
Qualche settimana fa alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco di Baviera il Segretario di Stato Marco Rubio dice con tono messianico: “Sotto la guida del Presidente Trump, gli Stati Uniti d’America si assumeranno nuovamente il compito di rinnovamento e restaurazione, spinti dalla visione di un futuro tanto orgoglioso, sovrano e vitale quanto il passato della nostra civiltà. E sebbene siamo pronti, se necessario, a farlo da soli, preferiamo e speriamo di farlo insieme a voi, nostri amici qui in Europa. Facciamo parte di un’unica civiltà: la civiltà occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai legami più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia condivisa, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza e dai sacrifici che i nostri antenati hanno compiuto insieme per la civiltà comune di cui siamo divenuti eredi”; iii) Rubio conclude che gli USA non si rassegnano al declino, anzi: “Per cinque secoli, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Occidente si era espanso: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo. (sic)
I fatti L’operazione “Epic Fury”, iniziata il 28 febbraio 2026 da parte del Cartello Epstein e Israele con attacchi congiunti contro l’Iran, durante le trattative dopo che l’Iran aveva fatto delle concessioni nei negoziati con gli Stati Uniti, si è rapidamente trasformato in uno scontro esteso e incendiario in tutto il Medioriente. Nell’arroganza yankee, fare delle concessioni è dimostrarsi debole, è giustificabile con l’inganno. Israele avrebbe lanciato il primo attacco senza avvertire il suo sponsor criminale. A un mese dall’inizio delle operazioni, diversi Stati mediorientali con basi americane sono coinvolti, e lo stretto di Hormuz è chiuso agli alleati degli aggressori, mettendo a rischio l’economia globale. Continua il ridicolo show del codino biondo che parla di resa incondizionata, di trattative in corso e vittoria imminente condite di balle propagandistiche, che anche un bambino non crede più. Nessuna Blitz-Krieg o Regime Change, pur bombardando con violenza inaudita con l’illusione di “liberare il paese” si è trasformata rapidamente in una logica di guerra totale. La retorica del “libereremo il paese” e della minaccia agli USA a oltre 10’000 km era una farsa: con la stessa furia genocida vista a Gaza, si colpiscono le riserve di petrolio in una città da dieci milioni, rischiando nube tossica e piogge acide. Ecco la vera natura dell’attacco imperialista: nessuna liberazione, ma guerra di sterminio contro dei subumani. Vedi lo sterminio in una scuola di 167 bambine uccise da un missile Tomahawk statunitense. Riportata dai giornaloni a piè di pagina, come danni collaterali di cui politica e media preferiscono sorvolare. Pensa se l’avessero fatto i cattivissimi Ayatollah o il dittatore russo e le vittime fossero state ucraine o israeliane. Non ci indigniamo dell’uccisione di Ali Khamenei, la guida spirituale (il loro Papa) suprema del paese e di sua figlia e moglie, oltre i suoi collaboratori, usando per intercettarli il sistema di raccolta dati IA di Palantir il cui fondatore ha fatto recentemente visita alla nostra Premier Cristiana. Allucinanti le dichiarazioni ai giornalisti dei due compagni di merende e criminali Netanyahu e Trump, che neanche Riina aveva osato, nel nominare l’uccisione dei vari politici e militari come fossero dei trofei e cosa giusta! Per lo stretto di Hormuz, Trump dovrà rivolgersi alla Cina, rivale nella contesa globale, rinviando l’incontro con Xi Jinping previsto a inizio aprile, nel tentativo di guadagnare tempo e logorare l’Iran. Rischiando di indebolirsi ulteriormente e presentarsi a Pechino con il cappello in mano, bisognoso delle terre rare cinesi indispensabili per gli USA. I cinesi hanno però un settore in cui dipendono dall’Occidente, in particolare dagli Stati Uniti, quello dei chips più avanzati, dove le aziende cinesi non sono ancora arrivate. Nel 90% degli impieghi, tuttavia, non c’è bisogno di chips così avanzati. Così, mentre Washington indugia, è la Cina ad attendere e a rafforzare la propria posizione, pronta a dettare le condizioni. Ma l’Iran resiste e senza una frattura interna in cui Israele e USA si sarebbero potuti inserire come soliti fare (vedi Libia, Siria e Iraq). Nessuna rivolta popolare, ma proteste oceaniche contro i nemici criminali e chiusura immediata e resiliente dei ranghi. Commovente vedere le piazze di Teheran gremite di civili, che manifestano contro l’attacco USA-Sionista sfidando i missili che piovono dal cielo. Da noi si scende in piazza solo a comando, avendo tutti famiglia e ormai sedati dal Covid in poi. Neanche se li lasci in mutande scendono in piazza e preferiscono sfogarsi negli stadi o alcuni con le loro mogli o i più codardi al consumismo sfrenato. Per non parlare dei camerieri dei politici che lo fanno per convenienza personale.
Sono già pentiti Nei primi giorni di guerra, Stati Uniti e Israele hanno consumato cinque anni di produzione bellica, con le scorte di Patriot ridotte al 25% del fabbisogno globale. L’obiettivo dichiarato è cancellare l’Iran: eliminare leadership, infrastrutture civili e militari, energia, industria e risorse naturali. Tutto il pretesto del nucleare, dei negoziati o del cambio di regime è stato solo un alibi per una distruzione sistematica, sul modello di Gaza e Libano. Eppure, l’Iran resiste. La sua struttura di potere non è piramidale, ma parallelepipeda: le istituzioni possono agire indipendentemente e reagire anche in caso di decapitazione del vertice. I Guardiani della Rivoluzione e le forze armate, consolidate dopo la rivoluzione, garantiscono la sopravvivenza dello Stato e la difesa del territorio. Israele e USA hanno sottovalutato questa stoica resilienza, progettando attacchi aeri di massa e lancio di missili e infiltrando tramite il Mossad e la CIA gruppi eversivi per creare disordini. Ma la strategia si è presto rivelata sbagliata e ora cercano una via d’uscita senza apparire sconfitti, mentre la logistica militare americana mostra limiti: costi enormi di portaerei, missili e intercettori, sprechi folli. In pratica, Stati Uniti e Israele sono invischiati in una guerra che potrebbero vincere solo a prezzo di distruzione massiva e costi politici e materiali enormi, con centomila riservisti che si rifiutano di andare a combattere Hezbollah. Usraele dà per scontato che gli europei si faranno gradualmente coinvolgere nel conflitto contro l’Iran, e non hanno torto, dato che per l’Europa l’approccio suprematista e colonialista non è una scelta, è un riflesso condizionato. Ciò che la coalizione Epstein e Israele ha sottovalutato è l’ingresso nel conflitto di Cina a Russia, che hanno trasformato le regole sul campo di battaglia: la rete iraniana è ora connessa al sistema satellitare BeiDou, garantendo precisione dei missili e resistenza alle interferenze grazie a oltre 40 satelliti in orbita. Nel quadro del Partenariato Strategico Globale venticinquennale, Pechino ha fornito anche radar a lungo raggio integrati ai satelliti, riducendo significativamente i tempi di reazione iraniani. Ciò giustifica l’eccellente precisione dei missili iraniani e la loro maggiore resistenza alle interferenze. Parallelamente, la Russia ha contribuito trasmettendo le esperienze ucraine sui sistemi occidentali (Patriot, IRIS-T) e sulle tattiche di coordinamento tra sciami di droni e missili balistici, creando un effetto devastante nelle fasi recenti dell’Operazione “Vera Promessa Quattro”.
I tre filoni della mia analisi. Osservazioni raccolte con pazienza, confrontando dati, cronache e fonti storiche e finanziarie. L’obiettivo è dissipare, anche solo per un istante, la nebbia propagandistica che ci presenta un mondo dove il bene (noi) combatte il male (gli altri). Nessun dogma, ma luce su dinamiche raramente analizzate nel loro insieme e destinate a incidere profondamente sulle nostre vite: possibili lockdown energetici, moneta digitale globale e sviluppi che molti riconosceranno come Agenda 2030. Ancora siamo in una dissonanza cognitiva, che il nemico sia al di fuori dei confini europei e che Gli USA siano i nostri alleati e protettori e la Russia e la Cina le minacce.
I fatti e il doppio standard ciò che viene presentato come evidente e universale spesso nasconde selezioni, omissioni e contraddizioni. La narrazione ufficiale sulle guerre, le crisi e le emergenze globali serve a modellare la percezione pubblica, nascondendo la realtà dei meccanismi di potere e dei costi reali delle operazioni militari e politiche.
Un nuovo ordine mondiale l’egemonia non si esercita più solo con la forza militare o la diplomazia tradizionale, ma attraverso sistemi economici, finanziari e tecnologici che ridefiniscono la sovranità degli Stati e la libertà dei cittadini. Gli equilibri globali stanno cambiando sotto i nostri occhi, con nuovi protagonisti che ridefiniscono regole, rotte commerciali e alleanze strategiche.
Un’operazione di ingegneria finanziaria e sociale Guerre, crisi economiche e pandemie non sono eventi isolati, ma strumenti calibrati per spostare capitali, consolidare il controllo monetario e disciplinare masse. Ciò che viene presentato come emergenza giustifica interventi straordinari che rafforzano strutture di potere già iper-indebitate e centralizzate, spesso con effetti devastanti sulle società reali.
I fatti e il doppio standard Trump per il suo secondo mandato prometteva di non coinvolgere gli Usa in nuove guerre, soprattutto in Medio Oriente, considerando che il paese ormai è esportatore netto di energia. Perché, allora guerreggiare contro mezzo mondo? Non per motivi umanitari, ma per interessi economici e politici e di progetto per una grande Israele come scritto in un famoso libro. Una guerra voluta dal capitale finanziario dominante, volta a contrastare la decadenza americana e a mantenere la sua influenza in Medio Oriente. Israele ha giustificato la propria partecipazione come difesa dei propri cittadini da minacce esistenziali, colpendo installazioni missilistiche e militari legate al regime iraniano. (israelhayom.com) Tuttavia, critici e osservatori internazionali sottolineano gli impatti umanitari e geopolitici profondi, sollevando dubbi sul diritto internazionale e sugli obiettivi strategici reali. (britannica.com) Un’ulteriore esempio di doppio standard: l’aggressore viene giustificato come difensore (“azione preventiva”), mentre l’Iran viene rappresentato come minaccioso, nonostante sia il Paese aggredito. Il meccanismo legittima la guerra agli occhi dell’opinione pubblica, minimizzando la responsabilità di Usa e Israele e giustificando azioni che altrimenti sarebbero considerate offensive. Questa guerra va letta anche come strategia di contenimento della Cina, principale concorrente globale degli Stati Uniti, dopo che Washington ha già cercato di assicurarsi influenza in Venezuela, Nigeria e Groenlandia. Controllare il Medio Oriente significa interferire nei flussi energetici destinati all’Asia e limitare l’espansione economica e strategica di Pechino, rafforzando la posizione americana in un’area chiave per l’egemonia mondiale. (geopolitika.it)
Un nuovo ordine mondiale Quello che sta succedendo a Gaza, insieme alle aggressioni al Venezuela e poi all’Iran, non sono episodi isolati, ma il segnale di un cambio di paradigma. Siamo entrati in un nuovo ordine mondiale “dichiarato” in cui le fiabe che ci raccontavano sul diritto internazionale, le istituzioni, i diritti umani – si stanno rivelando come tali. Prima il soft-power con strumenti come USAID e infiltrazioni CIA per ottenere consenso, dichiarando guerre democratiche e missili terapeutici verso gli stati canaglia non allineati. Oggi con stile mafioso i più forti fanno quello che vogliono, minacciando e ricattando o assassinando il leader di paesi sovrani o imponendo embarghi o dazi a chi non obbedisce ai loro desiderata schiacciandoli come scarafaggi. Gli attacchi indiscriminati colpiscono non solo obiettivi militari, ma distruggono tutto: ospedali, scuole, case. E insieme agli edifici i civili di ogni età – medici, giornalisti, studenti, artisti. Anche le risorse fondamentali, come cibo, acqua e medicine, non sono più diritti ma strumenti di controllo, per piegare le popolazioni e costringerle alla resa. Le élite che governano finanza, tecnologia ed energia vivono nel privilegio e nell’impunità; il resto subisce caro vita, bollette e inflazione, con il potere d’acquisto che cresce… nella direzione opposta al portafoglio. Le istituzioni si indeboliscono, l’informazione si distorce, le parole perdono il loro significato e il voto è solo uno spreco di denaro pubblico. Non ci definiscono gli eventi, ma il giudizio che ne diamo. Ignorare è indegno, lamentarsi inutile: ciò che dipende da noi è non cedere alla passività. Forse non cambiamo il corso delle cose, ma possiamo governarci. Resistere basta, non per vincere ma per restare integri: meglio pochi e lucidi che molti distratti. Anche un’ora sottratta all’inerzia è già volontà, un atto di ribellione che accende scintille di pensiero.
Un’operazione di ingegneria finanziaria e sociale su scala globale Mentre i media distraggono dall’orrore a Gaza e dall’Iran, il vero potere resta nascosto: non follia bellica, ma macchina finanziaria globale. Dall’Ucraina a Gaza fino a Teheran, il disordine è amministrato, non subito. La guerra è volontà di potenza travestita da necessità. Con quasi 39 trilioni di dollari di debito federale USA e decine di trilioni nel settore privato, tassi bassi e liquidità infinita non sono un lusso, ma una necessità strutturale. Debito e leva speculativa divorano tutto: capitali verso i Treasury USA, rendimenti compressi, il sistema sopravvive solo creando crisi. L’Iran non è un incidente: è leva, pressione, accelerazione del collasso. Il vecchio vacilla, il nuovo si prepara: JPMorgan Chase, BlackRock, Federal Reserve. Dollaro digitale, stablecoin ancorate ai Treasury, persino Bitcoin piegato a collaterale. Ma il rischio resta: se i produttori di petrolio decidessero di ricevere renminbi (yuan cinesi) o altre valute invece dei petrodollari, il flusso di dollari verso gli USA si ridurrebbe, minacciando la capacità di pagare il debito gigantesco, alimentare al contempo la finanza e l’industria bellica. Non geopolitica, ma ingegneria del dominio. L’uomo, convinto di osservare, è già integrato nel meccanismo. La Silicon Valley, cuore del capitalismo americano, non tradisce Trump né il grande capitale: vuole Stato e imprese intrecciati, e sa che il loro sbocco è la guerra. Profitto, riarmo, energia, high tech: tutto si misura sulla possibilità di guadagno. Le armi prodotte non possono restare ferme; chi conta, come Peter Thiel e Palantir, sostiene serenamente ciò che serve. La guerra nel Golfo alimenta armi e petrolio: Lockheed, Northrop, L3Harris crescono, il petrolio sale, i titoli volano. A guadagnarci sono BlackRock, Vanguard, State Street, padroni delle major; in cambio, i super fondi continueranno a comprare debito USA, di cui detengono già circa il 40%. Il petrolio caro arricchisce i pochi nominati sopra, ma colpisce l’economia USA: inflazione e tassi in salita, l’opposto di ciò che serve a Trump. E se restano impantanati in Medio Oriente, gli USA perdono il fronte asiatico: su Taiwan l’iniziativa sarebbe loro, mentre Pechino aspetta.
Guerra Ai-first Le ultime scorribande belliche mostrano l’IA come arma principale, in scenari sempre più complessi. Eppure, la crisi di Hormuz, che sta colpendo Washington e mezzo mondo, è stata sottovalutata, aprendo una grave falla strategica da considerare sotto diversi livelli, come le fonti citate da CNN e The New Republic: Gli intelligentoni e funzionari USA non avevano pianificato lo scenario della chiusura dello stretto, credendo ingenuamente che fosse più dannoso per l’Iran. In questo bias della “razionalità condivisa”, persino l’AI addestrata sui dati storici, ha previsto solo rappresaglie limitate, ignorando la leva della paralisi economica. L’Operazione Epic Fury non si è affidata a un solo modello, ma a un doppio binario: l’AI per il tecnologico-operativo, i think tank per lo strategico-geopolitico, accumulando diciassette anni di analisi. Claude di Anthropic ha processato migliaia di documenti, mappato la leadership iraniana e simulato decine di migliaia di scenari d’attacco. Gotham di Palantir ha integrato satelliti, intercettazioni, consumi energetici e vie di fuga. Combinati, hanno compresso l’intera kill chain in tempi impossibili per l’analisi umana. Shield AI e Anduril hanno fornito i sottosistemi operativi, droni autonomi e riconoscimento bersagli. Così la l’IA diventa strumento di potenza, ma distante dalla saggezza dell’uomo che cade nella trappola dell’illusione: pensare di conoscere il futuro, mentre il mondo agisce sempre più con logiche che solo gli algoritmi comprendono. Sesso e spie le dimissioni di Joe Kent da direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (Nctc), tolgono ogni dubbio sui veri responsabili dell’attacco all’Iran. In una lettera a Trump, afferma di non poter sostenere la guerra, sostenendo che l’Iran non fosse una minaccia immediata e che il conflitto sia stato avviato sotto pressione israeliana e da una campagna mediatica pro-guerra. I servizi segreti hanno da sempre usato il ricatto sessuale: secondo l’ex agente del Mossad Ari Ben-Menashe, il caso Epstein sarebbe stato un’operazione per compromettere celebrità e figure politiche. In questo quadro si inserirebbero anche le pressioni su Trump, mentre l’indagine dell’FBI contro Kent è un tentativo di screditarlo, segno di un sistema che inizia a mostrare crepe. Gli USA dovrebbero accettare di perdere questa guerra, proclamando ovviamente di aver vinto. Ma per farlo serve anche l’Iran, che oltre alla fine delle sanzioni vorrà garanzie reali, non slogan.
la classe media cade In tutto questo guerreggiare, petrolio e gas salgono senza scarsità reale, e fondi e speculatori ridono, mentre famiglie e risparmiatori soffocano sotto l’inflazione. Agenda 2030: pandemia, lockdown, crisi energetica, guerra in Ucraina, tensioni con l’Iran e il Green Deal europeo, che trasforma “sostenibilità” in profitto. Ora si aggiunge l’IA, pronta a sconvolgere il lavoro, e noi ancora ci illudiamo di contare qualcosa! Pagliacci assassini. Buffoni. Idioti. Si sono impadroniti delle leve del potere per realizzare le loro visioni folli e grottesche, saccheggiando lo Stato per il proprio arricchimento. Verrebbe da fare una risata dionisiaca, feroce e liberatoria: se il mondo è assurdo, almeno possiamo ridere della nostra impotenza.
Mario Pluchino
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