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1 January 2026
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Minivocabolario

Paese

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Minivocabolario di Paolo Tebaldi

Spazio di terreno per lo più lavorato e bonificato in cui dimora una collettività con origini, tradizioni, lingua condivise. Altro significato più ampio: Stato, nazione, patria.
«Estensione di territorio di vaste dimensioni, abitato e coltivato, e individuato da particolari e omogenee caratteristiche fisiche e antropoche. L’insieme delle persone che vivono stabilmente su un determinato territorio, accomunate da legami razziali e culturali; popolo, nazione, comunità nazionale. Anche: la vita associata, culturale, economica che tale popolo sviluppa come propria e caratteristica, la volontà politica che esprime.
De Sanctis: «Capite perché poi i partiti finiscano con il non essere più il Paese e perché dopo un certo tempo vi è bisogno di rinsanguarli facendovi penetrare appunto il Paese».
Carducci: «Oltre i termini troppo angusti e circoscritti e non poco incerti del paese legale… esiste il paese reale che non può sopportare di vedere ingannate e turbate le sue aspirazioni da combinazioni ibride e immorali». Soffermiamoci un momento sull’accezione di questa parola che ci richiama al luogo dove siamo nati e abbiamo vissuto. Per la maggioranza di noi emigrati (non quelli di seconda e terza generazione) il paese è appunto la sede della memoria, dei ricordi, dell’infanzia, della fanciullezza, a volte della giovinezza. E’ il posto dove sono maturate le prime esperienze emotive, sensoriali, intellettuali; le prime cotte, le prime illusioni di gloria, dove hanno preso forma i caratteri della nostra personalità in fieri. Poi il nostro modo di vivere, le nostre convinzioni, abitudini, cognizioni, competenze si sono arricchite e completate, noi in Svizzera, altri in Germania, Belgio, Francia, inghilterra e oltre oceano. L’integrazione come «cittadini stranieri», per essere libera, accettata, democratica non può prescindere da una globalità di sentimenti, rimembranze legate al paese d’origine. L’identità è un patrimonio complesso, multiforme, che ci portiamo dalla nascita, lo modifichiamo, lo rimpolpiamo, lo aggiorniamo, ci matura e accompagna il nostro vivere quotidiano. La multicittadinanza è una condizione di eccellenza, di abbandono di pregiudizi, di convinzioni retrograde, di assunzione di una dimensione policentrica della vita, opposta ai limiti e alle ristrettezze mentali del campanilismo, delle chiusure parrocchiali, di concetti legati a tabù e proibizioni da catechismo preconciliare.
La parola paese è ricca di locuzioni e dal vocabolario dei «Modi di dire» di B.M. Quartu ne riportiamo alcune:
«Mandare a quel paese: allontanare bruscamente qualcuno o invitarlo a stare zitto. Usato anche come espressione d’insofferenza, oppure per rispondere negativamente a una richiesta o a una proposta. Spesso scherzoso.
Andare a quel paese: figurato: levarsi di torno; anche abbandonare per sempre una situazione, una persona o un luogo.
Paese che vai… di origine proverbiale, il detto ricorda che ogni paese ha caratteristiche e usanze peculiari e, in senso lato, che su certe cose ognuno fa a modo suo. Sottintende a volte un giudizio di stravaganza che tuttavia si accetta bonariamente. E’ contrazione del proverbio che dice „Paese che vai, usanza che trovi“.
Scoprir paese: propriamente, esplorare una zona. In senso figurato, scoprire le intenzioni nascoste di qualcuno.
Trovar paese: trovare residenza, patria. Trovare un posto adeguato alle proprie esigenze, in cui ci si trova bene realizzando i propri interessi, curiosità e attività in generale. Usato anche per una situazione, un lavoro o altro da cui si trae soddisfazione, guadagno e così via.
Infine, un detto smaccatamente maschilista: «Donne e buoi dei paesi tuoi»: ovvero la moglie che conosci e controlli dalla nascita e della cui verginità sei certo; niente promiscuità, multiculturalità, esterofilia, esotismo, in controtendenza con l’epoca dell’espansione internazionale dei mercati, delle idee, di confini e steccati e in barba alla globalizzazione del XXI Secolo.

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