Scienze

Dormire, un’attività necessaria per la memoria

Diversi studi evidenziano gli effetti benefici del sonno sulla memoria

La vita frenetica e le quantità sempre maggiori di informazioni da immagazzinare determinano spesso un carico eccessivo per la nostra mente che, per forza di cose, inizia a selezionare le cose da ‘conservare’ e quelle da ‘eliminare’: il continuo lamentarsi di aver dimenticato questa o quella cosa, altro non è che il risultato della forma di autodifesa del nostro cervello che, giunto alla saturazione, inizia a ‘fare pulizia’.

Età e stress non fanno che aumentare questo lento ma costante declino della memoria che può però essere affrontato con semplici, quanto importanti, accorgimenti. Primo fra tutti quello di un regolare ritmo sonno-veglia: è stato infatti dimostrato che anche solo pochi minuti di riposo migliorano di molto le performance della nostra memoria, aumentando notevolmente la capacità di ricordare. Il sonno, svelano le ricerche, aiuta il cervello a ricaricarsi e a memorizzare i dati acquisiti da svegli: dormire sonni regolari e tranquilli aiuta a memorizzare quanto si è appreso nel corso del giorno grazie ad una sorta di ‘consolidamento’ che il nostro cervello opera prevalentemente durante la fase di ‘riposo’.

Attraverso diversi esperimenti si è dimostrato che se alla vigilia di esami o verifiche da sostenere si studia bene e poi si va a dormire, aumenta la percentuale di successo: addormentandosi con le informazioni in mente, si fa in modo che il cervello continui a lavorare durante le ore di sonno, permettendo di fissare e memorizzare i dati con minore difficoltà.

A sostegno di queste conclusioni altri studi hanno anche dimostrato il contrario, ovvero che dopo una notte insonne le capacità di apprendimento diminuiscono: quando il corpo non riposa abbastanza, infatti, le possibilità di imparare e memorizzare informazioni nuove diminuiscono circa del 40%. Uno dei più recenti studi in materia pubblicato su BBC Future ha inoltre dimostrato che se per le persone sane i dati memorizzati aumentano tra il 10 e il 30% con la giusta quantità di sonno, per chi ha subito danni neurologici, come ad esempio le persone colpite da un ictus, i benefici sono ancora maggiori.

Abbandonarsi all’abbraccio di Morfeo fa dunque bene al cervello, sia fisicamente che psicologicamente, perché aiuta a ricaricare e mettere in ordine emozioni, pensieri ed informazioni. Secondo altri studi, perché la nostra memoria dia il meglio di sé non è necessario dormire, ma può anche bastare rilassarsi in una stanza buia e silenziosa, senza alcun tipo di distrazione, per dare al cervello la capacità di ricaricarsi.

A questo scopo, però, il relax deve essere assoluto: bandita ogni interferenza o sforzo mentale, smartphone compresi. Nessuno al momento è in grado di spiegare precisamente quale correlazione ci sia tra riposo e memoria: quel che è stato dimostrato finora è che dal momento che i ricordi sono codificati, è necessaria una fase di consolidamento perché vengano memorizzati.

Il riposo potenzia questa fase perché mentre ci rilassiamo l’ippocampo (dove si formano i primi ricordi) e la corteccia comunicano meglio e le connessioni neurali sono quindi maggiori.

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