Nel risultato delle urne di domenica si è manifestata una Svizzera più aperta e solidale che ha posto un argine forte al populismo sovranista. Trainato da Ginevra, da Zurigo e da Basilea il No è stato chiaro e forte tanto da dover essere rivendicato per quello che è l’inizio della fine della retorica antimmigrazione che ha caratterizzato larga parte della storia politica svizzera e che nell’ultimo ventennio si è incarnata nel partito xenofobo dell’UDC.
Questo voto è inutile nascondercelo ha secondo noi il valore di un orientamento preciso. Se letto assieme agli altri esiti referendari delinea i contorni di un Paese che si volge verso le forze progressiste e che tende la mano agli stranieri. Il rapporto con l’Europa e con gli europei ne esce indubbiamente rafforzato.
Non solo è salva la via bilaterale e con essa i diritti di una moltitudine di emigrati europei che vivono e lavorano in Svizzera ma si gettano le basi per un accordo quadro che esca da una dinamica asfittica che tende a misurare solo i rapporti di forza.
Ci auguriamo come organizzazioni migranti che le forze sindacali e politiche con le quali abbiamo lavorato in questa campagna referendaria sappiano cogliere l’opportunità che gli si apre di fronte: affossare i populismi, dare un colpo di grazia al sovranismo e mettersi alle spalle le iniziative antistranieri e antieuropee che abbiamo ciclicamente conosciuto.
Ci auguriamo di continuare a camminare insieme per raccogliere altre soddisfazioni, per migliorare la vita di tutte e di tutti nella convinzione che si debba avanzare uniti senza lasciare indietro nessuno.
Enrico Pugliese
Laboratorio per la Sinistra-Svizzera