Esteri

Brexit: che abbia inizio!

È arrivato il momento dell’inizio dei trattati che porteranno all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, ecco un resoconto della situazione

La data in cui la premier britannica Theresa May darà il via al processo negoziale per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea era stata stabilita qualche settimana fa e ora è arrivato il momento. Anche se l’avvio effettivo dei negoziati tra Londra e Bruxelles ci sarà solo tra qualche mese, il 29 marzo è la data in cui la premier britannica ha ricorso all’articolo 50 del trattato di Lisbona. Vediamo alcuni passaggi importanti del passato e del futuro della Brexit.

Il referendum

Lo scorso 23 giugno è stato deciso: gli elettori britannici con il 51,9%, ovvero 17,41 milioni di voti hanno accettato la Brexit.

Cosa succederà ora?

Secondo Afp il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha detto che diffonderà una bozza delle linee guida negoziali entro 48 ore dall’avvio della Brexit. Conterranno indicazioni delle linee rosse da non oltrepassare nei prossimi due anni e verranno trasmesse alle capitali dei 27 Paesi rimanenti. I diplomatici inizieranno a preparare un vertice straordinario.

Vertice Ue

Intorno all’inizio di maggio i leader dei Ventisette si incontreranno per un vertice straordinario dove concorderanno le linee guida negoziali.

I ministri degli Affari europei dei Ventisette, riuniti nel cosiddetto Consiglio Affari generali, si incontreranno per elaborare le “direttive negoziali” nelle settimane successive al vertice. Secondo l’Afp si tratterà di un documento molto più dettagliato delle linee guida e sarà ampiamente basato sulla raccomandazione della Commissione. Le direttive comprenderanno le tre questioni chiave che la Ue vuole risolvere per prime, preferibilmente entro la fine di quest’anno.

Il ruolo di Michel Barnier

Verso l’inizio di giugno sarà Michel Barnier, capo negoziatore per la Brexit della Commissione Ue, ad aprire il negoziato, solo allora il negoziato inizierà ufficialmente.

L’Ue e il Regno Unito in futuro

La Ue ha detto che discuterà dei futuri rapporti con il Regno Unito, compreso un possibile accordo commerciale, solo dopo aver sgomberato il tavolo dalla questione finanziaria, da quella dei diritti dei cittadini Ue e dall’Irlanda del Nord, dice l’Afp. Londra sostiene di voler fare il contrario. Qualunque cosa accada si parlerà del futuro tra il 2017 e 2018.

Brexit nel 2019

La Gran Bretagna lascerà ufficialmente la Ue due anni dopo la notifica dell’articolo 50, con o senza accordo, lo dice l’Afp. In teoria i negoziati potrebbero essere prorogati, ma difficilmente i Ventisette troveranno un accordo, in vista delle elezioni del Parlamento europeo a giugno 2019.

A oggi non è stato chiarito se la Gran Bretagna potrà fermare il treno della Brexit se decidesse di restare nell’Unione e se l’accordo finale, oltre a eventuali proroghe dei negoziati o accordi di transizione, andrà approvato o meno dai singoli parlamenti degli Stati Ue.

Cosa ne pensa la Scozia?

La volontà del Parlamento scozzese “deve prevalere e prevarrà” nella decisione di indire un nuovo referendum per l’indipendenza. Questo il messaggio che la first minister e leader dello Scottish National Party, Nicola Sturgeon, ha lanciato ai delegati del suo partito riuniti a congresso, sfidando così Theresa May, che si oppone ad una nuova consultazione.

La Sturgeon ha fatto appello al programma del suo partito, che prevedeva una nuova consultazione, dopo quella del 2014, nel caso fossero sopraggiunti cambiamenti “significativi” nel Regno Unito. Certamente la Brexit, che in Scozia è stata rigettata con un’ampia maggioranza, costituisce per la first minister un motivo valido per un nuovo referendum. “Il futuro della Scozia deve essere scelto dalla Scozia”, ha insistito la first minister davanti ai delegati dell’Snp. Ma se la Brexit è stata l’elemento scatenante per l’offensiva della Sturgeon, rischia anche di far naufragare le sue speranze di una Scozia indipendente da Londra. Secondo un’analisi dell’elettorato, infatti, tra gli indipendentisti scozzesi c’è una consistente e crescente percentuale di euroscettici, che preferirebbero anch’essi il distacco dall’Unione europea o, quantomeno, un ridimensionamento dei poteri di Bruxelles.

Adnkronos

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