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DESCRIPTION:LA SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI DI BASILEA E L’ASRI DI BASILEA NEL  CENTENARIO DELLA MORTE DI GIACOMO PUCCINI\nPRESENTANO LA CONFERENZA DEL \nPROF. DR. CLAUDIO TOSCANI \nNEL CANTIERE DELL’OPERA.\nGIACOMO PUCCINI E I SUOI LIBRETTISTI \nC’è un momento cruciale per la nascita di un’opera: è quello in cui il compositore coglie il senso dell’azione e le possibilità comunicative di un testo drammatico\, ne coglie cioè la teatralità implicita\, che costituisce la migliore garanzia per un successo universale. Puccini è letteralmente ossessionato\, per tutta la vita\, dalla ricerca di soggetti che rispondano al suo particolare temperamento artistico\, che uniscano la qualità del nucleo drammatico – la capacità di rappresentare un archetipo\, e dunque di imprimersi nell’immaginario collettivo – a una forte carica sentimentale. Ma una volta che nel compositore si è risvegliato l’interesse per un soggetto drammatico\, inizia la fase forse più complessa dell’intero processo creativo: la trasformazione del dramma di parola in un libretto d’opera. \nL’adattamento comporta interventi strutturali di rilievo\, come la riduzione del numero degli atti\, delle scene e dei personaggi\, o la contrazione in un solo carattere di più ruoli del dramma originario; occorre inoltre prevedere momenti di stasi riflessiva\, nei quali gli spunti poetici vengano opportunamente incanalati nell’effusione lirico-canora. Per questo\, la stesura vera e propria del libretto dev’essere preceduta dall’allestimento dell’ordito melodrammatico (un piano generale\, la cosiddetta ‘tela’)\, un’operazione solitamente lunga e laboriosa. In questa fase preparatoria\, Puccini discute ogni questione con i suoi librettisti\, e spesso anche con Giulio Ricordi\, il suo editore; a volte ne accetta i consigli\, altre impone le sue scelte contro il loro parere. In ogni caso è un processo che procede lentamente ed è caratterizzato da continui ripensamenti\, anche quando la stesura del libretto è già iniziata o addirittura terminata. L’incontentabilità di Puccini\, le sue eterne richieste di cambiamenti esasperano i suoi librettisti\, ai quali chiede non solo di fare e disfare\, ma persino di comporre versi che si adattino a musica già scritta. \nLa particolare complessità della collaborazione fa sì che Puccini\, almeno a partire da Bohème\, sperimenti – e poi mantenga – una divisione del lavoro nella preparazione del libretto. A Luigi Illica\, poeta dotato di un solido istinto teatrale\, affida l’incarico di elaborare il piano generale dell’opera; a Giuseppe Giacosa\, poeta elegante e di facile vena\, affida invece la stesura vera e propria dei versi. Lo stesso schema si ripete per Tosca e Madama Butterfly\, e poi ancora per le opere successive\, con altri collaboratori\, sino a Turandot. Indagare il rapporto di Puccini con i suoi librettisti equivale a gettare uno sguardo non superficiale nell’officina di uno dei compositori più amati e popolari dell’intera storia del melodramma italiano. \nCLAUDIO TOSCANI \nClaudio Toscani insegna Storia del melodramma e Filologia musicale all’Università degli Studi di Milano. Autore di saggi sulla storia del teatro d’opera italiano del Sette e dell’Ottocento\, ha curato\, tra le altre\, l’edizione critica dei Capuleti e Montecchi di Bellini e della Fille du régiment di Donizetti\, e lavora attualmente a quella della Bohème di Puccini. È direttore dell’Edizione Nazionale delle opere di Giovanni Battista Pergolesi e della collana Intermezzi napoletani del Settecento. È presidente della Società Italiana di Musicologia. \nScarica qui il volantino
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