Scienze

La Nasa ha compiuto 60 anni

I sei decenni di storia dell’Agenzia Spaziale Americana

Era il 29 luglio 1958 quando il presidente americano Dwight Eisenhower firmò il National Aeronautic and Space Act che di fatto sanciva la nascita della Nasa. La genesi dell’atto è da individuare qualche mese prima, precisamente nell’ottobre dell’anno precedente, e risiede nel lancio dello Sputnik, il satellite sovietico che allarmò non poco gli americani preoccupati sia per la sicurezza nazionale sia per la possibile perdita della leadership tecnologica: “La forza trainante che ha portato alla nascita della Nasa è stata il lancio dello Sputnik il 4 ottobre 1957. Nel bel mezzo della Guerra Fredda gli Usa non potevano ‘lasciare passare quella sfida’”, si legge infatti sul sito dell’agenzia spaziale, dove si chiarisce inoltre come la rivalità tra le due potenze sia durata per parecchi decenni, portando gli Usa sulla Luna, prima di giungere ad una forma di cooperazione. Da sessant’anni dunque l’agenzia americana porta avanti il sogno spaziale degli Stati Uniti, spostando via via sempre più in là gli orizzonti dell’uomo.
Concentrati e consolidati i programmi di esplorazione spaziale, il 31 gennaio del 1958, appena sei mesi prima dell’istituzione dell’agenzia spaziale americana, si arriva al lancio del satellite Explorer I, lanciato dal team diretto da Wernher von Braun, che aveva lavorato ai razzi nazisti durante la Seconda guerra mondiale: la prima vera risposta americana all’Urss e al lancio dello Sputnik. Del 1965 è invece la prima ‘passeggiata spaziale’: il 3 giugno durante la missione Gemini 4, Edward H. White fu il primo americano a compiere una passeggiata nello spazio. Nel 1984 Bruce McCandless diventerà invece il primo uomo a fluttuare liberamente nello spazio senza alcun cavo di collegamento ad un veicolo spaziale.
Nel 1961, alla notizia che l’Urss intendeva lanciare un uomo in orbita, lo stesso presidente John Fitzgerald Kennedy attuò un’ambiziosa e costosa strategia con il preciso obiettivo di anticipare i sovietici: “Credo che questa Nazione debba impegnarsi entro la fine del decennio nell’obiettivo di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra”, dichiarò infatti al Congresso il 25 maggio del 1961.
Il suo desiderio si realizzò anche se lui purtroppo non arrivò mai ad assistervi: il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin, assistiti da Michael Collins sul Modulo di comando, sbarcarono sul suolo lunare, facendo raggiungere alla Nasa il più importante dei suoi obiettivi. “Un piccolo passo per un uomo, ma un grande salto per l’Umanità”, come dichiarò il comandante dell’Apollo 11. Degli anni Ottanta è invece il programma Shuttle, grazie al quale fu possibile portare, nel 1990, il telescopio Hubble in orbita insieme a molti altri moduli che tuttora costituiscono la Stazione Spaziale Internazionale. Tuttavia, l’alto costo economico e in termini di vite umane (due interi equipaggi furono persi, il Challenger nel 1986 e il Columbia nel 2003) portarono ad un progressivo allontanamento dell’opinione pubblica nei confronti dei viaggi spaziali e ad una conseguente riduzione dei finanziamenti. Con il passare degli anni la situazione è di molto cambiata e oggi americani e russi lavorano fianco a fianco a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, insieme agli astronauti di molti altri Paesi. Inoltre sono molte le aziende private che si occupano del trasporto dei rifornimenti sulla Stazione Spaziale e oltre America e Russia molti altri Paesi sono presenti sulla scena spaziale, dall’India, che si sta facendo strada nel settore lanciatori, alla Cina, che dopo la sperimentazione del laboratorio orbitale Tiangong 1 ne sta preparando uno nuovo e punta alla Luna con una base. Anche la Nasa torna a guardare alla Luna, puntando al pianeta rosso: lo dimostrano il nuovo Space Launch System, destinato a viaggiare verso Marte o Saturno, gli studi sulla lunga permanenza dei corpi nello spazio e i 10 milioni di dollari investiti nell’ulteriore sviluppo del Vasimir, il propulsore a magnetoplasma della Ad Astra Rockets, che promette di raggiungere il Pianeta Rosso in 39 giorni. “Vi torneremo per preparare l’esplorazione umana di Marte”, dicono dalla Nasa.

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foto: Ansa

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