
Quanto è green il GNL? L’esecutivo, senza nessuna consultazione parlamentare, facendo leva sul caro bolletta e sulla necessità della transizione green, sembra ignorare gli altissimi costi del gas naturale liquefatto e sui danni ambientali connessi alle tecniche di estrazione. Secondo il centro studi francese Carbone 4 le emissioni di CO2 sono due volte e mezzo maggiori rispetto a quelle emesse dal gas che arriva via gasdotto, delle quali il 21% dalle fasi di liquefazione, trasporto e rigassificazione, tutti passaggi in più rispetto all’impiego diretto del gas naturale aeriforme. Oltre l’impatto catastrofico della tecnica “Fraking utilizzata per l’estrazione del gas, si aggiungono i possibili incidenti e rischi. Basti ricordare il caso della stazione di Viareggio di 13 anni fa, in cui vi erano una ventina di vagoni contenenti gas liquefatto. Moltiplicando le bettoline che si occupano di prelevare il carico delle navi gasiera e ipotizzando che ciascuna abbia una sua capacità di carico di 10 mila metri cubi (circa 3,5 bombe di Hiroshima per bettolina) ne serviranno 17 per svuotare il mostro (170 mila metri cubi) parcheggiato giorno e notte nel porto di Piombino. Un porto relativamente piccolo ma con un traffico intensissimo (i cittadini dicono no rigassificatore). E pensare che nel 2018 la commissione dell’ambiente della Camera dei deputati, insieme ad ‘altri paesi europei, aveva approvato una risoluzione che escludeva ogni tipo di attività legata al Fraking. I governi sostengono un ambientalismo/ecologismo di facciata. Il cosiddetto greenwashing altro non è che una strategia di marketing finalizzata a costruire un’immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Sverniciando di “green” i propri prodotti e/o dei processi di lavorazione, spesso allo scopo di far abbassare l’attenzione sugli eventuali difetti del prodotto stesso o di attività tutt’altro che etiche per la realizzazione. Come l’accaparrarsi lauti compensi di risorse pubbliche, avvantaggiati dall’omertà di stampo mafioso che dilaga impunita. Le attuali rinnovabili non consentono una produzione energetica idonea a coprire il fabbisogno dell’industria, dei servizi, dell’artigianato, dei trasporti, della sanità, o i consumi civili, per discontinuità, non programmabilità e scarsa resa alla fonte. È in arrivo una nuova finestra di Overton sul nucleare, che convincerà noi glebe disperata e impoverita, con l’uso della neolingua martellante: necessaria, sostenibile, pulita, conveniente, occupazione, stabilità politica, basse emissioni CO2. Nel caso di proteste sono disponibili le parole: chiusura imprese, povertà, blackout, razionamento, rischio perdita della proprietà e altre cose inaccettabili.
Putin ricatta l’Europa? Premesso che allo stato attuale, la formazione del prezzo del gas naturale non dipende dalla reale domanda o offerta dello stesso. Non vi è scarsità di gas, avendo molti paesi sufficienti riserve e non vi è al momento nessuna interruzione o diminuzione delle forniture da parte di Mosca. La crisi è data dall’aumento determinato dal trading (acquisto e vendita di titolo finanziari) su contratti derivati (contratti a termine di una determinata quantità a un prezzo e a una data prefissati). Il gas scambiato realmente è però solo una minima parte. Il resto è opera della “mega-macchina” estrattiva di valore, fatta di scambi virtuali a mezzo di contratti future più e più volte negoziati. Si specula sul prezzo, senza alcuna consegna della materia prima alla scadenza del contratto. Soldi per fare soldi, a prescindere dai rapporti economici reali e dalla reale dimensione del mercato, avvelenando i pozzi con la narrativa della crisi bellica, provocata dal macellaio Putin. Dovremmo chiederci come le democrazie occidentali possano sostenere lo scontro con l’autocrazia russa, se non riescono a tutelare i propri cittadini contro la finanza speculativa? La politica attuale che in blocco ha votato per le sanzioni e l’invio di armi all’Ucraina, potrebbe fare molto per ricondurre la finanza ad un ruolo subordinato all’economia. Ma il neoliberismo ha annichilito la politica sostituendone i suoi rappresentanti, e rendendo il Sacro Occidente un dispositivo automatico di macchina lobbistica. Questo non escluderà conflitti interni alle oligarchie, anzi, gli scontri tra lobby d’affari sono più cruenti delle diatribe ideologiche. Vallo a spiegare a
Paperino con le bollette in mano.

Usando la metafora di Paperino che prende le botte in testa, e nel ridere delle sue disavventure, il cittadino in realtà ride inconsapevolmente della propria condizione. È palese il paragone tra Paperino, personaggio che subisce ogni angheria senza mai accennare al dissenso, e l’atteggiamento assunto dai popoli negli ultimi anni. Sempre col capo chino, e costretto alle peggiori restrizioni, come i poveracci nella realtà, ricevono la loro buona dose di botte così anche lui impara ad abituarsi alle proprie. In questa società del godimento senza limiti, il papero sopravvive speranzoso ed ebete euforia che non perderà i pochi previlegi ancora rimasti.
Ma adesso ci penserà la Ducetta, che riempie di speranza il papero sfigato citando San Francesco: “Comincia a fare quello che è necessario, poi quello che è possibile e alla fine ti scoprirai a fare l’impossibile. È quello che abbiamo fatto noi”. Concludendo commossa “Questo è il tempo della responsabilità, questa una notte di orgoglio e riscatto“. Forse Paperino, non sa che la prassi abituale per ogni nuovo Premier italiano (Cominciò De Gasperi) è per prima cosa di prendere un aereo diretto a Washington? La Meloni ha fatto meglio, con passo deciso e smagliante a inizio “operazione speciale” da parte della Russia in Ucraina, si è presentata alla grande convention dei Conservatori in Florida. E mentre il pubblico dalla platea urlava “Go Giorgia!”, lei sorrideva citando gli antichi romani: “Si vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace, prepara la guerra. Di facciata e dilettantistici i commenti dei giornali esteri nel dopoelezioni, che parlano di pericolo fascista ignorando, le dichiarazioni atlantiste della leader dei conservatori europei. Il papero è confuso ma tranquillo, dalle dichiarazioni della Casa Bianca che essendo le elezioni italiane affari loro e non degli elettori avvertono in stile mafioso: “Chiunque diventerà il nuovo primo ministro italiano, il presidente americano ‘‘dovrà avere una conversazione precoce e prendere le misure di quella persona”. E il rincaro delle bollette pensa ansioso Paperino, ci penserà la Ducetta? Dallo stato sovranazionale chiamato UE interessa assai poco che un governo sia quasi fascista o meno. L’importante è che si adegui alle scelte fatte da Bruxelles (sulla guerra, l’austerità, le privatizzazioni, il taglio del debito pubblico, PNNR ecc.). Oppure «abbiamo gli strumenti per ricondurlo all’ovile», risponde con gelida minacciosità Ursula von der Leyen. Mi chiedo fino a che punto il cittadino Paperino potrà resistere avendo assimilato il verbo della resilienza? Potrà la resistenza che è silenziosa, ferma, ostinata sulla propria posizione, dura come sasso, là dove la resilienza è flessibile, adattabile, fantasiosa, avere la meglio? Paperino pensa che la resistenza non fa per lui, che è dei forti, cose o uomini che siano, e si avvia da Zio Paperone per un prestito per potere pagare le bollette e il carovita non più sostenibili.
Conclusioni Stiamo andando verso un autunno molto caldo (per alcuni freddo), e giocando da mesi con il fuoco, vedo all’orizzonte, proteste sociali, desertificazione industriale e recessione. A una crisi produttiva se ne potrebbe accompagnare una finanziaria che peggiorerebbe enormemente la prima. Non dovremo scegliere fra i condizionatori e la pace ma aspettare per capire se nel nostro futuro ci sarà la recessione o una guerra mondiale. Sono convinto che se le elezioni in Italia si fossero fatte a dicembre, il quadro politico sarebbe stato completamente diverso, per un semplice motivo. Perché a fine settembre arrivano le bollette che segneranno ciò che sarà l’inizio dell’autunno. Di conseguenza le forze politiche antisistema si sarebbero potuto organizzare e proporre meglio, e vi lascio pensare chi avrebbe votato il cittadino. Nel prossimo intervento mi occuperò dei beneficiari, dell’ennesima emergenza e del programma del nuovo governo, che chiamarlo nuovo sembra un eufemismo.
Mario Pluchino
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