Scienze

L’aiuto dei cani nella lotta ai tumori

Il migliore amico dell’uomo può avere un importante ruolo nella cura dei tumori

Un team di ricercatori americani di alto livello ha avviato un progetto volto alla prevenzione e cura dei tumori, partendo da pazienti molto speciali: i nostri amici a quattro zampe, dai quali si spera possano arrivare nuove indicazioni e risposte utili per la cura di alcune neoplasie. L’attenzione degli studiosi è concentrata sulla similarità di varie tipologie di tumori dei cani e dell’uomo, similarità riconducibile con molta probabilità al fatto che il patrimonio genetico dei migliori amici dell’uomo è simile per il 90% a quello umano.

Che questa circostanza possa rappresentare una chiave di volta nella lotta alle neoplasie è talmente rilevante e promettente che lo stesso Istituto Nazionale della Salute Usa sta finanziando gran parte delle ricerche. In effetti, gli studiosi impegnati nella ricerca sul cancro sanno da tempo che le terapie che funzionano sui cani spesso funzionano anche sugli esseri umani e viceversa, tanto che un consorzio tra le prestigiose Duke University e North Carolina University si occupa specificamente di ‘Oncologia Comparativa’, con l’obiettivo di “creare un’opportunità senza precedenti per lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici che possano beneficiare sia le persone che i cani colpiti da tumori”, come si legge nel mandato della missione del consorzio.

Lo stesso Mark Dewhirst, ricercatore della Duke, ha affermato che la “genomica del cane e la genomica dell’essere umano sono adesso molto conosciute e tra loro c’è molta somiglianza”. Michael Nolan, assistente professore di radioterapia oncologica, ha rilevato come il cancro colpisca “circa la metà dei cani, ed è una delle principali cause di morte”. I cani, proprio come noi, sono colpiti con enorme frequenza da certi tipi di tumori. Tra questi l’osteosarcoma, il melanoma, il cancro al seno e i tumori alla prostata. I tumori ossei, inoltre, sono quelli più comuni nei cani di taglia grande. “Se studi il cancro in un topo, lo studi in una scatola classica di un laboratorio. Mangiano un certo tipo di cibo e respirano un certo tipo di aria. Ma gli animali domestici di molte persone tendono a vivere a stretto contatto con loro, respirano la stessa aria, bevono la stessa acqua, giocano sulla stessa erba su cui giocano i bambini. È un modello molto più simile di un topo che vive in un ambiente di ricerca di laboratorio in un edificio di cemento”, ha sottolineato Dewhirst, aggiungendo che “il modello canino ha molto di più da offrire rispetto ad un altro paziente che puoi curare. È un’opportunità lungimirante che sta cercando di sfruttare ciò che il cane può offrire in termini di assistenza personalizzata”.

Un esempio riportato di recente che proviene dall’applicazione in termini di ricerca, è quello di una donna di 31 anni, Emily Brown, alla quale i medici avevano dato tre mesi di vita a causa di un tumore alle ossa metastatizzato. Ma grazie ad un trattamento immunoterapico, sperimentato solo sui cani, la donna è ora completamente guarita.

La ricerca sta continuando con l’analisi costante, dal primo giorno di vita fino alla morte, di 3.000 golden retriver: l’obiettivo dei ricercatori è comprendere come si sviluppano i tumori negli animali e quali cure sono più affidabili per cani e persone. Un altro vantaggio del consorzio è rappresentato dai maggiori finanziamenti federali per la ricerca sul cancro, riducendo così i costi di trattamento che molti proprietari di cani sono costretti a pagare mentre cercano di curare i loro amici a quattro zampe.

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