
Ah febbraio, mese di maschere e di baci, di vacanze sulla neve ma anche di Olimpiadi e canzoni!
Questo che è il mese più breve dell’anno sembra anche il più ricco di eventi e situazioni, così che non abbiamo poi tanto tempo per soffermarci a riflettere su quello o l’altro fatto che già ne accade uno nuovo.
Anche perché l’attualità non ci lascia tempo per annoiarci, alla luce soprattutto degli ultimi eventi più discussi, ci chiediamo quale sarebbe il più meritevole di approfondimenti e riflessioni. La scelta è davvero ardua, ma – a proposito di attualità degne di nota – mentre la Svizzera in questi giorni è impegnata nella decisione di congelare tutti i beni del leader venezuelano Nicolás Maduro presenti sul proprio territorio – in Italia trionfano le Olimpiadi invernali con i suoi fasti, i suoi spettacoli, i suoi risultati e ovviamente le polemiche, tante e irrisolte.
Non parliamo di certo delle lamentele degli atleti stranieri per troppa pasta nei menu (quanto invece dovrebbero ringraziare per tanta bontà!), ma parliamo di altro, della questione sicurezza, delle tensioni attorno alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Queste Olimpiadi, infatti, sono nate sotto il segno delle proteste civili per vari aspetti: le manifestazioni coinvolgono questioni ambientali, sociali, economiche e politiche e hanno portato a clima di tensioni con le autorità, con momenti di scontri, polemiche istituzionali e dibattiti pubblici accesi. Tra gli argomenti più discussi e lamentati c’è l’impatto economico e ambientale che un evento tale comporta necessariamente, perché le Olimpiadi pesano troppo sulle casse pubbliche, sottraendo risorse a servizi come sanità e scuola, ma incidono anche direttamente sulle tasche dei cittadini delle zone interessate (esemplare il caso del bambino che non ha potuto usufruire del servizio di trasporto urbano perché possedeva il biglietto ordinario, mentre per le Olimpiadi i trasporti hanno subito un aumento non indifferente). Altra questione è quella dell’adattamento dell’aspetto urbano e la costruzione di apposite infrastrutture che possono gravare su ecosistemi locali e modificano i paesaggi. Ad accendere le proteste, tra le altre cose, è stata anche la decisione di impiegare i famigerati agenti della U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) per collaborare alla sicurezza di alcune delegazioni. Presenza assai sgradita ai manifestanti perché percepiti come una forma di “militarizzazione” della sicurezza.
La sicurezza è certamente un argomento molto caro al Governo Meloni, tanto che proprio all’inizio dell’anno corrente ha approvato il “Decreto sicurezza” in un contesto di scontri e proteste varie, tra cui quelle inerenti alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, e descritto come parte di una strategia per migliorare sicurezza e libertà per i cittadini e per proteggere chi difende l’ordine, dunque le forze dell’ordine a cui viene dato più potere di azione. In proposito si è discusso tanto di quel poliziotto caricato da un gruppo di folli durante le manifestazioni di Torino, per il quale c’è stata una giusta ed unanime condanna ma che ha oscurato,però, le azioni un po’ troppo aggressive da parte delle forze dell’ordine su manifestanti che non avevano nulla a che fare con gli atti violenti, pagando sulla propria pelle l’atto di manifestare democraticamente.
Non importa dunque se, come hanno fatto notare alcune parti politiche o osservatori vari, il decreto sicurezza possa limitare il diritto di protesta e libertà di espressione, se alcune norme troppo restrittive sono potenzialmente applicabili su contesti non violenti o, peggio ancora, se c’è l’effettivo rischio di creare un effetto di deterrenza sulla partecipazione democratica alle manifestazioni.
Di fronte ai disordini di Milano e alle proteste anti-Olimpiadi generate in scontri con la polizia, Giorgia Meloni non ha potuto che commentare quanto i cittadini italiani che manifestano contro le le Olimpiadi siano “nemici dell’Italia e degli italiani” stessi, scegliendo un linguaggio che volutamente non distingue tra “dissenso” e “sabotaggio”, tra “critica” e “antipatriottismo”, finendo così nella solita retorica tra chi ama l’Italia (e quindi accetta in maniera subordinata tutto) e chi la “danneggia” (ovvero chi semplicemente protesta democraticamente per qualcosa che considera ingiusto). Al solito finisce tutto in un “o con noi o contro di noi”, non c’è alcuna apertura al dialogo né tanto meno all’ascolto.
Scontri o no, le Olimpiadi sono già iniziate e gli Italiani sono senza dubbio “con l’Italia”, ma non con chi si impone a tutti i costi, che siano economici o umani.
Redazione La Pagina

