Salute

Arriva la primavera…e con lei le allergie

La bella stagione porta con sé i classici disturbi delle forme allergiche che sono sempre più diffuse soprattutto fra i giovani

Starnuti, prurito agli occhi, lacrimazione e naso chiuso: la primavera è anche questo, almeno per quella percentuale di italiani, poco più del 30%, che soffre di allergie. Secondo i dati emersi da un’indagine di Assosalute, l’Associazione Nazionale dei produttori di farmaci di automedicazione, dei quali fanno parte molti dei prodotti assunti dagli allergici per alleviare i sintomi dei loro attacchi, su un campione di mille persone, il 40% dichiara di soffrire di qualche forma allergica in maniera più o meno grave.

Gli ‘allergici patologici’, ovvero quelli che accusano inesorabilmente tutte le primavere i sintomi delle allergie, sono circa il 19.5% del campione, percentuale in netto aumento rispetto alla rilevazione di tre anni fa, quando si registrava un 16.7%.

L’indagine non rileva particolari differenze tra uomini e donne, ma ne registra di significative in relazione al parametro dell’età: la rinite allergica sembra infatti essere un problema diffuso in particolare tra i giovani, visto che fra gli intervistati under 30 ne è colpito uno su quattro. “Il calcolo di prevalenza riferisce un 30% circa di adolescenti con rinite, con trend in crescita. Ciò che gli italiani percepiscono non fa che confermare quello che già alcuni ricercatori avevano messo in evidenza anni fa: almeno un terzo di bambini e adolescenti ha una forma di allergia e le proiezioni a livello internazionale stimano che nel 2020 le allergie interesseranno la metà di questa popolazione”, conferma Giorgio Walter Canonica, presidente della Siaac, la Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica. L’incidenza di allergie respiratorie è in costante aumento ed è correlata non solo a fattori genetici, ma anche a stile di vita e a fattori ambientali.  “E’ lo scotto che dobbiamo pagare per aver introdotto norme e comportamenti che da una parte ci preservano da infezioni e malattie, ma dall’altra ci rendono più sensibili”, continua Canonica. È aumentato anche il tempo che si passa al chiuso, in ambienti poco areati, e questo aumenta la concentrazione di allergeni. “I bambini giocano molto poco all’aperto sono meno esposti alle sollecitazioni durante l’età dello sviluppo e quindi sono più esposti allo sviluppo di allergie”, spiega ancora l’allergologo.

Starnuti, prurito agli occhi, lacrimazione, naso chiuso e difficoltà a dormire sono le manifestazioni allergiche vissute come più pesanti. Fattori che impattano negativamente sullo stile di vita e sugli impegni quotidiani: quasi il 45% del campione di riferimento riferisce di non dormire bene la notte, il 32,5% ha difficoltà a concentrarsi e i giovani affermano di sentirsi ‘malati e di cattivo umore’. “Difficoltà del sonno e conseguente irascibilità sono tra gli effetti più fastidiosi per chi soffre di allergie primaverili.

Questo condizionamento negativo nel riposo notturno limita il rendimento del soggetto allergico, riduce drasticamente la produttività lavorativa per gli adulti e dello studio nei giovani o bambini. Questa è la conseguenza più importante anche a livello di costi sociali che la rinite allergica si porta dietro”, fa notare Canonica. Antistaminici, antiallergici, decongestionanti e corticosteroidi sono i farmaci senza obbligo di prescrizione a cui quasi la metà degli italiani fa ricorso per tenere a bada i sintomi dell’allergia.

Una percentuale in aumento rispetto al 2014 (42,5%) e che sale al 56,1% tra coloro che dichiarano di soffrire di rinite allergica tutti gli anni. Una quota non minoritaria (18,6%) si affida a prodotti naturali mentre solo il 6,8% dichiara di aver ricorso al vaccino. “E’ un dato di fatto che chi è allergico ha sicuramente imparato a gestire con soddisfazione i sintomi più comuni della rinite anche attraverso l’impiego di farmaci da banco. È comunque molto importante ricordare ai pazienti di far ricorso al consiglio del farmacista o del medico per gestire al meglio la sintomatologia”, conclude Canonica.

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