Interviste

Voi chiedete…Nino D’Angelo risponde!

Per il suo tour “il Concerto 6.0” Nino D’Angelo canterà a Zurigo e Lugano. I suoi 60 anni, la sua carriera e anche qualche aspetto personale: dopo le domande poste da noi, abbiamo scelto le migliori domande che ci avete inviato voi!

Hai festeggiato i tuoi 60 anni allo Stadio di San Paolo a Napoli tornando Quel ragazzo della Curva B, che emozioni hai provato?
Che emozione! È come se tutta la tua vita ti passasse davanti agli occhi e tu ti fermi a guardare ogni immagine con tutto il tempo che hai addosso. Il ricordo di mio nonno che mi portava a vedere le partite del Napoli sulle spalle, un Napoli che allora non vinceva mai, perché non era forte come adesso.
È stata un’emozione. Una gioia con un velo di tristezza, perché poi penso al tempo andato via, alle cose che non ci sono più, alle persone che non ci sono più, e che quindi non hanno potuto esserci a questa mia festa! Insomma, un momento tra gioia e un po’ di malinconia.
E dalla Svizzera che emozioni ti aspetti?
Devo dire che a Zurigo mi sento quasi a casa, anche se manco da circa quattro o cinque anni. Ho fatto tante di quelle serate a Zurigo e nei dintorni, ho cantato in diversi posti, c’è una fascia di ascoltatori che mi ama proprio. Infatti, che si faccia una tripla data succede solo una volta nella vita. Zurigo è stata la mia prima città all’estero, mi ha aperto le porte in tutta l’Europa negli anni ‘80. Zurigo è una città molto europea, la si conosce in tutto il mondo,è tipo un esame quando ci vai: secondo me, se hai successo Zurigo, piacerai in tutta l’Europa. Poi ho conosciuto Denis della Dema Agency che ha creduto in me, in questo mio progetto che mi sta dando una bella mano.

Nella tua carriera hai collaborato con tanti grandi artisti, c’è però qualche collaborazione che ti piacerebbe ma non si è ancora realizzata ?
Mi sarebbe piaciuto collaborare con Pino Daniele, ho cantato con lui ad una sua festa, ma fare proprio un progetto insieme a lui mi sarebbe piaciuto. Il sogno sarebbe stato Peter Gabriel. Peter Gabriel è un musicista che mi ha arricchito in questi anni. Quando ha iniziato a fare musica ha arricchito tanti artisti, tra questi me, mi piacevano molto le cose che faceva. Era meraviglioso, infatti l’ultimo Nino D’Angelo ha appreso qualcosa da lui. Sono un’amante dei suoi suoni, mi ha fatto capire che con i suoni si può parlare in tutto il mondo. L’unico linguaggio universale è il suono e poi non c’è niente.
In futuro mi piacerebbe collaborare con tanti giovani, fare un progetto tutto napoletano con tanti cantanti napoletani, è quello il mio genere. Mi piacciono tanti cantautori come De Gregori o come anche Lucio Dalla, ma con la musica pop non ci azzecco niente.
Manuela Salamone

 
Cosa consiglia Nino D’Angelo ai giovani artisti di oggi? Cosa ci vuole per avere successo?Pino da Zurigo

Ci vuole soprattutto il talento e la passione. Ci vuole anche un po’ di fortuna e poi carisma, è qualcosa che o ce l’hai addosso oppure no. È importante mettere davanti la passione e il talento e non mollare ai primi ostacoli. Non è facile arrivare per nessuno quindi ci sono dei giorni in cui tutto ti sembra facile e in altri tutto difficile. Quando ci sono quelli facili, devi stare con i piedi per terra, quando invece è un momento difficile bisogna farsi coraggio, perché le difficoltà si possono superare.
Come mai nel tuo nuovo progetto discografico di prossima uscita, il secondo disco dedicato a quelli che tu definisci insuccessi, li riproponi in versione originale e non in versione riarrangiata anche solo acustica, pianoforte e voce/chitarra e voce? Roberto da Fano

A me non piace riproporre un brano che nasce in un modo e che viene riproposto in un altro modo. Rimetto dei pezzi sul mercato che non hanno avuto successo proprio perché sono belli così come sono. È un regalo che faccio ai miei fan e a quelli che non mi conoscono. Perché i miei fan conoscono anche gli insuccessi. Però ci sono persone che magari di canzoni mie ne conoscono poche, per cui è come se questa compilation fosse un regalo per loro. Canzoni come “’O pate” o “Vita” sono molto belle così come sono fatte, non so come sarebbero riarrangiate, se avessero la stessa bellezza. Non è per risparmiare, perché ritengo che i brani siano belli così come vengono fatti la prima volta. Non trovo che ci siano pezzi rifatti che sono meglio degli originali.
Qual è una giornata tipo di Nino D’Angelo? Linda da Berna

Io sono una persona abbastanza semplice, non sono una persona a cui piace il lusso, prendo quello che c’è e quello che c’è mi basta. La mattina se è una giornata di sole bene e se la giornata è più grigia cerco di trovare in questo buio qualcosa che mi fa sorridere un po’. Invece la giornata ideale è quando sto con i miei nipotini.
Dopo il progetto dedicato agli anni ’80 hai intenzione di dedicare spazio e valorizzare anche il tuo repertorio più recente? Naty da Basilea

Sì, il repertorio più recente l’ho fatto già, ho fatto uno spettacolo che si intitola “Senza giacca e cravatta”. Certo non l’ho portato dappertutto, perché non ha la stessa commercialità dei pezzi degli anni ‘80. Quando uno ha avuto questo successo che ho avuto io negli anni ‘80 è difficile cambiare passo. Non so se rendo l’idea, ci sono delle difficoltà nelle tournée, come per esempio quando gli impresari vogliono portare Nino D’Angelo, ma voglio il repertorio che va dagli anni ‘80 ad oggi, non solo le cose recenti. Adesso faccio questo disco con gli insuccessi, perché lo faccio? Lo faccio per valorizzare le mie canzoni di prima, le mie canzoni che non hanno avuto successo e che io ritengo delle canzoni forti.
Quali sono i valori che cerchi di trasmettere ai tuoi nipoti? Annamaria da Zugo

La famiglia, è il primo valore, senza la famiglia il mondo non ha i piedi per terra, non ha niente. La famiglia deve essere la base di qualunque progetto di vita. Avere le persone accanto, avere le persone che ti amano per quello che sei e non per quello che diventerai: questa è la base, i miei nipoti devono capire che, a volte, nel tanto c’è poco e nel poco c’è tanto!

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