
All‘indomani della Pasqua, grazie a cioccolata e bel tempo, siamo carichi per ripartire e immergerci nella nostra quotidianità. In questi pochi giorni di riposo, però, non abbiamo goduto di una vera e propria pausa dalle preoccupazioni, perché mentre eravamo intenti a scartare uova di cioccolato o scambiarci gli auguri di serenità e pace, le riserve di petrolio hanno cominciato sempre più a scarseggiare, aumentando il livello di apprensione sull’emergenza energetica, caro carburanti e paura di un nuovo blackout. La minaccia è incombente e reale ed è collegata ad un luogo preciso: il Canale di Hormuz. Fino a qualche tempo fa i non appassionati di geopolitica – la maggior parte della popolazione mondiale – non sapevano neanche cosa fosse questo Canale di Hormuz, da quando è iniziata questa nuova follia della guerra tra USA, Israele e Iran, gli occhi di tutto il mondo sono puntati su quella strettoia a “collo di bottiglia” strategica nel Golfo Persico, da dove passa un quinto del petrolio mondiale rendendola, così, una delle rotte di navigazione più importanti al mondo e che adesso risulta bloccata dall‘Iran.
A Tal proposito, proprio oggi, siamo in attesa di una risposta che riguarda proprio il Canale di Hormuz (e le sorti di un conflitto terribile): questa notte scade l‘ultimatum del Presidente americano Trump, nel quale esorta l’Iran ad accettare il piano americano e a riaprire entro oggi il canale di Hormuz, minacciando di distruggere l’intero Paese in caso di contrarietà.
Con queste notizie la preoccupazione di restare senza petrolio, senza energia o gasolio, aumenta nella popolazione, non solo per via dell’allarmismo diffuso dai media o a causa delle tensioni geopolitiche sempre più allarmanti, ma anche perché in effetti qualcosa che impensierisce c‘è.
Aldilà della percezione amplificata della situazione, dove probabilmente un blackout energetico, seppur possibile, è poco probabile, il reale problema è una crisi energetica che sta investendo prima di tutto l‘Europa. Il primo effetto tangibile di questa crisi energetica è il caro petrolio e già stiamo constatando un rapido aumento dei prezzi semplicemente quando andiamo a fare benzina. Seppur ancora moderati, questi aumenti sono visibili anche in Svizzera. Però è importante sapere che la Svizzera, sotto questo punto di vista, è ben preparata ad affrontare situazioni emergenziali come questa. Infatti, oltre ad avere una solida produzione interna (circa il 60% dell‘elettricità svizzera viene da impianti idroelettrici), anche l‘uso del nucleare si è rivelato un vantaggio in questo senso. Ad oggi, inoltre, la Svizzera può ritenersi tranquilla, anche in forza della propria fornitura di emergenza obbligatoria di petrolio in una quantità tale che riesce a coprire almeno 6 mesi, che è perfino il doppio delle riserve italiane (stimate ad appena 90 giorni).
Dunque, tutto ok? Non proprio. Anche se l’approvvigionamento in Svizzera è per ora considerato stabile, il Governo monitora attentamente la situazione e sicuramente non può evitare gli aumenti sensibili o i disagi a cui la popolazione andrà incontro. Tra gli aumenti che preoccupano maggiormente perché ad effetto imminente, c’è quello dei voli. Il problema dei voli, per una popolazione come quella Svizzera, con l’attitudine agli spostamenti sia per vacanza che per lavoro (si stima la media di 3 voli all‘anno a persona, contro lo 0,5-1 volo a persona in Italia), e soprattutto dove i prezzi sono già alti rispetto che altrove, è molto sentito.
Per tutti i voli è stato stimato un aumento netto del carburante di 30% su tutte le destinazioni che, ovviamente, si traduce in aumento dei prezzi per i passeggeri. Non sono solo i prezzi che aumentano per gli spostamenti, ma anche i disagi, poiché per molte destinazioni, per evitare le rotte interessate al conflitto bellico, i voli devono modificare i tragitti comportando così anche aumenti di ore di viaggio. Infine, non mancheranno le temute cancellazioni dei voli che spingono alla rinuncia delle vacanze verso mete più distanti.
Dunque i timori sono fondati o si tratta di una percezione troppo allarmistica? Forse dipende da ciò di cui dobbiamo realmente preoccuparci.
Di fronte allo scenario bellico che stiamo constatando, la preoccupazione di poter viaggiare o meno per le prossime vacanze è poca roba di fronte alla piega che sta prendendo questo conflitto con Trump che minaccia di “colpire le infrastrutture e gli impianti energetici iraniani“ e Teheran che invita i giovani iraniani a diventare “scudo umano“, formare delle “catene umane” attorno alle centrali elettriche per proteggerle dagli attacchi aerei. Dinnanzi a tutto questo i timori sono ben più pesanti ed emergono nelle ultime parole del ministro italiano della Difesa Crosetto, quando avverte: “Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia – e il riferimento si fa più palese quando Guido Crosetto aggiunge – Sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Non abbiamo imparato nulla”.
Redazione La Pagina

