
In questi anni abbiamo imparato sulla nostra pelle quanto un virus possa essere pericoloso, addirittura letale. Abbiamo avuto a che fare con parole pesanti, come pandemia, quarantena, contagi, lockdown, smart working . Abbiamo indossato giornalmente mascherine, anche decorate e personalizzate, abbiamo fatto uso e abuso di disinfettanti per mani, per gli indumenti, per gli ambienti. Abbiamo imparato a vivere in stato d’allarme, a seguire giornalmente le notizie, sperando nel domani. Vi ricordate i manifesti variopinti appesi ai balconi: “Andrà tutto bene”? E per un momento ci è sembrato davvero di esserci buttati il peggio alle spalle, che finalmente gli arcobaleni sui manifesti splendessero nei cieli. E invece… attacchi improvvisi, guerre lampo – che non sono più finite – bombardamenti assurdi, nuovi conflitti, il petrolio che sale, l’economia che impazzisce, le alleanze che tremano, le affinità che scoppiano, l’incertezza che regna sovrana. In tutta questa baraonda di eventi che hanno sconvolto qualsiasi equilibrio di cui conserviamo una flebile memoria, proprio per non rilassarci troppo, viene fuori l’Hantavirus, un virus che ha creato il suo focolaio in una nave da crociera, dove si sono verificate addirittura delle morti. Ritorniamo così ad avere a che fare con parole come “focolaio”, “quarantena”, “isolamento”, “contagio”… termini che suscitano in tutti ricordi non proprio felici. Anche se le autorità sanitarie si premurano di rassicurarci poiché l’Hantavirus non è come il Covid, il rischio globale resta “basso”, gli esperti confermano che si tratta di un virus che non ha la stessa facilità di diffusione del Sars-cov-2 e la trasmissione tra persone non è così semplice, i termini e le condizioni che stiamo (ri)vivendo, non possono che metterci in allarme. La verità è che il Covid ci ha cambiati, le nostre percezioni sono diverse, perché quando entra in gioco un “nuovo” virus, o comunque non comune, tendiamo a considerarlo ed interpretarlo attraverso il filtro del Covid che non ci permetterà più di sottovalutare nessun focolaio, seppur minimo.
In Svizzera è stato confermato almeno un caso collegato al focolaio della nave da crociera MV Hondius.
Il paziente è un uomo ricoverato a Zurigo dopo il rientro da un viaggio in Sudamerica sulla nave dove sono emersi i casi di Hantavirus. Le autorità sanitarie svizzere hanno confermato che è stato isolato rapidamente all’USZ (Ospedale universitario di Zurigo). L’Ufsp rassicura: il rischio per la popolazione svizzera resta considerato basso. Oltre a questo paziente, anche un membro svizzero dell’equipaggio della nave, sarebbe stato messo in quarantena precauzionale dopo l’evacuazione a Tenerife, in ogni caso l’uomo è descritto in buone condizioni.
Nonostante la situazione sembri sotto controllo, come si fa a non lasciarsi coinvolgere emotivamente? Anche se ancora tutto è molto moderato, i numeri restano limitati, le autorità sanitarie parlano di rischio basso, l’ansia a riguardo comincia a farsi sentire, perché basta la combinazione di alcune parole — “virus”, “quarantena”, “tracciamento internazionale” — per riattivare una memoria collettiva ancora molto viva. Dopo il Covid, infatti, ogni focolaio internazionale viene interpretato attraverso un riflesso condizionato: ci si domanda immediatamente se possa essere “l’inizio di qualcosa”. Ma il clima è reso ancora meno tranquillo a causa della situazione geopolitica, dalla quale ogni giorno ci giungono notizie frammentate ma mai rassicuranti, tanto che sarebbe un errore pensare che la paura principale oggi sia esclusivamente sanitaria. La paura contemporanea non è più quella di una singola grande crisi, ma è il risultato di tante piccole crisi simultanee che ci fanno vivere in una forma di instabilità psicologica collettiva. Siamo ancora lontani da quello che i manifesti sui balconi in tempi pandemici avevano profetizzato e, a pensarci adesso, quegli arcobaleni ci sembrano quasi scoloriti. Per fortuna l’uomo è dotato di speranza e di ingegno, così se “Andrà tutto bene” ci sembra di grandi aspettative, un “Andrà meglio” forse è più in linea con tempi e sentimenti.
Redazione La Pagina

