
L’instabilità mondiale attuale che stiamo vivendo non aveva bisogno certamente dell’incertezza globale aggiunta dai dazi di Trump. Perché se prima i Paesi di tutto il mondo dovevano sottostare a dazi assurdi introdotti senza remore dal Presidente americano, adesso con la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dichiarato illegali i dazi globali ampiamente applicati dagli USA, si entra in un nuovo momento di grandi incertezze.
Questa è la bomba sganciata sulla testa del Tycoon: secondo la Corte suprema, infatti, Trump non poteva introdurre ampie tariffe usando una legge di poteri d’emergenza (International Emergency Economic Powers Act, IEEPA), ciò rende illegali quei dazi globali ampiamente applicati e richiede che non siano più raccolti. Così la riscossione dei dazi americani bocciati è stata interrotta immediatamente, peccato che non ci sia ancora nessun chiarimento su eventuali rimborsi alle imprese che invece avevano già provveduto ai pagamenti.
“Sarà un procedimento più complicato, ma imporremo altri dazi”! Risponde Donald Trump alla decisione della Corte Suprema, e infatti l’amministrazione americana, per aggirare la sentenza, ha applicato un nuovo dazio globale del 15 % usando un’altra legge (il Trade Act del 1974), che permette tariffe temporanee per deficit commerciali o altri motivi. A questa nuova mossa del Tycoon, mentre Macron sostiene che è necessaria una ulteriore valutazione più attenta ai nuovi dazi imposti, senza essere soggetti alle “decisioni unilaterali”, quindi senza accettare le decisioni americane in maniera subordinata, per Tajani questi nuovi dazi non devono destare grandi preoccupazioni, poiché non cambieranno nulla. Però non si considera che in questo modo Trump getta ancora di più nel caos le relazioni internazionali e i rapporti commerciali.
Il disordine in questo momento regna sovrano, l’unico incontrastato. L’incertezza politica e commerciale adesso ha raggiunto il suo livello più alto. Quel che è peggio, sembra che nessuno riesca a limitare le azioni di Trump. Di fronte a questo scenario, ci si muove con i piedi di piombo: chi vorrebbe una guerra commerciale che nuocerebbe tutti? Lo dice chiaramente il presidente brasiliano Lula da Silva che ha esortato Trump a trattare tutti i Paesi allo stesso modo: “non vogliamo una nuova Guerra Fredda. Non vogliamo interferenze in nessun altro Paese, vogliamo che tutti i Paesi siano trattati allo stesso modo”. Invece no. Il disordine fa proprio parte della cultura di Donald Trump che ama creare crisi agli altri Paesi. I nuovi dazi di Trump, che sono provvisori – quindi i Paesi e le imprese interessate sono in attesa di come saranno definiti nuovamente – oltre che una questione commerciale sono anche una questione politica perché intacca gli equilibri tra Stati Uniti e resto del mondo. In modo particolare interessa gli equilibri tra USA ed Europa, mettendo in discussione tutto quello che si era costruito dal dopoguerra in poi.
È l’imprevedibilità il problema più grande in questo momento: come si muoverà adesso Trump? Cosa succederà con i dazi? Se una volta le imprese avevano una minima certezza delle pianificazioni future per gli investimenti, adesso questa sicurezza viene a mancare. Tutto si fa incerto e dall’economia globale la sensazione di instabilità si propaga diventando strumento di pressione interna in ogni Paese che vive in un clima di provvisorietà permanente. Sarà proprio quello a cui aspira Trump? Può essere. L’Europa e gli altri Paesi, hanno anche diritto di decidere come comportarsi: accettare e adattarsi a questa instabilità politica e commerciale, o non sottostare più alle decisioni americane e gettare le basi per creare dei nuovi equilibri?
Redazione La Pagina

