
Dal fine settimana estenuante, dopo la maratona di consultazioni con le delegazioni delle forze politiche dalla quale è venuto fuori il nome di Roberto Fico, non si è giunti a nulla di concreto: siamo ancora in piena crisi di governo. La differenza è che abbiamo un termine preciso, la giornata di domani, martedì 2 febbraio quando dovranno essere rese note decisioni fondamentali che dovrebbero mettere un punto a questa balorda crisi. Nel frattempo, mentre, nella sala della Lupa di Montecitorio, proprio in queste ore il Presidente della Camera Roberto Fico è alle prese con la riunione del tavolo di lavoro, i problemi vanno avanti, non si risolvono, aumentano, si accavallano. I dati recenti riportano 100mila posti di lavoro in meno a dicembre, mentre avanza la minaccia dello sblocco dei licenziamenti.
La battaglia contro il Covid, nonostante i vaccini, è tutt’altro che terminata, anzi i ritardi delle consegne delle dosi sono un duro colpo. I tanto chiacchierati Ristori sono attesi da tutti, non risolutivi e comunque rallentati dalla crisi. La scuola, il settore più penalizzato in assoluto, ha avuto un andamento a singhiozzo e nessuna continuità didattica. La Dad – unico strumento utilizzabile – è stata fallimentare, come l’ha definita la stessa Ministra Azzolina. Nella giornata di oggi, lunedì 1° febbraio, la scuola italiana riprende a pieni ritmi ma senza alcuna certezza: cosa è stato fatto di così evidente ed efficace in tutto questo tempo per la messa in sicurezza degli ambienti scolastici? Pare nulla. Allora perché non si è ripreso prima il regolare andamento scolastico se tanto è rimasto tutto invariato? Certamente si è dovuto attendere il cambio di colore della Penisola che adesso è quasi tutta gialla (escluse Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano che diventano da rosse arancioni, mentre Puglia, Sardegna e Umbria lo resteranno) e questo ha riportato la gente a riversarsi sulle strade creando i tanto temuti assembramenti già dal fine settimana precedente. Insieme a queste ci sono ancora i nodi da sciogliere su Mes e Recovery, oltre ai temi di economia e giustizia. Queste problematiche rappresentano solo la punta dell’iceberg, mentre i nostri politici pensano a far la crisi.
Non è giusto nei confronti del popolo italiano che ha sempre subito l’instabilità dei governi che si sono succeduti. Non è giusto per tutti i lavoratori che stanno subendo in maniera estrema le conseguenze delle scelte politiche e della crisi attuale, conseguenze che si protrarranno oltre la crisi. Non è corretto per tutti i medici e per il personale sanitario che si è sacrificato duramente. Non è giusto per chi con pazienza e correttezza ha seguito le regole, tenendo i bambini relegati in casa, rinunciando agli incontri, alla famiglia, alla socialità, ad una vita normale. Non è giusto per la considerazione che l’Ue può farsi nei confronti del nostro Paese martoriato da questa politica. L’immagine sofferta e che grava sull’Italia come inaffidabile perché incapace di risolvere in maniera opportuna i problemi principali ha ripreso vigore con questa crisi. Adesso non ci resta che sperare in questi due giorni, che si riesca a mettere una pezza su questa incresciosa crisi di cui non avevamo bisogno, altrimenti si rischia di lasciare l’Italia e gli italiani a pezzi!