Editoriale

Tuteliamo i sogni dei giovani

Avere 14 anni e un sogno da inseguire in passerella. Con tenacia, con forza, tenendo sempre fisso l’obiettivo, passo dopo passo, cambio dopo cambio, brand dopo brand. Contro le regole, contro le proprie possibilità, contro ogni ragionevole condizione idonea ad una giovanissima ragazza. Morire in Cina sognando l’Europa dopo aver lasciato la Russia, tanta strada per una 14enne, ma ne avrebbe avuta ancora tanta da fare, perché anche se aveva percorso qualche passo in più di tante sue coetanee, facilitata certamente dai suoi 180 cm, Vlada Dzyuba era una promessa modella che già vantava un certo successo nel suo paese di provenienza, Perm, negli Urali, e che sognava un giorno di riuscire a calcare le passerelle europee più ambite.
Nel frattempo aveva deciso di lasciare momentaneamente la scuola per sfilare a Shanghai dove, a dispetto delle tre ore di sfilata a settimana previste da contratto, Vlada è stata sottoposta ad uno stremante tour de force di 13 ore di passerella continua, senza possibilità di riposo.
“Sono così stanca, voglio solo dormire” diceva alla mamma al telefono che la pregava di andare all’ospedale perché Vlada soffriva di meningite cronica e tutto questo stress non ha fatto altro che gravare sulla situazione. Ma a 14 anni, lontane da casa, da sole, inseguendo un sogno, temendo di perdere l’occasione della propria vita, si può aver paura di chiedere assistenza, anche perché il contratto non prevedeva alcuna assistenza medica che coprisse le spese. Sembra che la giovane ragazza abbia avuto un repentino aumento della temperatura e che fosse svenuta poco prima di ritornare in passerella. L’intervento dell’ambulanza e la corsa in ospedale non ha migliorato la situazione di Vlada che, dopo due giorni in terapia intensiva, muore. La causa del decesso è stata individuata nella meningite aggravata da un forte esaurimento fisico, e non è impossibile, visto le condizioni in cui la giovane era costretta a lavorare e come lei pare che anche tantissime indossatrici russe, spesso siberiane, vengono reclutate in Cina e messe a lavorare in condizioni non proprio rosee.
Adesso però il caso di Vlada sta sollevando serie preoccupazioni sulle condizioni di lavoro a cui sono sottoposte queste giovani e sulle violazioni dei loro diritti. Ma non è una novità che dietro la scintillante facciata di lustrini e abiti chic si nasconde un mondo pieno di insidie e ritmi frenetici, per non parlare degli sforzi fisici e le pretese a cui le ragazze sono sottoposte, un mondo troppo pericoloso per una 14enne lasciata da sola. È per questo che Vlada è morta, perché lasciata da sola ad inseguire il proprio ambizioso sogno. E non c’è niente di strano per una adolescente nel sognare, ma forse si poteva fare un po’ di più per lei, magari accompagnarla e guidarla nella rincorsa alle sue aspirazioni per tutelare la sua giovane età, la sua vita, la sua bellezza e il suo stesso sogno.

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