Salute

Combattere l’anemia

Come prevenire e curare la carenza di emoglobina

L’anemia è una riduzione della quantità totale di emoglobina presente nell’organismo rispetto ai normali livelli fisiologici. In questi casi il numero di globuli rossi non è sufficiente a trasportare abbastanza ossigeno da soddisfare i bisogni dei diversi tessuti e organi del corpo.

La riduzione dell’emoglobina può essere un problema temporaneo o cronico: gravidanza o mestruazioni molto abbondanti o ravvicinate, ad esempio, sono cause ‘normali’ di anemia perché nel primo caso aumenta il fabbisogno di ferro e nel secondo invece se ne può perdere troppo.

Difetti di assorbimento del ferro (come può avvenire in presenza di celiachia o di verminosi intestinale) sono un’altra causa di anemia da carenza di ferro, così come lo sono le perdite di sangue manifeste (ad esempio, da naso, gengive, per emorroidi o ferite) od occulte (quali ulcere gastroduodenali, polipi, tumori del colon).

Tra le cause dell’anemia vi possono essere anche carenze di tipo alimentare, dovute ad una dieta povera di ferro, acido folico, vitamina B12 e vitamina C.

Vitamina B12 e acido folico, in particolare, sono ritenuti particolarmente necessari per la formazione di globuli rossi sani. Anche i sintomi possono essere molto diversi tra loro andando dalle difficoltà respiratorie al mal di testa, dai problemi digestivi all’alterazione del battito cardiaco, dalla sensazione di spossatezza prolungata alla sensazione di freddo a mani e piedi. La corretta diagnosi dell’anemia passa attraverso tre fasi. In primo luogo è necessario effettuare una anamnesi personale e familiare, seguita poi da un esame obiettivo dei sintomi che possono più o meno dipendere dall’ipo-ossigenazione dei tessuti.

Infine si ricorre alle analisi di laboratorio che comprendono esami morfologici del sangue, esami delle urine, esami sierologici ed esame emocromocitometrico.

Se molti tipi di anemia non sono prevenibili con lo stile di vita, in alcuni casi è invece possibile ridurre la probabilità di sviluppare la malattia seguendo un’alimentazione ricca di vitamine, ferro, acido folico e vitamina B12 e adottando alcuni accorgimenti alimentari volti a favorire l’assorbimento del ferro.

In quest’ottica sarà preferibile ridurre le quantità di tè e caffè che ostacolano l’assorbimento del ferro, soprattutto se consumati durante i pasti o nelle loro vicinanze. Nello specifico il tè diminuisce l’assorbimento del ferro del 64%, mentre il caffè lo riduce del 39%: la causa è da attribuirsi all’elevato contenuto di tannini di tali bevande. Allo stesso modo, anche il cioccolato e il vino diminuiscono l’assorbimento del ferro per via del loro contenuto di tannini, mentre i latticini creano lo stesso problema a causa del loro elevato contenuto di calcio.

Da incrementare invece il consumo di arancia e limone e, in genere, tutti gli alimenti ricchi di vitamina C, che contribuiscono a favorire l’assorbimento del ferro. Via libera allora a spremute di agrumi e all’utilizzo di succo di limone per il condimento di insalate e verdure a foglia verde, come gli spinaci, ricchi di ferro di origine vegetale.

I cibi ricchi di ferro includono la carne, sia rossa che bianca, i fagioli, i piselli, i cereali rinforzati col ferro, pane e pasta integrali, verdure a foglie verde-scuro, frutta secca, nocciole e semi. L’acido folico si trova in frutta e verdura fresche, carne, prodotti caseari, cereali per la colazione rinforzati e fagioli. La vitamina B12 si trova abbondantemente nelle carni e nei prodotti caseari. Un chiarimento: esistono due tipi di ferro; il ferro eme e il ferro non eme.

Il ferro eme si trova nella carne e nel pesce (carni rosse magre, tacchino, pollo, tonno, salmone, merluzzo, crostacei, molluschi), è assorbito facilmente e può potenziare il ferro non eme contenuto nei cereali, nelle verdure e nelle insalate. Il ferro non eme viene assorbito più difficilmente, ma il suo assorbimento viene favorito dall’assunzione contemporanea di vitamina C.

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