
L’anarchito italiano Alfredo Cospito sale agli onori della cronaca improvvisamente in questi giorni a causa del suo lungo sciopero della fame, che si protrae da tre mesi, che lo porta a perdere 35 kg e aggrava le condizioni di salute. Cospito protesta contro l’ergastolo ostativo e il regime di 41bis a cui è sottoposto dal maggio 2022, quando l’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia gli decreta l’applicazione di questa misura detentiva.
Chi è Cospito e perché è detenuto sotto il regime di 41 bis?
Già negli anni ’90 Alfredo Cospito è tra i promotori della Fai, ovvero della Federazione anarchica informale, un gruppo con finalità terroristiche. Negli anni Cospito diventa uno degli anarchici più carismatici e influenti, è lui l’autore del noto manifesto KN03 (formula chimica del nitrato di potassio che si usa per assieme allo zucchero per la realizzazione di ordigni rudimentali usati in passato dagli anarchici informali). Nel 2012 Cospito insieme ad un altro anarchico, Nicola Gai, gambizzano l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Arrestati, Gai uscirà dopo 8 anni, Cospito invece si vede accusato dell’attentato nel 2006 contro la scuola carabinieri di Fossato attraverso due ordigni, accusa che gli costerà altri 20 anni di reclusione per strage. Qui, nonostante fosse in carcere, Cospito imponeva la sua presenza e idee terroristiche ai gruppi anarchici che raggiungeva attraverso delle lettere con le quali era chiaro che continuasse a tenere le redini dell’organizzazione anarchica. Per questo motivo si decide per il regime 41 bis, Cospito è dunque il primo anarchico a cui è applicata questa misura detentiva, finora destinata solo a mafiosi e capi dell’ultima generazione delle Brigate rosse. Contro tale decisione Cospito inizia un duro sciopero della fame che attira l’interesse della stampa e dell’opinione pubblica.
Solidarietà a Cospito
Molti si schierano con Cospito e chiedono che vengano a lui revocati 41 bis e ergastolo ostativo. Gli anarchici italiani sono sul sentiero di guerra e vengono segnalati atti contro le sedi diplomatiche italiane per mano di anarchici greci, spagnoli e tedeschi. Alcune testate giornalistiche hanno toni duri nei confronti della reclusione di Cospito, diversi vip mostrano solidarietà, alcuni cittadini trovano troppo dura la pena inflitta all’anarchico comparato a boss mafiosi o esponenti delle BR e che, per il pensare comune, in fondo “non ha ucciso nessuno”. Ma Cospito viene considerato un soggetto “ancora pericoloso” secondo il ministro dell’Interno Piantedosi. Anche Giorgia Meloni interviene sulla questione spiegando che il detenuto “finisce al 41 bis perché durante la detenzione mandava o trovava il modo di fare arrivare messaggi agli anarchici che erano fuori dicendo ‘continuate la lotta, organizzatevi’”, dunque incitava gli anarchici a lotte terroristiche. “Lo Stato deve indietreggiare o no nel momento in cui è minacciato da gente che dice ‘se non togliete il 41 bis, se non togliete Cospito dal 41 bis noi vi facciamo saltare in aria’?”, conclude la Premier.
La chiusura del Governo contro le richieste di Cospito sta suscitando diverse reazioni oltre che lo sciopero della fame di altri 32 detenuti del 41 bis e l’occupazione dell’Università La Sapienza di Roma, anche quelle di natura violenta come la telefonata anonima dai toni minacciosi ricevuta martedì mattina dalla portineria dalla sede del Resto del Carlino: “Per i fatti relativi a Cospito, a Bologna ci sarà un grave attentato”.
E cosa c’entra Donzelli (Delmastro e Nordio)?
A complicare la vicenda già controversa si intromette martedì scorso, con il suo intervento alla Camera, Giovanni Donzelli, deputato di FdI e vicepresidente del Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), che non solo diffonde alcune conversazioni tra detenuti in regime di 41-bis nel carcere di Sassari, ma accusa anche i parlamentari di sinistra Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che hanno incontrato Cospito lo scorso 12 gennaio ai quali domanda :“Io voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi”. Considerando che i parlamentari e i consiglieri regionali possono visitare le carceri e parlare con i detenuti anche al 41bis, alla presenza della polizia penitenziaria e che la visita e anche il colloquio con lui e con gli altri detenuti al 41bis è avvenuta alla presenza del direttore del carcere, dell’ufficiale della polizia penitenziaria e del responsabile medico, con questo intervento sono venuti alla luce dei dati sensibili che non potevano essere divulgati anche se coperti da segreto. Tali dati sensibili – ovvero i testi di quelle conversazioni – sono arrivati a Donzelli attraverso il sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Delmastro, anche lui deputato di Fratelli d’Italia e con il quale Donzelli condivide l’appartamento a Roma.
Di fronte questi avvenimenti, diversi esponenti dei partiti di opposizione, soprattutto del Partito Democratico, hanno chiesto le dimissioni sia di Delmastro che di Donzelli: il primo per aver riferito a un altro deputato informazioni sensibili, il secondo per averle maneggiate con grande imprudenza, rendendole alla mercé di tutti e quindi aggravando la situazione generale.
“La natura del documento non rileva e disvela contenuti sottoposti al segreto investigativo o rientranti nella disciplina degli atti classificati”, scrive in una nota il ministro della Giustizia Carlo Nordio con riferimento al documento citato dal deputato Giovanni Donzelli in Parlamento sul caso Cospito. Quanto al contenuto dei colloqui tra i detenuti Cospito ed altri, riferiti dall’onorevole Donzelli, Nordio precisa che “non sono stati oggetto di un’attività di intercettazione ma frutto di mera attività di vigilanza amministrativa. In conclusione, la natura del documento non rileva e disvela contenuti sottoposti al segreto investigativo o rientranti nella disciplina degli atti classificati” e specifica che si tratta di dati a “limitata divulgazione”. A questo punto però diversi esponenti del Partito democratico, fanno appello al fatto che il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) abbia reso noto che le intercettazioni messe in luce da Donzelli in Parlamento sono “dati non divulgabili e non cedibili a terzi”, per questo motivo la capogruppo Pd in Senato, Simona Malpezzi, ribadisce la loro richiesta di dimissione dei due interessati: “In un Paese normale, Delmastro e Donzelli dovrebbero dimettersi subito e la Premier dovrebbe chiedere scusa”.
Redazione La Pagina