La prima verità del delitto di Avetrana: ergastolo alle assassine e otto anni a Michele Misseri per occultamento di cadavere
La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Taranto sul delitto di Sarah Scazzi ha confermato in pieno le richieste dell’accusa. Il tribunale ha riconosciuto colpevoli dell’omicidio Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, alle quali ha dato l’ergastolo; ha riconosciuto colpevole, condannandolo a 8 anni per concorso nell’occultamento del cadavere della ragazza e per furto aggravato del telefonino, Michele Misseri. Sono stati condannati per concorso nell’occultamento del cadavere anche Carmine Misseri e Cosimo Cosma, rispettivamente fratello e nipote di Michele Misseri. Il resto delle pene lo citiamo solo per completezza di cronaca: 2 anni di reclusione per intralcio alla giustizia all’ex difensore di Sabrina, Vito Russo; un anno ciascuno per favoreggiamento ad Antonio Colazzo e a Cosima Prudenzano e un anno e quattro mesi a Giuseppe Nigro, con pena sospesa.
Se proprio vogliamo riferirla tutta la sentenza, dobbiamo precisare che il padre e la madre di Sarah, Giacomo e Concetta, hanno ricevuto una provvisionale di 50 mila euro ciascuno (30 mila il fratello Claudio), mentre Sabrina e Cosima sono stati condannati anche a risarcire i danni alla famiglia Scazzi, da stabilire in separata sede.
Ecco, queste sono le nude informazioni sull’esito del processo di primo grado. Ed ora i commenti. I giudici hanno creduto alla tesi dell’accusa, che con dovizia di particolari, testimonianze, intercettazioni, prove telefoniche e riscontri temporali e testimoniali, hanno ritenuto Sabrina e sua madre Cosima le autrici del delitto. L’accusa aveva parlato della gelosia come movente del delitto, ma anche dell’onore che Sabrina avrebbe perso se Sarah avesse rivelato in giro la storia del rapporto sessuale tra Sabrina e Ivano.
Il delitto avvenne nella cantina di casa Misseri, dove Sarah si era recata quel pomeriggio del 26 agosto 2010 per poi andare, insieme a sua cugina Sabrina e ad una loro amica, al mare. Senonché, appena giunta a casa della cugina, Sarah ha trovato Sabrina e Cosima che l’hanno rimproverata a causa di Ivano Russo. Sarah, in qualche modo, è riuscita a fuggire, ma le due donne, in macchina, le sono andate dietro, l’hanno raggiunta e l’hanno costretta a salire in macchina. L’hanno riportata a casa, in cantina, appunto, dove la lite è continuata più furibonda di prima, al punto che Sarah, stretta al collo da una delle due donne e tenuta ferma dall’altra, è morta strangolata.
A questo punto entra sulla scena del delitto anche Michele Misseri, convinto dalla figlia e dalla moglie ad andare ad occultare il cadavere della ragazza. L’uomo lo fa, caricando il corpo di Sarah in macchina. Secondo Michele, portò il cadavere in un suo campo, a circa 15 chilometri da Avetrana, e lo buttò in un pozzo profondo e stretto, chiudendolo con un masso. Secondo l’accusa e i giudici, invece, Michele non fu il solo a disfarsi del cadavere, ma lo fece con l’aiuto di suo fratello Carmine e di suo nipote Cosimo. Lo provano delle telefonate intercorse tra di loro, prima e dopo l’occultamento del cadavere.
Michele Misseri ha fornito più versioni – e tutte contrastanti – dell’accaduto. Alla fine di settembre del 2010 disse che aveva ritrovato il telefonino di Sarah, che consegnò nelle mani dei carabinieri. In seguito al suo fermo, confessò di essere lui l’autore del delitto, compiuto per un raptus sessuale. Aggiunse che violentò la ragazza già morta prima di buttarla nel pozzo dove il corpo fu ritrovato 40 giorni dopo grazie proprio alle sue rivelazioni. Nella seconda versione accusò la figlia Sabrina, che dalla cantina dov’era salì in cucina, dove lui dormiva su una sedia a sdraio, e lo fece andare giù per mostrargli Sarah appena uccisa. In questa versione, Michele disse che sua moglie Cosima non seppe nulla dell’accaduto, che stava in camera sua a dormire. Le successive versioni furono di smentita alla seconda, ma con particolari che non hanno mai convinto nessuno, al punto che Michele da tempo va dicendo che è lui l’unico assassino ma nessuno gli crede, e non gli hanno creduto nemmeno i giudici.
La verità processuale, dunque, è quella descritta e riassunta nella sentenza. Restano tuttavia alcuni aspetti che non sono stati chiariti. Il delitto è avvenuto in casa Misseri – lo si deduce anche dalle versioni di Michele e di Sabrina (Cosima non ha mai parlato) – ma non è mai stata trovata la corda con cui la ragazza fu strangolata. Dei moventi – il raptus sessuale di Michele o la gelosia e l’onore che Sabrina non voleva perdere agli occhi della gente – non ci sono prove se non nella versione di Michele o nelle deduzioni dell’accusa dall’intreccio dei fatti, delle intercettazioni, delle testimonianze. Non ci sono tracce biologiche in cantina: probabilmente, nei 40 giorni di ricerche, i Misseri hanno potuto cancellare tutto con cura. Tuttavia, è certo che la ragazza morì in casa loro, sempre secondo le testimonianze di Michele e di Sabrina che, pur indicando responsabilità diverse, hanno sempre la cantina come teatro del fatto delittuoso.
Insomma, la verità processuale ben può coincidere con la verità reale, ma la non univocità dei racconti potrà essere oggetto di dibattito e anche di esiti diversi nel processo di appello.
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