Editoriale

Alatri: storia di un’insensata mattanza di branco

È stata la vicenda più seguita della settimana, quella che ha visto la morte di Emanuele Morganti il giovane 20enne di Alatri. Emanuele è morto nella notte tra 24 e 25 marzo sotto la furia indomabile del branco di ragazzi che lo hanno colpito senza pietà fino a togliergli la vita.
Non è ancora chiaro quanti fossero, ad oggi sono in otto o forse nove gli indagati per l’omicidio del ragazzo e due rinchiusi al Regina Coeli accusati di essere gli autori materiali degli ultimi colpi che avrebbe ricevuto Emanuele prima di morire. Si tratta dei due fratellastri Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Erano ragazzi noti nell’ambiente criminale del posto, avvezzi all’uso di stupefacenti, alcol, spaccio e soprattutto inclini alla violenza, attitudine che non si preoccupavano di nascondere, anzi la sbandieravano ai quattro venti, come si può vedere dalle foto con armi postate sui profili social. Sono loro i maggiori accusati che ora, temendo ritorsioni, sono stati messi in isolamento. I due fratellastri sono stati i maggiori autori della morte del giovane ventenne, ma non sono stati gli unici.
Insieme a loro una ferocia insensata di tutto un gruppo di bestie si è abbattuta su Emanuele. C’è chi ha detto una cosa molto intelligente. La parola ‘branco’ si riferisce solitamente ad un gruppo di animali che si muove assieme per attaccare la preda ed essere sicuro di abbatterla grazie alla potenza che gli viene dal numero maggiore. Sono animali che compiono l’aggressione per nutrirsi, è un atto dettato dalle motivazioni della sopravvivenza. Un branco di uomini non ha certo bisogno di un’aggressione del genere per sopravvivere, o forse sì?
Di cosa hanno fame questi giovani che si sono uniti in branco annullando la propria individualità, la propria coscienza di uomo, a favore degli impulsi più brutali della violenza? La cosa che più stordisce di questa storia è che l’omicidio di Emanuele non ha alcun motivo. È stato un crescendo di violenza ingiustificata perché il ragazzo non ha mai reagito per attaccare, si è solo difeso. Non ha provocato lui il principio della rissa all’interno del locale e quando è tornato indietro non era certo per riaccendere la lite, ma per cercare la sua ragazza. Emanuele è stato una vittima innocente della cieca violenza di un gruppo di carnefici affamati di sangue. È questo che fa più paura. Non è più necessario neanche inventarsi un inutile e assurdo motivo per accanirsi contro qualcuno fino alla morte, basta finire, per caso, nella traiettoria del branco.

[email protected]

foto: Ansa

Articolo precedente

La Roma avvicina la Juventus

Prossimo articolo

Grillo indagato

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *