Editoriale

Tra fughe, foto, assurde polemiche e speranze effimere, l’infanzia muore

E mentre una Barbie viene camuffata in kamikaze, ma è subito scoperta, un altro bambino ha concluso i suoi giorni troppo presto e in un modo terribile, innaturale: per mano di una follia umana che non ha eguali. Adesso tutti parlano di Julian Cadman, il piccolo bimbo australiano di 7 anni che è rimasto coinvolto nella strage di Barcellona. Prima di lui un altro bimbo di soli 3 anni aveva subito la stessa triste sorte nello stesso attentato, Javi Martínez. Il bambino spagnolo era insieme alla mamma e allo zio di quest’ultima – entrambi morti – quando il furgone guidato dal terrorista che ha sconvolto la capitale catalana lo ha travolto. Mentre però il piccolo Javi era stato subito riconosciuto e dichiarato morto, per Julian le cose sono andate diversamente lasciando sperare per qualche tempo in un epilogo diverso. Inizialmente si credeva, infatti, che Julian era rimasto ferito ed era dato per disperso, facendo accendere l’effimera speranza ai parenti di poterlo riabbracciare presto. Purtroppo quella speranza si è spenta dopo poco tempo, quando Julian è stato riconosciuto tra le vittime e dichiarato ufficialmente morto.

Nel frattempo è emersa l’assurda polemica che è stata definita: “ipocrisia iconografica” e che riguarda la diffusione a suo tempo della foto del piccolo Aylan, morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, e vittima di uno dei tanti naufragi di migranti. Si tratta di un’immagine che si è fortemente impressa nella mente di tutti quanti perché mostrava la cruda realtà del corpicino senza vita del bimbo adagiato sulla spiaggia, una scena forte che ha scaturito riflessioni o commenti di disgusto e di contrarietà agli eventi che hanno causato la morte del piccolo. Adesso l’immagine è tornata alla ribalta, ma per un altro motivo. C’è chi ha accusato l’opinione pubblica e i vari media di aver espresso maggior sgomento su quell’immagine ed evento, mentre un’immagine analoga ma verificata in un contesto diverso, cioè il corpicino di Javi sulla Rambla spagnola, sembra essere stata insabbiata dalla prima. C’è chi sostiene che “la foto di Aylan ha provocato una profonda riflessione politica sulle tragedie dei migranti e non si capisce perché un piccolo ucciso dai terroristi, invece, debba restare sconosciuto e non debba, come l’altro, farci riflettere”. Ad affermarlo è il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri gridando a gran voce “Basta con l’ipocrisia iconografica”.

Davvero è necessario fare polemiche su quale foto e quale morte suscita maggiore sgomento? La morte di Aylan e la morte di Javi, non sono così diverse perché entrambi innaturali, crudeli e ingiuste, scaturite da questa follia umana che genera gesti senza nessun tipo di logica o di giustificazione.

Il primo era un fuggitivo, scappava dal pericolo, anche se forse non aveva ben capito cosa stesse succedendo intorno a sé. Il secondo non sapeva neanche di essere in pericolo. Ma entrambi sono morti, innocenti, per una guerra che si sono trovati a subire senza neanche capirne il motivo, come è avvenuto anche a  Julian e a tutti quei bambini vittime di questa guerra per i quali non riusciamo che provare dolore, sgomento e rabbia, seppur non per forza manifesta, siano essi bimbi che vengano dal mare o che passeggino tranquilli con la propria mamma.

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