Esteri

Turchia verso le elezioni

Erdogan: “se rieletto revocherò lo stato d’emergenza”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha assicurato che lo stato d’emergenza in vigore dal fallito colpo di stato in Turchia del luglio 2016 sarà revocato immediatamente se rieletto alle elezioni del 24 giugno. “La prima cosa che faremo, a Dio piacendo, sarà di revocare lo stato d’emergenza”, ha detto il presidente in un’intervista televisiva. Fino a poco tempo fa, Erdogan sosteneva che questo regime eccezionale, criticato dall’opposizione e dalle organizzazioni per i diritti umani, sarebbe stato revocato solo con la totale eliminazione nel Paese della “minaccia terroristica”. Ma la scorsa settimana, in una campagna elettorale che sembra più difficile del previsto, aveva già detto che questa “potrebbe essere una questione” da sollevare dopo le elezioni. Tuttavia, Erdogan ha anche precisato che “revocare lo stato d’emergenza non significa eliminarlo totalmente o tornare indietro”. “Se vedremo del terrorismo, prenderemo di nuovo le misure più restrittive”, ha aggiunto.

Crolla lira

Intanto questo terremoto dell’economia turca generato nelle scorse settimane dal crollo inarrestabile della lira turca di fronte al dollaro non sembra attutirsi. La Banca Centrale ha deciso di aumentare i tassi di interesse al 17,5%, nonostante le forti resistenze del presidente Recep Tayyip Erdogan, creando una momentanea distensione. La banca ha aumentato di 4,25 punti percentuali i tassi nell’arco di un solo mese, sorprendendo molti analisti che lo hanno interpretato come segnale di una minore interferenza politica – sempre più temuta – nelle politiche monetarie del Paese da parte del presidente turco.

Ma mentre Ankara si prepara al doppio appuntamento elettorale del 24 giugno – anticipato da Erdogan di 15 mesi – l’economia turca continua a dare segnali di allarme. La lira ha perso nell’inizio dell’anno circa il 16% di valore rispetto al dollaro e non sembra riuscire a riprendersi. L’inflazione è al 12,5%, mentre il deficit delle partite correnti – il “male” dell’economia turca per eccellenza – continua a crescere in maniera esponenziale, passando da 8,4 miliardi di dollari del primo quadrimestre 2017 a 16,4 miliardi di dollari in quello del 2018.

Gli esperti sottolineano che le società turche avranno grandi difficoltà a pagare i debiti contratti all’estero a causa della svalutazione della lira. Allo stesso tempo, in seguito alla decisione della Banca centrale, anche i costi dei crediti in lire turche saranno molto più alti, come gli stessi costi di produzione, che risultano essere aumentati del 20-30%. Il professor Hayri Kozanoglu, in un’intervista alla Deutsche Welle turca, sottolinea che i debiti in valuta estera delle compagnie private turche ammontano a circa 223 miliardi di dollari, da rendere per metà a banche nazionali e per l’altra metà a creditori esteri.

Per contro, il governo turco si vanta della crescita del 7,4% registrata nel 2017. “Anche il 2018 è partito alla grande e nonostante gli attacchi economici e gli inganni continueremo a crescere su solide macro-basi”, ha scritto in un tweet Erdogan. Ma diversi economisti sottolineano che una tale crescita non è sostenibile. “Perché va di pari passo con un deficit del 7% delle partite correnti e un’inflazione che supera gli obiettivi prospettati di 7 punti percentuali”, commenta l’economista Ugur Gurses su Hurriyet. A ciò va aggiunta la limitata sofisticazione nelle produzioni domestiche, e il fatto che la maggior parte delle esportazioni riguardano prodotti agricoli e manifatturieri a medio e basso contenuto tecnologico, a fronte di un vasto consumo interno che si basa su beni di importazione.

Askanews

foto: Ansa

Articolo precedente

Oltre 7 mld Usd incassati da trafficanti di migranti

Prossimo articolo

Un eletto dall’America latina nella compagine di governo cinque stelle leghista

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *