Editoriale

Le lettere che non si scrivono più

Pare che saranno messe all’asta le epistole d’amore che Enzo Ferrari, il padre della nota casa automobilistica italiana, ha scritto a Fiamma Breschi, la donna molto più giovane di lui e della quale si era invaghito. L’asta dal titolo dedicato alla bellissima donna e vedova del pilota Luigi Musso, ‘Fiamma Breschi, la Signora della Formula 1’, è attesa il prossimo 29 maggio a Firenze. Sicuramente il materiale è prezioso, non solo per i collezionisti della Casa del Cavallino, ma per tutti gli amanti delle epistole d’amore, merce sempre più rara al giorno d’oggi. Eppure c’era un tempo in cui le lettere all’amata erano molto in voga ed erano scritte dagli uomini che corteggiavano la propria donna non solo con regali e premure, ma anche con le belle parole.

“Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa” scriveva un audace Hemingway alla bellissima Marlene Dietrich nel ‘51; “I miei occhi ciechi aspettano disperatamente di vederti. Non te ne rendi conto, naturalmente, quanto bella e affascinante sei sempre stata, e come hai acquistato un valore aggiunto di speciale e pericolosa grazia” aveva scritto l’affascinante Richard Burton ad Elizabeth Taylor nel ‘64; e il più moderno Johnny Cash a sua moglie June Carter Cash (1994) – dimostrazione di come non si finisce mai di amare la propria donna, – scriveva: “Siamo diventati vecchi e ci siamo abituati a stare insieme. Pensiamo le stesse cose. Ci leggiamo nella mente. Sappiamo cosa vuole l’altro senza dover chiedere. Forse a volte ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, medito su di noi e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato”. Prima di lui, nel lontano 1812, una donna poteva leggere “Eternamente tuo. Eternamente mia. Eternamente nostri”: l’appassionata frase che il compositore Ludwig Beethoven dedicava alla sua “amata immortale”.
I vincenti scrivevano lettere d’amore. Anche i poeti, i cantanti, le grandi personalità e i timidi compagnetti di banco. Poi, non si sa cosa sia successo, ma la forma riservata e deliziosamente romantica del carteggio amoroso si è trasformata in plateali dimostrazioni d’amore (o presunti tali) pubbliche, come quella che sta circolando ultimamente su internet dove il noto rapper Fedez ha chiesto la mano alla propria bella, la fashion blogger Chiara Ferranti, durante un concerto, niente di meno che all’Arena di Verona, con tanto di dedica cantata e anello ben visibile pure dall’ultimo posto della platea. E per chi non l’avesse visto bene ci pensa la promessa sposa a postare su internet le foto del prezioso cimelio in tutte le angolazioni, lì alla portata di un click, per tutti.
Altro che sospiri segreti, altro che parole impresse su un foglio privato e conservato gelosamente, altro che discrezione e riservatezza. Forse per questo le parole che una volta scrivevano gli uomini innamorati alle proprie amate – e solo per loro – diventano oggi un oggetto raro, destinato a qualche estimatore delle cose uniche, preziose e assolutamente non per tutti.

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