Editoriale

La Sicilia a pezzi

C’è da chiedersi se Palermo, la Sicilia e anche un po’ l’Italia, lo vogliano davvero il cambiamento. Se tutte le iniziative e le azioni intraprese per “ripulire” la nostra società dallo sporco della mafia siano sforzi vani. Perché la verità è che si riesce negli intenti solo quando c’è alle spalle una forte volontà. Cosa vuole Palermo? Prenda una decisione e una volta per tutte condanni certi gesti o non stia a ricostruire nulla: che si tratti del busto di Falcone o della dignità della città e dei cittadini. Il gesto indecoroso e irrispettoso di mozzare il busto di Giovanni Falcone, di sfregiarlo con violenza e irriverenza è stato compiuto lo scorso 10 luglio, a circa due mesi dalla celebrazione dei 25 anni dalla strage di Capaci e a pochi giorni di distanza da quella di via D’Amelio. Il busto commemorativo è quello sito davanti alla scuola intitolata a Falcone e Borsellino nel noto quartiere Zen di Palermo. Un luogo indicativo, animato da atti vandalici e delinquenziali che hanno contribuito al fiorire del degrado sociale, ma dove più forte dovrebbe essere il desiderio di rivalsa e più significativo sarebbe stato un segnale di rinascita.

Gesti come questo, però, non fanno altro che rimarcare quanto sia difficile riuscire a venire fuori da una situazione che da tempi immemori imperversa nell’isola. Il cambiamento è difficile ma è anche vero che se c’è chi sente il bisogno di “staccare la testa a Falcone”, sfregiarne il busto e la memoria, significa che ancora oggi avverte prepotente e forte l’azione del magistrato. Il peso dell’operato di Falcone e di Borsellino è percepito come minaccia di un desiderio di cambiamento che non è stato cancellato neanche nelle esplosioni di 25 anni fa. “La mafia c’è e si fa sentire – afferma Carlo Vizzini, presidente nazionale del Partito socialista italiano – La mafia non vuole essere disturbata, specie in zone dove hanno fatto nel passato da padroni. Occorre trovare gli autori di questi scempi e arrestarli, dimostrando che lo Stato è forte e non ha paura neanche di coloro che non mostrano il volto”.
Sembra paradossale ma l’unica speranza è che non si tratti davvero di un gesto di matrice mafiosa, ma che sia stato dettato più semplicemente da “ignoranza”. Che i “vandali” che hanno compiuto l’insano sfregio siano dei meri ignoranti in balia dei loro istinti selvaggi che, trascurando deliberatamente la targa commemorativa sottostante il busto, non sapevano neanche chi rappresentasse. Non che questo non sia un gesto condannabile, ma paradossalmente è meglio sperare che si tratti di pura imbecillità e non di mafia. Anche se il risultato forse non è così differente, visto che la Sicilia, così come il busto di Falcone, rimane comunque a pezzi.

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foto: Ansa

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