Si chiama Mojtaba Khamenei la nuova guida suprema dell’Iran ed è il diretto discendente del defunto Ali Khamenei, scelto dall’Assemblea degli esperti e grazie al sostegno delle Guardie Rivoluzionarie. L’annuncio è stato dato ufficialmente dalla tv di Stato iraniana. Il nuovo leader 56enne assume la carica che era del padre dopo che Ali Khamenei, è stato ucciso insieme a diversi alti funzionari e membri della sua famiglia, nell’attacco degli Stati Uniti e di Israele del 28 febbraio a Teheran. L’operazione è stata descritta come “decapitation strike”, cioè un attacco mirato a eliminare la leadership. Ma questa operazione segna anche la data dell’inizio dell’ennesimo conflitto che i media hanno da subito battezzato come “guerra Iran/USA-Israele 2026”.
Di fronte questo nuovo scenario di guerra l’Europa ha assunto una posizione complessa e non unitaria, chi ha subito dichiarato solidarietà con gli alleati occidentali, chi ha espresso timore per una nuova e profonda crisi energetica ed economica e chi dichiara la necessità di evitare una nuova guerra e soprattutto l’allargamento del conflitto. Allargamento invece inevitabile, come hanno mostrato immediatamente il coinvolgimento di diversi Stati del Medio Oriente. Quello che unisce l’Europa è la volontà di giungere ad una de-escalation del conflitto attraverso la via diplomatica, richiesta ad oggi impensabile.
Anche la Svizzera, come la maggior parte dei Paesi in Europa, si dice preoccupata per l’escalation di questo nuovo conflitto, ma in modo particolare è l’aumento dei prezzi e gli effetti economici che ne potrebbero derivare ad impensierire anche la Confederazione (già benzina e diesel sono aumentati e gli esperti temono in modo particolare che la benzina possa arrivare vicino o sopra i 2 franchi al litro). Mentre, grazie all’energia idroelettrica e alle centrali nucleari di cui è dotata, la Svizzera è un po’ più tranquilla per la minaccia della mancanza fisica di energia con la chiusura dello Stretto di Hormuz perché da qui passa la maggior parte del petrolio mondiale.
Anche la Svizzera, come la maggior parte dei Paesi in Europa, si dice preoccupata per l’escalation di questo nuovo conflitto, ma in modo particolare è l’aumento dei prezzi e gli effetti economici che ne potrebbero derivare ad impensierire anche la Confederazione (già benzina e diesel sono aumentati e gli esperti temono in modo particolare che la benzina possa arrivare vicino o sopra i 2 franchi al litro). Mentre, grazie all’energia idroelettrica e alle centrali nucleari di cui è dotata, la Svizzera è un po’ più tranquilla per la minaccia della mancanza fisica di energia con la chiusura dello Stretto di Hormuz perché da qui passa la maggior parte del petrolio mondiale.
Ecco cosa preoccupa maggiormente i paesi Europei, ma soprattutto quali potrebbero essere le mire di Trump. Il “buon” Presidente americano, infatti, potrebbe voler alimentare questa guerra per innestare una crisi energetica nel Golfo e rafforzare il ruolo energetico degli Stati Uniti a livello mondiale.
Gli analisti militari e geopolitici, inoltre, hanno individuato nella chiusura dello Stretto di Hormuz uno dei principali segnali di escalation di questo conflitto. Data la posizione strategica che lo vede tra Iran e Oman, il suo ruolo, infatti, è fondamentale nella distribuzione energetica poiché proprio da qui passa un quinto del petrolio mondiale. In questo momento lo stretto non è ancora chiuso, ma il traffico marittimo quasi del tutto fermo dall’inizio del conflitto a causa delle minacce militari iraniane e a causa del passaggio e degli attacchi di droni e missili. Ma è davvero possibile che Trump voglia provocare deliberatamente una crisi energetica globale per rafforzare il ruolo energetico degli Stati Uniti? La maggior parte degli economisti ritiene che una crisi energetica globale a lungo andare danneggerebbe anche gli USA, poiché dovrebbe fare i conti con un’inflazione più alta, con l’instabilità dei mercati e con il rallentamento economico mondiale generale, per questo la crisi energetica potrebbe essere uno dei motivi ma non il principale. Fare luce sui reali obiettivi di questo nuovo conflitto è davvero complicato e oggi si contano già i primi 10 giorni di guerra, Trump ha annunciato che la risoluzione del conflitto sarà possibile solo se condiviso con Israele, mentre l’Iran ha festeggiato la nuova guida suprema, figlio del precedente, Mojtaba Khamenei, con un nuovo lancio di missili e raid in Israele. Nel frattempo, dalla Russia arrivano le congratulazioni di Putin a Mojtaba: “Continuerà con onore l’opera del padre”. Le borse crollano e la Nato intercetta un missile balistico dall’Iran sulla Turchia…
Mentre cerchiamo di fare luce su obiettivi e motivazioni che mai giustificheranno nessun atto di guerra, come una importante crisi energetica, sembra che quelli che si prospettano possano essere proprio tempi bui.
Redazione La Pagina


1 commento
Cara Redazine, questo articolo, come molti altri, parla solo di crisi energetica e di scenari economici, ma ignora la vera politica del mondo, dove le vite dei civili sono strumenti di interesse. I bombardamenti in Libano e la strage delle studentesse in Iran non sono incidenti: sono atti deliberati, violazioni del diritto internazionale, eppure qui sembrano dettagli secondari.
La redazione applica un doppio standard evidente: condannava l’aggressione russa in Ucraina come una violazione della sovranità, ma oggi tace sulle offensive di USA e Israele, sulle azioni dei servizi segreti e sulla strategia che ha scatenato questa guerra. L’Europa non è un arbitro morale, ma un vassallo che segue il potente, vende armi, fa affari e piega la propria diplomazia ai desideri americani. La Svizzera, con le sue esportazioni belliche e la gestione di miliardi di asset, e la Gran Bretagna, con l’oro venezuelano, dimostrano che la neutralità è spesso solo facciata.
Gli Stati Uniti sotto Trump hanno avviato sei conflitti diretti o indiretti, usando la forza, la pressione economica e la coercizione come strumenti per mantenere un ruolo egemonico in declino. L’Europa, subordinata, teme più l’instabilità dei mercati che la perdita di vite innocenti, e così diventa complice passiva.
Chi informa dovrebbe avere il coraggio di dire la verità: essere imparziale e trasparente, anche rischiando la propria fascia, e non fare il cane da riporto del potere. Chi tace o mette al centro solo le conseguenze economiche, tradisce la realtà del mondo: il potere governa, e chi non lo nomina, lo legittima. Mario Pluchino