Salute

Endometriosi: cos’è e come curarla

A soffrirne sono circa tre milioni di donne in tutta Italia

Crampi alla schiena, alla pancia e forti dolori soprattutto in concomitanza con il ciclo mestruale: sono questi i principali sintomi dell’endometriosi, una patologia molto diffusa ma non sempre riconosciuta perché spesso superficialmente e frettolosamente associata ad un normale ‘ciclo doloroso’, a scapito della corretta diagnosi di quella che è una patologia vera e propria che solo in Italia colpisce circa tre milioni di persone, che diventano 14 milioni in tutta Europa e 150 milioni a livello mondiale. Vediamo di cosa i tratta nello specifico.
L’endometriosi, o malattia endometriosica, è una condizione caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in sedi dove quest’ultimo, normalmente, non dovrebbe esserci, cioè al di fuori dell’utero. La parte più superficiale dell’endometrio che fuoriesce dalla cavità uterina continua però ad agire come se fosse normalmente all’interno: ciò significa che ad ogni ciclo mestruale si addensa, si rompe e sanguina, ma non potendo appunto essere espulsa dal corpo, si accumula, creando problemi e provocando dolore. Tipica delle donne in età fertile, tra le cause più probabili dell’endometriosi potrebbe esserci la cosiddetta ‘mestruazione retrograda’, che si verifica se una parte del sangue mestruale fluisce attraverso le tube nella cavità addominale.
L’ipotesi più accreditata a spiegare la malattia è che le cellule dell’endometrio, durante le mestruazioni, risalgano le tube di Falloppio e la cavità addominale. Durante questa insolita migrazione le cellule possono aderire ai tessuti extrauterini e cominciare a proliferare dando origine a focolai endometriosici che cominciano a rispondere al ciclo ormonale. La patologia in esame ha in parte anche una predisposizione genetica: si è infatti osservato che la sua insorgenza è più comune in donne in cui altri membri della famiglia hanno sofferto o soffrono della stessa condizione. La patologia, inoltre, è più frequente nelle donne che non hanno avuto gravidanze. Una delle conseguenze più gravi può essere l’infertilità: non a caso spesso si arriva alla diagnosi di endometriosi proprio cercando di rintracciare le cause di quest’ultima. Mediamente si calcola che fino alla metà delle donne con endometriosi abbiano difficoltà a rimanere incinte. Ma l’infertilità non è l’unica complicazione associata all’endometriosi: spesso la malattia comporta anche una degenerazione ovarica, e in rari casi aumenta il rischio di tumori ovarici.
Per diagnosticare con certezza la malattia bisogna ricorrere alla laparoscopia, nonostante sia un esame invasivo; risonanza magnetica ed ecografie non permettono di evidenziare la presenza extrauterina di tessuto endometriotico, permettendo al massimo rilevare la presenza di cisti o lesioni associate alla malattia. In genere prima di ricorrere alla chirurgia si tenta però di curare la patologia con terapie farmacologiche specifiche, dirette a ridurre i focolai, che agiscono controllando la crescita dei tessuti endometriosici, a meno che non siano presenti cisti e aderenze che richiedano necessariamente l’intervento chirurgico.

 

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foto: Ansa

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