Editoriale

La vulnerabilità dei disabili in Italia

Dal 1981 si celebra la giornata internazionale della disabilità, un pretesto per permettere di dare spazio ad una determinata condizione umana, quella delle persone colpiti da handicap e che purtroppo devono lottare anche con il mondo circostante incurante delle loro esigenze. Spesso una persona invalida, disabile, viene quasi considerata un peso per la società che non ne capisce e non ne rispetta le difficoltà. Indimenticabile l’episodio dell’uomo che nel parcheggio di un centro commerciale in Italia ha inferito, con un cartello di pessimo gusto, contro il disabile che lo ha fatto multare perché l’incivile occupava un posto riservato ai disabili.

Questi episodi denotano quanto ancora la società sia indietro rispetto a certi temi. Ma questo non è che un aspetto delle pessime condizioni di vita dei disabili italiani. In Italia vivono circa 4,5 milioni di disabili, di cui oltre un terzo vive da solo. Secondo quanto riporta l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, le condizioni di vita dei disabili italiani non sono tra le migliori: supportati da pochi servizi, assistenza quasi interamente sulle spalle delle famiglie sempre più in difficoltà, livello di istruzione mediamente più basso e grandi ostacoli nel riuscire ad avere un lavoro rispetto alla popolazione generale. Quello che preoccupa di più, secondo gli stessi dati, sono soprattutto le condizioni di “vulnerabilità” di molti disabili, la maggior parte dei quali ha una età superiore a 65 anni e vive nelle regioni del Mezzogiorno: tra gli over-65 il 42,4% vive da solo e non può contare sull’aiuto di un familiare, mentre tra gli over-75 solo un anziano su 10 è autonomo nella cura personale.

Il livello di istruzione per questo gruppo di popolazione risulta mediamente basso: il 70% dei disabili di età 45-64 anni ha al massimo la licenza media. Un altro diritto in parte disatteso è quello al lavoro: la percentuale di disabili tra 45 e 64 anni occupata è il 18%, contro il 58,7% della popolazione generale per la stessa fascia d’età. Inoltre questo ultimo dato ha rilevato differenze di genere secondo cui risulta occupato il 23% degli uomini con disabilità e solo il 14% delle donne. Mancanza di servizi, di istruzione e di lavoro, un quadro talmente allarmante quello esposto dall’Osservatorio che non basterà certo una giornata dedicata ai disabili per riuscire a cambiare una tale condizione. “Possiamo affermare che l’inclusione sociale delle persone disabili è ancora lontana” affermano gli autori dello studio. In Italia, siamo ben lontani dai diritti sanciti nell’articolato della Convenzione Onu del 2009, in particolar modo quelli concernenti il diritto alla salute, allo studio, all’inserimento lavorativo e all’accessibilità degli ambienti.

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foto: Ansa

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