Salute

Lavoro e stress: gli italiani vogliono cambiare

Secondo una recente ricerca il 40% degli italiani vuole cambiare lavoro

Dalla ricerca di WorkForce in Europe 2018, condotta dall’azienda ADP su oltre 10.000 lavoratori di cui circa 1300 italiani, viene fuori un dato molto scoraggiante: il lavoro è diventato soprattutto fonte di stress e ben il 40% degli italiani vorrebbe cambiarlo. Un dato che ci vede purtroppo al primo posto in Europa, insieme ad altri che invece rispecchiano l’andamento del mondo del lavoro anche in Europa.

“La produttività è vitale per il successo organizzativo ed economico, motivo per cui ottimizzare e massimizzare la produzione è una priorità assoluta per i datori di lavoro. E’ notoriamente difficile misurare e migliorare i livelli di produttività, ma questi risultati forniscono una buona indicazione dei fattori più importanti. La gestione inefficace è un ostacolo importante alla produttività dei dipendenti, per non parlare della motivazione e dell’impegno, motivo per cui l’investimento nella formazione manageriale è fondamentale. Processi, sistemi e tecnologie devono anche essere aggiornati regolarmente, con l’input del personale di prima linea, per garantire un aiuto e sostegno costante al fine di lavorare al meglio, e nel modo più produttivo possibile”, ha commentato Virginia Magliulo, General Manager di ADP Italia.

Ma vediamo nello specifico cosa affligge a tal punto i lavoratori italiani tanto da portarli a livelli così alti di stress da desiderare addirittura di poter cambiare lavoro. Lo studio rivela che un terzo dei lavoratori in Italia (32%) fatica regolarmente per essere produttivo nel proprio lavoro: la causa viene imputata principalmente ai manager per il 22%, ai supporti tecnologici lenti e insufficienti (19%) insieme a sistemi e processi inefficienti (18%), oltre talvolta alla mancanza di personale (16%).

Il 16 % dei dipendenti italiani pensa che la propria azienda non si interessi minimamente al loro benessere psicofisico; a pensarla così soprattutto i lavoratori più avanti con l’età, soprattutto gli over 55: “I problemi legati allo stress e alla salute mentale sono una delle principali cause delle assenze dei dipendenti e del ricambio del personale il che significa che sostenere i dipendenti non è solo la cosa giusta da fare, ma è anche un investimento utile”, ha continuato la Magliulo.

Se la fascia tra i 25 e 34 anni conta una percentuale di super stressati pronti a mollare l’attuale lavoro per uno meno impegnativo pari al 44,8%, tra gli over 55 la percentuale di quelli disposti ad abbandonare, seppur stressati, scende al 25%. Tra gli italiani che dichiarano di sentirsi stressati ‘tutti i giorni’ (il 13% del totale, l’11,7% degli uomini e il 14,5% delle donne), l’età più colpita è quella tra i 45 e i 54 anni con un 16% di iper stressati. La regione con il dato più alto di super stressati è la Basilicata (40%), seguita da Val d’Aosta (25%) e Piemonte (20,4%). I settori più colpiti sono quello dei ‘servizi finanziari’ (19,5%), seguito da quello della ‘vendita al dettaglio, catering e tempo libero’ (19,3%) e ultimo quello ‘commerciale, media e marketing’ (15,8). In Europa i ati medi non si discostano molto dalla realtà italiana: i problemi di produttività maggiori nel continente si riscontrano nel Regno Unito, dove il 13% dei lavoratori dichiara di essere “raramente” o “mai” al massimo della sua produttività, insieme alla Germania (11%). Mentre i lavoratori in Polonia hanno meno problemi in questo ambito (6%). Da evidenziare che la problematica accomuna soprattutto i settori dei servizi finanziari e quelli di vendite, media e marketing..

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foto: Ansa

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