Scienze

Dai Big ai Long Data

Grazie ai nuovi hard disk archivieremo di più e più a lungo

Quante volte vi è capitato di non poter scattare foto o salvare informazioni sul vostro smartphone per via della memoria piena? Ebbene se in piccolo l’archiviazione dei dati è già un problema nella quotidianità, immaginiamoci quanto possa essere problematica la conservazione della sempre più crescente quantità di dati a livello professionale e scientifico.

Proprio per questo, i nuovi dispositivi di archiviazione messi a punto in Cina dalla RMIT University, in collaborazione con il Wuhan Institute of Technology, e descritti sulla rivista Nature Communications, rappresentano una vera innovazione nel mondo tecnologico, permettendo di archiviare una quantità di dati informatici superiore fino al 400% rispetto agli attuali hard disk.

Si tratta di dischetti ottici realizzati con nanoparticelle d’oro combinate con la lunga durata del vetro: combinazione scelta non solo per la durevolezza nel tempo dei materiali ma anche per la possibilità che offrono di ampliare la capacità di memoria del disco, consentendo di realizzare supporti con una capacità di 10 terabyte e una durata fino a 6 secoli. Proprio quest’ulteriore caratteristica segna il passaggio dall’epoca dei Big Data, caratterizzata dalla produzione e dell’archiviazione di grandi quantità di dati, a quella dei Long Data, i dati che possono essere conservati a lungo, fin oltre, appunto, i 600 anni, una durata mai raggiunta fino ad adesso.

Tutto ciò ha una positiva ripercussione anche sul consumo di energia: attualmente i centri per immagazzinare i dati consumano il 3% circa della fornitura elettrica mondiale e si affidano ad hard disk con capacità fino a 2 terabyte e una vita di due anni, mentre i dischi ottici di nuova generazione realizzati dai ricercatori guidati da Min Gu renderebbero più efficienti i centri dati, riducendo di mille volte la potenza oggi necessaria ed eliminando la necessità di dover migrare i dati ogni due anni. Giusto per farsi un’idea dell’enorme valenza positiva ricoperta dai nuovi supporti di archiviazione, ricordiamo che secondo alcune stime ogni giorno verrebbero prodotti circa 2,5 quintilioni di byte di dati, una quantità talmente grande da cominciare a creare davvero seri problemi di archiviazione tanto da indurre gli scienziati ad applicarsi per trovare nuove soluzioni.

“Tutti i dati che abbiamo generato nell’era Big Data, più di 2,5 quintilioni di byte al giorno, devono essere memorizzati da qualche parte, ma i nostri odierni sistemi di memoria sono stati creati in un’altra era. Le tecnologie ottiche possono espandere la capacità, ma i dischi ottici più avanzati sviluppati finora hanno solo 50 anni di durata. Queste enormi quantità di dati devono durare per generazioni per essere significative. Lo sviluppo di dispositivi di archiviazione con capacità elevata e durata prolungata è essenziale, quindi possiamo renderci conto dell’impatto che questa ricerca può avere nel mondo”, ha affermato il professor Min Gu dell’Università cinese RMIT.

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