
Dopo quasi un anno di prigionia, iniziata dopo l’assalto di Hamas lo scorso 7 ottobre, sono stati ritrovati il 29 agosto, i corpi di sei ostaggi israeliani in uno dei tunnel della Striscia di Gaza, nella zona di Rafah. Le vittime sono state già identificate e portate in Israele: si tratta di Carmel Gat, Eden Yerushalmi, Hersh Goldberg-Polin, Alexander Lobanov, Almog Sarusi e Ori Danino, avevano tra i 23 e i 39 anni d’età, e sembra che siano stati uccisi poco prima dell’arrivo dell’Idf.
La notizia ha sconvolto tutti, ma soprattutto ha innescato una rivolta popolare ad Israele dove migliaia di israeliani si sono radunati a Begin Street a Tel Aviv, davanti al quartier generale delle Forze di Difesa, per diversi giorni di proteste. A nulla sono valsi gli interventi in proposito di Netanyahu subito dopo la scoperta dei corpi dei sei giovani ostaggi, le scuse alle famiglie delle vittime o l’affermazione che non ci sarà “nessuna concessione”, i manifestanti si sono accaniti contro il governo e, mostrando cartelli con il volto di Netanyahu macchiato con manate di sangue, urlano slogan come “Il sangue è sulle mani del governo”, oppure altrove si legge che “Sono stati assassinati per colpa vostra”.
Dopo il macabro ritrovamento, le speranze che si raggiunga il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza in cambio del rilascio degli ostaggi nelle mani di Hamas si è dissolto, come ha confermato lo stesso Netanyahu durante un’intervista recente. Invece, il primo ministro israeliano ha confermato che ci sono questioni irrisolte oltre il futuro del Corridoio di Filadelfia e che le linee rosse “sono diventate più rosse”. “Mantenere il controllo del corridoio di Filadelfia impedisce a Gaza di tornare a essere un’enclave terroristica iraniana, cosa che potrebbe mettere a repentaglio la nostra esistenza, ma è anche il modo per impedire loro di contrabbandare gli ostaggi durante il cessate il fuoco in Egitto, nel Sinai, dove potrebbero scomparire, per poi finire in Iran o nello Yemen e perderli per sempre”, ha sostenuto Netanyahu.
Eppure poco prima il capo della diplomazia statunitense Antony Blinken aveva esortato Israele e Hamas a finalizzare il cessate il fuoco a Gaza, confermando le valutazioni statunitensi secondo cui il 90% dell’accordo è pronto. “Spetta davvero a entrambe le parti raggiungere un accordo sulle questioni rimanenti”, aveva detto Blinken a una conferenza stampa ad Haiti. “Se riusciremo a raggiungere un cessate il fuoco a Gaza, potremo procedere verso la normalizzazione” tra Israele e l’Arabia Saudita entro la fine del mandato del Presidente Joe Biden, nel gennaio 2025. Ma le sue parole sono state smentite dall’intervento di Netanyahu, durante l’intervista per il programma “Fox and Friends”, nella quale ha apertamente affermato che un accordo con il partito palestinese non è affatto vicino, e che quanto annunciato dall’amministrazione Biden “è inesatto”. “C’è una storia, una narrazione là fuori secondo cui ci sarebbe un accordo… ma è solo una falsa narrazione. Purtroppo non c’è un accordo in preparazione”. Anzi, sembra che il premier israeliano terrà in giornata una “riunione sulla sicurezza nazionale” per organizzare una eventuale risposta di Israele a Hamas dopo l’esecuzione dei sei giovani ostaggi della settimana scorsa.
Nel frattempo Hamas ha pubblicato su Telegram un video di Hersh Goldberg-Polin, uno dei sei ostaggi giustiziati dal gruppo islamista la scorsa settimana. Pare che il video sia stato diffuso con il permesso dei suoi familiari e mostra il giovane ostaggio che invita l’amministrazione del presidente americano Biden a fare tutto il possibile per porre fine alla guerra. Non è l’unico video reso pubblico, prima sono stati pubblicati da Hamas sempre su Telegram quelli di Eden Yerushalmi, Alex Lobanov e Carmel Gat, tre dei sei ostaggi assassinati dal gruppo terroristico. In questi video gli ostaggi accusano il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo governo di aver intenzionalmente ostacolato un accordo sul rilascio degli ostaggi, e quindi di averli lasciati morire per mano di Hamas. Nei prossimi giorni dovranno essere pubblicati quelli di Ori Danino e Almog Sarusi.