
Cos’è l’ermeneutica se non l’arte di interpretare ciò che appare ovvio? Dal greco hermēneúein, interpretare. Significa attraversare il visibile per coglierne il senso nascosto. Recentemente mi sono imbattuto nel testo di una canzone scritta e cantata da Don Backy e interpretata da Mina e Fiordaliso dal titolo “Sognando”. Il testo racconta delle condizioni di una donna rinchiusa in manicomio negli anni 70 in cui ci si interrogava se chiuderli. La canzone ha un ‘impatto molto forte perché oltre ad ‘umanizzare i “diversi” e socialmente indesiderati, scava nel profondo dell’anima di ognuno di noi che ha o potrebbe avere qualcuno che ha passato questa esperienza. In questo lungo flusso di coscienza, intenso e frammentato, che racconta la condizione di una mente imprigionata, non si tratta solo di una sofferenza individuale, ma di una metafora potente e attualissima. A partire da questa stanza chiusa, il testo propone una lettura ermeneutica della condizione contemporanea: dalla reclusione fisica alla prigionia digitale, dal controllo istituzionale al dominio silenzioso degli algoritmi. Nel finale, questa interpretazione verrà messa in dialogo con il pensiero di Nietzsche, inteso come grande esercizio di sospetto e di smascheramento, capace di interrogare le forme moderne della libertà e perdita di senso.
La mia recensione Dalla reclusione fisica alla prigionia digitale Non servono più mura spesse o camicie di forza per imprigionare, dato che le nuove stanze chiuse sono digitali, silenziose, quotidiane guidate da algoritmi e IA. Come la protagonista, molti vivono senza futuro né presente, in un “adesso eterno”, dato dal tempo sospeso dei social network, dove si scorre senza meta e si consuma il passato degli altri perdendo la percezione di sé nel metaverso.
Le voci: bombardamento informativo e controllo invisibile Le parole “Se sento voci non rispondo e vivo in uno strano mondo dove ci son pochi problemi dove la gente non ha schemi.” Senza risposta possono essere lette come il bombardamento continuo di notifiche, messaggi, opinioni, algoritmi che parlano al posto nostro. In un mondo dove la gente non ha schemi apparenti, in realtà, sono ovunque: invisibili, ma rigidissimi. Dettati dall’alto ci dicono cosa desiderare, cosa temere, chi essere, spegnendo sin dall’infanzia le nostre coscienze.
L’assenza dell’amore e la funzionalizzazione dei legami “Non so che cosa sia l’amore e non capisco il batticuore per me un uomo rappresenta chi mi accudisce e mi sostenta.” Senza amore e batticuore, tutto diventa funzione, utilità, dipendenza, in una perdita dell’autenticità dei legami, sostituiti da rapporti basati sul bisogno, sul controllo, sulla convenienza emotiva. Come effetto di una società che anestetizza i sentimenti profondi e li semplifica, in reazioni immediate da consumare usa e getta, per passare poi ai prossimi effimeri batticuori.
I guardiani: istituzioni, modelli e censura del possibile “Non so che male posso fare se sogno solo di volare io non capisco i miei guardiani perché mi legano le mani.” Le mani legate che impongono un camice, sono il simbolo più forte della manipolazione e della censura. Possono rappresentare istituzioni, sistemi tecnologici, ma anche modelli sociali che decidono cosa è normale e cosa no. Sognare di volare, a immaginare una libertà diversa, viene considerato pericoloso, fuori controllo. E allora va contenuto ed etichettato il nostro spirito libero.
Il ricordo dell’amore nel caos “Le mani forte adesso mordo e per un attimo ricordo che un tempo forse non lontano qualcuno mi diceva t’amo.” Nel caos, resta una crepa luminosa: il ricordo di un “t’amo”, di una voce che un tempo dava senso. La memoria indelebile di un’umanità autentica, non filtrata, non programmata, che a poco a poco quella voce svanisce, e con essa arriva una pace amara: la resa e l’adattamento. L’immobilità “In un addio svanì la voce scese nell’animo la pace ed è così che da quel dì io son seduta e ferma qui” Il testo si chiude con un’immagine immobile:
L’immobilità finale: la vera tragedia “io son seduta e ferma qui”. È l’immobilità di chi ha smesso di lottare, ma anche lo specchio di una società tecnologicamente avanzata che osserva, consuma, ma raramente reagisce, essendo emotivamente sedata ad ingranaggio delle macchine.
Analisi letteraria: denuncia e monologo interiore Non ho voluto raccontare una mente fragile, ma formulare una denuncia. Un avvertimento: la vera prigionia non è quella visibile, ma quella che si accetta senza più interrogarsi. Il testo assume la forma di un monologo interiore frammentato, in cui immagini emotive e mentali riflettono uno stato di profonda alienazione. La perdita dell’identità rende la reclusione insieme fisica e psicologica. La “stanza”, il “lettino”, le “mani legate” e il “camice” richiamano l’internamento, ma assumono valore simbolico di controllo e perdita di libertà. In questo contesto, il sogno e il desiderio di “volare” restano l’ultimo spazio non controllabile, una possibilità di evasione e di elevazione. Anche famiglia e religione emergono come residui di umanità che resistono all’omologazione della tecnocrazia, la quale tende a ridurre l’uomo a semplice ingranaggio, per usare le parole di Heidegger. L’amore come memoria di un “t’amo” lontano, sfumato in un addio. Questo ricordo introduce un momento di umanità e dolcezza, subito però annullato dalla staticità finale. L’amore, come la libertà, appartiene al passato o come una denuncia della perdita di autonomia dell’individuo, schiacciato da forze esterne che ne controllano il corpo e la mente. In chiave contemporanea, la prigionia non è solo fisica, ma mentale e sociale: una condizione in cui l’essere umano viene privato della capacità di scegliere, amare e immaginare un futuro e tantomeno esprimere il proprio pensiero.
Prigionieri invisibili e caverna contemporanea Non c’è ribellione, ma immobilità. È proprio questa assenza di movimento a rendere il testo profondamente inquietante: la vera tragedia non è la sofferenza, ma l’abitudine alla prigionia e all’indifferenza. Sfido ai giorni nostri di identificare una corrente politica o ideologica che possa realmente contrastare il sistema neoliberista globalizzante e socio capitalista della Cina. Come prigionieri invisibili nella caverna platonica sguazziamo spensierati con ebete euforia, credendo che siamo noi depositari del nostro destino.
Un possibile risveglio: trasformare il grigiore Vi è tuttavia un nuovo modo di trasformare tanto grigiore, in bellezza pura e farci danzare come direbbe il filosofo sopra una stella. Non tutto ciò che sentiamo o pensiamo è vero, e non tutto ciò che accade dipende da noi. Impariamo a distinguere ciò che possiamo cambiare da ciò che possiamo lasciar andare. Il tempo non ci scorre addosso: c’è solo questo momento, quello che stiamo vivendo ora. Il passato ci insegna, il futuro non deve schiacciarci. Se ci fermiamo non è per arrenderci, ma per scegliere con calma. Le nostre menti fanno rumore, ma non dobbiamo seguirle sempre. L’amore non è qualcosa o qualcuno che ci sostiene, né qualcosa che ci salva. È stare bene con noi stessi, e poi condividere, se vogliamo. Non possiamo controllare tutto, ma possiamo decidere come reagire. E questo ci rende più liberi, passo dopo passo. Il dolore arriva, fa parte della vita, ma non definisce chi siamo, e non dura per sempre. Non sogniamo per scappare, sogniamo per ricordarci dove stiamo andando. Con i piedi per terra possiamo sentirci leggeri anche in mezzo alle difficoltà. La serenità non fa rumore, non promette miracoli. È sapere dove siamo anche quando tutto intorno sembra fermo. Non siamo bloccati. Siamo qui, insieme. E da qui possiamo andare avanti, ognuno a modo suo, ma con lo stesso passo verso la libertà.
Confronto con la realtà contemporanea Per noi cittadini e umani abitanti del mondo ed estraendo dai contenuti del testo di Don Backy, ho identificato tre temi su cui riflettere: intelligenza autonoma, perdita di significato e dipendenza energetica. Da anni nei miei scritti tento di divulgare ciò che ho previsto e già sta accadendo.
1. Collasso dell’attenzione o “Alzheimer culturale”. Le persone smetteranno di pensare a lungo termine con un orizzonte di pianificazione passato da 30 a 3 anni. Non si pianifica e costruisce ma si aggiorna soltanto. Alcuni studi del MIT mostrano che la generazione dopo il 2000 mantiene l’attenzione per soli 8 secondi.
2. L’intelligenza artificiale progettata da e per il sistema, smetterà di essere subordinata a semplice strumento di supporto, ma inizierà a correggere l’uomo, e non il contrario e la logica lineare sarà un ricordo. Non solo da parte degli algoritmi la gestione dell’attenzione, scelta dei partner, cibo e pensieri, ma una rivolta delle macchine e una lenta perdita della libertà di scelta.
3. Dipendenza energetica della civiltà. L’uomo diventa sempre meno capace di vivere senza elettricità e la rete anche per un giorno. Quando l’energia diventerà valuta, controllarla sarà potere. Ritengo che oggi il rapporto uomo–energia supererà, e tutto ciò che non è autonomo scomparirà. Dovremmo metabolizzare il significato. «La tecnologia è più potente di noi, ma non più intelligente.” Avere obiettivi non dettati dagli algoritmi» e capire l’importanza di essere umani prima che i sistemi inizino a vivere per noi, preferendo di vivere nel possibile ancora in forma analogica in simbiosi con la natura e le persone.
Abituarsi alle emergenze A questo punto i conflitti non sono più soltanto una decisione politica esterna ma diventano uno stile di vita di responsabilità collettiva. Perché, quando una società si abitua all’idea che lo “sforzo” deve essere permanente, tutto il resto viene riscritto: il sacrificio diventa virtù, la compressione dei diritti diventa “necessità”, la critica diventa “irresponsabilità”. E la propaganda migliore è sempre quella che si presenta mascherata come procedura o algoritmo: non discutere, non dubitare, non guardare il costo sociale, limitati a prendere atto che “non c’è alternativa”.
L’ermeneutica come pratica di vita L’ermeneutica consiste nel comprendere la realtà attraverso la scoperta di sé, trasformando convinzioni e pregiudizi in pensieri neutri ed empatici. Studia come interpretiamo testi, discorsi, azioni ed eventi considerando contesto, intenzione, lettore e tempo storico-culturale. Senza perdere il senso profondo della realtà agendo con superficialità come oggi osservo. Applicata correttamente, l’ermeneutica è uno strumento potente per capire meglio le persone e le situazioni quotidiane. Non è mai neutrale: ogni interpretazione è influenzata dal nostro bagaglio culturale, dalle esperienze e dal contesto, sia esso sociale, storico o emotivo. Per comprendere fenomeni complessi — dalle valute digitali all’IA o alla geopolitica — occorre considerare insieme il quadro globale e i dettagli. Applicare l’ermeneutica alla vita quotidiana significa allenare la capacità di leggere oltre il senso immediato delle parole o delle situazioni. Se aumentano i prezzi energetici e salgono le bollette, sarà la conseguenza delle politiche subordinate agli eventi che riguardano la guerra in corso in Europa e il mancato flusso di gas russo, che dando il monopolio alle compagnie petrolifere e la borsa speculante dei prezzi del greggio, ci fanno capire l’informazione distorta che viene presentata dai media e dalle dichiarazioni dei politici. A volte una critica invece di essere fonte di conflitti può diventare costruttiva e l’ermeneutica ci insegna a interpretare il contenuto considerando anche le intenzioni dell’altro e il contesto. Siamo continuamente esposti a informazioni attraverso giornali, social network, blog e media vari. Per i virtuosi che ancora leggono e approfondiscono le vicende sociali o geopolitiche, sul clima e le nuove frontiere della scienza, si dovrà considerare chi l’ha scritto, in quale contesto, e con quali possibili pregiudizi come chi lo finanzia esponendoci a interpretazioni superficiali o distorte. Nel rapporto con noi stessi l’ermeneutica gioca un ruolo fondamentale. Spesso reagiamo alle emozioni e agli stimoli esterni senza riflettere sulle cause profonde. Ovunque nel mondo, la società e in una condizione di perpetuo conflitto. Da una parte i potenti gli straricchi, e dall’altra i lavoratori. Tutti a competere con invidia, per un bene materiale in più, una posizione migliore, uno stipendio più congruo alle necessità sempre in aumento, più potere e maggior prestigio da esibire. La guerra, la violenza e tutte le forme di conflitto esterno sono l’amplificazione del conflitto interno di ciascuno di noi.
L’amore come apertura e l’ermeneutica come strumento Nella canzone, Don Backy parla dell’appartenenza come di un bisogno profondo: sentirsi parte, riconosciuti, non soli. È una promessa di senso, quasi di salvezza. Ma proprio lì può nascere una frattura. Quando l’appartenenza diventa identità — “io sono questo” — il confine è già tracciato. Da quel momento l’io vuole durare, essere confermato, difeso. Ogni lotta nasce quando questa storia chiede continuità. Ciò che nella canzone appare come rifugio può trasformarsi in vincolo: l’identità protegge, ma divide. L’ermeneutica ci ricorda che non esistono fatti puri, ma interpretazioni. Anche l’io è una lettura appresa, una narrazione che prende forma nel tempo. Il conflitto nasce quando questa interpretazione si irrigidisce e smette di ascoltare. Comprendere non significa correggersi, ma leggere più a fondo ciò che accade. In questo spazio di comprensione, il bisogno di dominio si indebolisce. Dove l’io perde centralità, il conflitto non trova più appiglio. L’amore, allora, non è possesso né appartenenza, ma apertura. Non chiede conferme, non difende confini. È uno sguardo che accoglie senza interpretare per separare. Forse, oltre la canzone e oltre l’identità, resta proprio questo: un modo di comprendere che unisce, e un amore che non ha bisogno di appartenenze per esistere.
La vita come testo da interpretare Fermarsi a chiedersi “Perché mi sento così?” o “Quali esperienze passate influenzano questa mia reazione?” permette di comprendere meglio le proprie emozioni e scegliere risposte più equilibrate. In questo senso, la vita stessa diventa un testo da interpretare, dove ogni gesto, scelta o emozione ha un significato da esplorare. La mia applicazione fedele all’ermeneutica per vivere nella società contemporanea, con efficacia e serenità è l’applicare queste strategie pratiche:
1. Curiosità costante: chiedersi sempre “Perché?” e “Qual è il contesto?” prima di giudicare un’azione, una parola o una situazione.
2. Empatia attiva: provare a mettersi nei panni degli altri, cercando di capire emozioni, bisogni e motivazioni nascoste.
3. Pause riflessive: evitare reazioni immediate a messaggi, social o conflitti, prendendosi il tempo per interpretare correttamente le informazioni.
4. Consapevolezza dei pregiudizi: riconoscere come il proprio passato, la cultura e le esperienze influenzino la comprensione della realtà.
Con queste strategie si può affrontare la vita quotidiana trasformando situazioni difficili in opportunità di dialogo, crescita e relazioni autentiche. Non reagendo a ogni stimolo, ma interpretandolo e comprendendone il senso profondo, si può trasformare stress e conflitti in occasioni di sviluppo. Nelle relazioni amorose e personali, l’ermeneutica permette di vivere intensità senza prepotenza, passione senza possessività e conoscenza senza arroganza.
Nietzsche: lettura ermeneutica
1. Prospettivismo Per Nietzsche non esistono verità oggettive e assolute, ma solo interpretazioni. Ogni conoscenza dipende dalla prospettiva di chi interpreta, condizionata da istinti, interessi e condizioni storiche. La verità è quindi una costruzione umana, non un dato neutro.
2. Genealogia dei valori Nietzsche interpreta la morale attraverso un’analisi storico-critica.
I valori di bene e male non sono eterni, ma nascono da rapporti di forza:
- morale dei signori → affermazione della vita
- morale degli schiavi → risentimento e negazione della vita (esempio: morale cristiana)
3. Sospetto e smascheramento Ogni sistema filosofico, morale o religioso è interpretato come una razionalizzazione di istinti. La coscienza non è autonoma, ma dominata da pulsioni profonde.
Nietzsche smaschera le morali come strategie di potere.
4. Volontà di potenza La realtà è un continuo conflitto di forze è il principio interpretativo fondamentale:
- ogni interpretazione è espressione di una forza
- conoscere significa imporre una forma al mondo (Non esiste un senso ultimo della realtà)
5. Critica della verità e del linguaggio Il linguaggio non rispecchia la realtà, ma la semplifica.
I concetti sono metafore irrigidite. La verità è una finzione utile, che serve alla conservazione della vita.
6. Nichilismo e trasvalutazione La morte di Dio segna il crollo dei valori tradizionali. Il nichilismo è la crisi di senso della modernità e con la trasvalutazione dei valori ne crea di nuovi che affermano la vita.
7. Oltreuomo ed eterno ritorno
- Oltreuomo: colui che crea nuovi valori, accettando il carattere interpretativo del mondo.
- Eterno ritorno: prova suprema di affermazione della vita, accettata senza risentimento.
Sintesi conclusiva Il pensiero di Nietzsche è una grande ermeneutica del sospetto: smaschera, interpreta, destruttura e invita l’uomo a diventare creatore di senso. Chi riesce a farlo non evade dalla stanza chiusa: la fa esplodere. Non cerca libertà come protezione, ma come esposizione. Non chiede senso, lo crea. In un mondo che funziona perfettamente, l’atto più sovversivo resta pensare. E, soprattutto, volere.
Mario Pluchino
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