Editoriale

L’Italia nel pallone

Il manifesto che è apparso a Brescia, per mano di Forza Nuova, che colpisce il noto calciatore del Nizza Balotelli, in puro dialetto bresciano “Balotelli ta het piö enhiminit che negher” (“Balotelli sei più stupido che nero”), è la conferma tangibile che in Italia gli elettori stanno assistendo alle vicende politiche come a delle partite di campionato e partecipando da veri e propri tifosi, quasi degli ultras. Sarà lo strano effetto della mancanza della nazionale ai mondiali, per cui gli italiani non possono sfogare le proprie ragioni da supporter e si accaniscono sulla politica. Ormai è chiaro: non siamo più elettori ma tifosi e di quelli meno imparziali. Guardando la partita si vedono solo i falli degli altri, l’arbitro è sempre corrotto e a favore degli avversari, i nostri giocatori in campo sono sempre più preparati e capaci degli altri. E poi gli italiani sono tutti tifosi di un certo livello, abbiamo la conoscenza assoluta di tutte le regole del gioco e sappiamo quali sono gli schemi assolutamente vincenti, pur avendo sempre e solo assistito alle partite dalla tv, comodamente seduti sul divano di casa. I bomber della politica vengono acclamati e sostenuti senza indugio, attaccanti e centrocampisti del nostro governo in campo per la difesa della nostra porta (o dei nostri porti, forse è il caso di dire). E dopo gli slogan e i ritornelli fantasiosi, adesso è il momento dei manifesti che, come è il caso di quello riferito al calciatore Balotelli, si fanno espliciti: “Dopo aver ostentato per anni, e da bravo spaccone, la propria esuberanza e ricchezza, oggi si sforza malamente di rivalutare la sua immagine cavalcando il personaggio “paladino dei migranti” inserendosi così nel più tanto classico quasi tragicomico filone del politically correct”, scrivono gli esponenti di Forza Nuova criticando fortemente la posizione dell’attaccante bresciano sul tema immigrazione. Il problema è che il tifo, però, può essere anche estremo e a volte ha espresso proprio la parte malata dello sport, quella che va allo stadio solo per fare rumore, a cui non importa se la propria squadra gioca bene, sia leale e sportiva, non gli interessa neanche che la propria squadra vinca ma che l’avversario perda (in quanti stanno guadando i mondiali solo per veder perdere alcune nazionali che ci stanno sul naso?). In questi termini non è difficile accostare il comportamento degli elettori più accaniti a quello degli ultras più estremi “malati” di tifo. E, ammettiamolo, è la parte più brutta del calcio.

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foto: Ansa

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