Interviste

Brexit: vissuta e spiegata da un’italiana a Londra

Parlaci di te e di come sei arrivata a Londra…

 Sono Anna, una siciliana felicemente sposata con un inglese, madre full time di due bei bambini con doppia nazionalità ed ex insegnante di lingue. Anglofila ed esterofila dichiarata, ho sempre pensato che la vita di cozza attaccata allo scoglio mi stava stretta. Sono approdata a Londra per … amore di mio marito, incontrato mentre insegnavo italiano a Liverpool. Londra è il mio luogo del cuore, una città che sento profondamente mia e adoro, con tutte le sue complessità e opportunità.

Cosa ti manca dell’Italia?

Il bidet? Scherzi a parte, dell’Italia mi mancano molte cose, soprattutto, gli affetti, il clima, il sole, il cibo, la storia e l’architettura, l’elenco è lungo! In realtà, quando torno in Italia per vacanza e far visita alla famiglia, mi godo ciò che di bello il nostro straordinario Paese ha da offrire ma non posso fare a meno di notare anche i tanti aspetti negativi, che mi fanno apprezzare invece il posto nel quale vivo.

Ti senti integrata nel sistema inglese? 

Londra mi è sempre piaciuta perché la ritengo perfetta per chi come me si sente cittadina del mondo e cittadina europea. È abitata da gente da tutte le parti del mondo, che parlano mille lingue diverse, hanno usi, costumi, religioni disparate eppure convivono in armonia, fianco a fianco. La città multiculturale e accogliente per eccellenza.

Cosa è la Brexit e come hai preso il risultato del referendum del 23 giugno scorso?

Per Brexit si intende l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, in seguito, appunto, all’esito del referendum dello scorso giugno. Mi ricordo bene quella giornata e la nottattaccia. Avevo un brutto presentimento, che purtroppo si avverò. Durante la notte seguiì i risultati dello spoglio con angoscia: il Remain (in Europe) non solo non era in vantaggio bensì, lievemente indietro rispetto al Leave. 

La mattina lessi il risultato definitivo con grande tristezza, amarezza e soprattutto, incredulità. All’improvviso, il Paese nel quale vivevo da anni, nel quale mi ero trasferita per amore e per scelta, pensando di far parte di un’unica, libera e grande famiglia di nazioni, mi classificava come una ‘straniera’. All’improvviso si cominciava ad usare un linguaggio divisivo, noi, voi, loro. Mi sono sentita tradita. Come da un fidanzato o un marito e tuttora è difficile scrollarsi di dosso questa sensazione. La fiducia è, sarà, molto difficile da recuperare.

Che aria si respira a Londra dopo il risultato del referendum?

Londra è un caso a parte. La stragrande maggioranza dei votanti si è espressa per rimanere in Europa. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, è un grande sostenitore della causa europea e non perde occasione per mostrare il suo sostegno ai 3 milioni di Europei che vivono nel Regno Unito, molti dei quali proprio a Londra. Eppure, nonostante questo, devo purtroppo dire che all’indomani del referendum, perfino a Londra si è immediatamente registrato un aumento di episodi razzisti e di intolleranza, soprattutto nei confronti degli europei dell’Est.

Diciamo che la Brexit, alimentata dai partiti di estrema destra e dai conservatori più rigidi, con lo spauracchio dell’immigrazione, ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Il razzismo represso e a malapena nascosto di certe frange della popolazione, ha trovato, in un certo senso, legittimazione. Ma per fortuna la legge qui reprime duramente questo tipo di episodi, per cui, allo stesso tempo, le forze dell’ordine si sono attivate per frenare questo tipo di abusi

 

Cosa cambia per te, per la tua famiglia, adesso che la Brexit è realtà?

Il primo ministro Theresa May ha annunciato che sarà invocato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e cominceranno formalmente i negoziati, che dureranno almeno due anni. Al momento io e i 3 milioni di europei nel Regno Unito siamo in un limbo, siamo dei “bargaining chips”, ovvero della merce di scambio, da usare durante i negoziati per ottenere delle condizioni più favorevoli possibili al Regno Unito.

Inutile dire che è estremamente deplorevole che degli esseri umani, che sono integrati nella vita del Paese e vi contribuiscono appieno, vengano perfino solo chiamati “merce di scambio”.  Il primo ministro avrebbe potuto garantire il diritto dei cittadini europei a rimanere nel Paese incondizionatamente e unilateralmente ma non lo ha fatto. Invece adesso, se finora non si è fatta domanda di ‘permanent residency’ – una sorta di permesso di soggiorno a tempo indeterminato, che è anche il primo passo per chiedere la ‘citizenship’, la cittadinanza britannica – o se non si ha la doppia cittadinanza, bisogna seguire una lunga, complessa e costosa procedura per ottenerle.

Purtroppo intere categorie di cittadini europei che hanno iniziato questo processo, si sono resi conto di non avere tutte le carte in regola.

Anni fa il governo ha infatti introdotto una clausola secondo la quale per ottenere la permanent residency, se si è studenti o si è autosufficienti, bisognava dimostrare di avere i mezzi per mantenersi e di avere una forma di CSI (Comprehensive Sickness Insurance, ossia una polizza medica privata). Questa clausola della CSI penalizza moltissime famiglie miste nelle quali uno dei due partner non ha lavorato e non ha polizza privata. Paradossalmente insomma, se sei una mamma a tempo pieno che vive da 10 anni nel Regno Unito, hai un marito britannico e figli metà britannici, se non hai l’assicurazione medica privata, non hai le carte in regola per rimanere. Questo sarebbe il mio caso, con l’unica differenza che, per caso o per fortuna, ho l’assicurazione medica privata, inclusa tra i benefit del lavoro di mio marito. Io ho le carte in regola ma molte altre persone no e questa cosa mi delude  e disgusta profondamente.

Al momento stiamo raccogliendo l’enorme mole di documenti richiesti ma non ho nessuno slancio di sbrigarmi, trovo l’intero processo assurdo e surreale e attendo ormai che si aprano ufficialmente i negoziati, così da sapere con maggior certezza cosa sarà di noi.

Cosa ti auguri per il tuo futuro?

La mia vita è a Londra, con mio marito e i miei figli, anche se ci sentiamo tutti profondamente europei e manteniamo vivi i rapporti con il “continente” e con la nostra amata Italia – abbiamo appena inoltrato la richiesta di cittadinanza italiana per mio marito, mentre i nostri bambini le hanno già entrambe. Come dicevo prima, Londra rimane comunque Londra, il mio luogo dell’anima, a maggior ragione adesso che un grave attentato ha scosso profondamente la città. Mi auguro di recuperare l’amore e la fiducia per questo Paese, di ricostruire il nostro rapporto, proprio a partire dall’amore per questa straordinaria città.

Eveline Bentivegna

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