di dire basta per poi ricominciare, contando su una grande consapevolezza: credere in se stesso
Caro Babbo” è una delle canzoni alle quali ammetti di essere più affezionato e adesso dà il titolo a questa nuova raccolta.
Si, senza dubbio è il pezzo a cui tengo più di tutti, e questo mi ha spinto ad intitolare così la raccolta. “Caro babbo” è una canzone che evoca a tratti un mio percorso di infanzia che poi è cambiato, ma che ricordo con affetto ed entusiasmo. Appartiene alla sfera dei ricordi speciali, una sorta di segreto intimo e personale.
E’ stato un maestro in tutti i sensi; chiaramente quando si è giovani non si capiscono certi atteggiamenti o si fraintendono le intenzioni e le parole di chi vuole anche solo spiegarti e si è portati a leggere i consigli e i divieti come critiche o dispetti. Al di là di questo credo che mio padre sia stato, nel tempo, un grande maestro e tutt’oggi, nonostante i miei 40 anni e i suoi 70, credo di avere ancora tanto da imparare tanto da lui.
Durante la tua carriera hai sperimentato stili e ritmi molto diversi tra loro. Qual è lo stile che senti più tuo?
Sono molto immerso nella melodia, una rarità che appartiene alla cultura italiana, ma che via via sta scomparendo; oggi è più facile trovare un nuovo cantautore che ha nelle corde una musica di cultura anglossassone o americana, piuttosto che un cantautore che voglia mantenere il culto e la tradizione della grande melodia italiana. Eppure che ancora oggi la melodia italiana funzioni lo attesta il grande successo dei cantanti melodici italiani all’estero.
Quanto c’è di autobiografico nei tuoi testi?
Molto, anche se non tutto ovviamente…non avrei neanche il tempo per vivere tutto ciò che ho scritto! Di solito scrivo pensando alla vita e alle emozioni delle persone, cercando di tradurre in testi il pensiero della gente, un pensiero che appartiene a tutti e non soltanto a chi lo scrive.
Il 2001 è stato l’anno del ritiro dopo la ben nota e triste vicenda delle maldicenze sul tuo conto. Quanto quello che è successo ha messo in discussione l’artista e quanto invece l’uomo? Come ne sei uscito? E cosa ti ha convinto a ritornare?
Credo sia un discorso di convinzione e di forza, tanto per l’artista quanto per l’uomo: non bisogna arrendersi nè perdere la fducia in se stessi. Ogni imprevisto va affrontato prendendo il toro per le corna e sfatando ogni messa in scena inventata dalla gente. Non permetto agli altri di interferire nella mia vita e di condizionarla, per cui, dandosi il tempo di prendere le distanze da tutto e tutti, uscirne è stato facile.
Hai lasciato da “Disperato” e sei tornato da “Uomo volante”: il tuo rinnovato successo è la prova che certe “credenze” siano soli residui di un’epoca poco illuminata dalla ragione: ma davvero le maldicenze possono distruggere una carriera?
Purtroppo è successo, non serve che sia io a dirlo. Certo non possono rappresentare l’unica causa ma, se non si ha un carattere molto forte, possono essere determinanti.
Hai affermato che spesso la vita ci costringe a portare delle maschere…vale per la vita professionale o nel rapporto con gli altri in genere? E per proteggersi da chi o da cosa?
Credo che valga nella società in generale: io credo che nessuno con gli altri sia completamente se stesso. Ci si maschera per apparire migliori o per affrontare chi vuole apparire tale, in maniera da avere un confronto ad armi pari. Purtroppo è la legge della vita e di questa società basata su una perenne corsa verso i propri obiettivi, per raggiungere i quali, spesso, bisogna adattarsi a ruoli e situazioni diverse da quelle che vorremmo.
Sei stato definito la voce di chi non ha voce; in effetti molti dei tuoi fans si identificano in te e in ciò che racconti nei tuoi testi…molti in occasione dell’annuncio del tuo ritiro hanno perfino avuto reazioni quasi drammatiche. Com`è il rapporto con tuo il pubblico?
Ritengo che nessuno debba dipendere da un cantante e non è giusto che esistano tali reazioni drammatiche…ognuno deve avere una propria energia. Detto questo il mio rapporto con il pubblico è un rapporto di affetto e quasi di amicizia: con loro mi confronto, con i piu assidui frequentatori del sito e con gli iscritti al fans club si organizzano spesso degli incontri che si rivelano piacevoli e divertenti. Non c’è chi sta sopra o chi sta sotto ad un palco: io canto quello che molti di loro vorrebbero dire, quello che in molti vivono o hanno vissuto; quello che io canto è quello in cui ognuno di loro si identifica perciò ne divengono orgogliosi quanto me e si crea una certa “sincronia”…
Dalla collaborazione con Umberto Tozzi è nato Tozzi-Masini, album in cui ognuno dei due cantava pezzi dell’altro: come è stato interpretare pezzi non tuoi?
Semplicemte divertente!
Il duetto che hai sempre sognato?
Con Paul McCartney, ma ho paura che sia troppo impegnato per fare un duetto con me…
Famiglia, amore, coincidenze, Dio, fortuna…in cosa crede, oggi, Marco Masini?
Credo in me stesso. Sono convinto che gli affetti siano importanti, ma per raggiungere i propri obiettivi bisogna prima di tutto essere contenti di se stessi.
Un saluto ai fans svizzeri…
Intanto auguro un Buon Natale a tutti! La Svizzera è un Paese a me particolarmente caro, sarò presto a Bellinzona e anche a Zurigo, città che mi piacerebbe poter visitare con calma…magari sarà una buona occasione per incontrare qualcuno dei miei fans…
Isabella La Rocca

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