Esteri

Un mondo sempre più armato

Ogni anno 1.700 miliardi di dollari di spesa militare

Il mondo è sempre più armato. E paesi come la Cina stanno costruendo la loro nuova potenza aumentando costantemente i fondi destinati agli strumenti di guerra. È quanto emerge dalle stime contenute nell’aggiornamento annuale del Database sulla spesa militare dell’Istituto per la ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) pubblicato la settimana scorsa.
Nel 2017 la spesa militare mondiale è salita a 1.739 miliardi di dollari, con un incremento dell’1,1% rispetto al 2016. La Cina, in particolare, ha proseguito con il suo incremento della spesa militare che continua da 20 anni, mentre gli Stati uniti – ampiamente primo al mondo – ha mantenuto costante la sua spesa.
“Il fatto che continui un’alta spesa militare mondiale è causa di profonda preoccupazione”, ha detto l’ambasciatore Jan Eliasson, presidente del Board del SIPRI. “Mina – ha continuato – la ricerca di soluzioni pacifiche dei conflitti nel mondo”.
Tra il 2012 e il 2016 la spesa militare nel mondo era rimasta relativamente costante, mentre tra il 1999 e il 2011 era cresciuta costantemente. Nel 2017 la spesa militare ha rappresentato il 2,2% del prodotto interno lordo globale, equivalente a 230 dollari per ogni cittadino del mondo.
A registrare importanti incrementi sono stati diversi paesi in Asia-Oceania, Medio Oriente. Potenze come Cina, India e Arabia saudita, mentre la Russia ha registrato una flessione.
Sono quasi 30 anni che la regione Asia-Oceania vede una crescita della sua spesa militare. La Cina, che è la seconda al mondo per spesa, ha incrementato nel 2017 del 5,6% la sua spesa militare, andando a rappresentare il 13% della spesa militare mondiale. L’India è salita a 63,9 miliardi di dollari, con un incremento su base annua del 5,5%. Anche la Corea del Sud ha visto una crescita dell’1,7%, arrivando a 39,2 miliardi di dollari. “Le tensioni tra la Cina e molti dei suoi vicini continuano a spingere la crescita della spesa militare in Asia”, ha spiegato Siemon Wezeman, ricercatore del programma SIPRI AMEX.
Per quanto riguarda il Giappone, che si sente particolarmente esposto alla minaccia nordcoreana e all’assertività cinese, il bilancio militare è stato nel 2017 di circa 45,76 miliardi di dollari, con un incremento su base annua dell’1,3%. È la prima volta dal 2012 che il bilancio militare è in crescita e questo è in linea con quanto dichiarato dal primo ministro Shinzo Abe che vuole una politica di sicurezza più attiva. Tokyo resta comunque solo l’ottavo paese al mondo per spesa militare.
Gli Stati Uniti continuano a rappresentare la superpotenza militare. Nel 2017 gli Usa hanno speso 610 miliardi di dollari, una cifra costante con il 2016. Questo tuttavia non è un segnale rassicurante, perché è stato interrotto un trend verso il taglio della spesa in armi e, secondo il direttore del programma SIPRI AMEX Aude Fleurant, “la spesa militare Usa nel 2018 è destinata a crescere significativamente a sostegno dell’aumento di personale militare e della modernizzazione delle armi convenzionali e nucleari”.
In forte calo, invece, la spesa militare in Russia nel 2017, tagliata di ben il 20% rispetto al 2016. Si tratta del primo calo annuale dal 1998, dovuto principalmente ai problemi economici del paese. La sua spesa si è attestata su 66,3 miliardi di dollari. Ciononostante, la percezione della minaccia russa ha spinto i paesi dell’Europa centrale e occidentale ad accrescere la loro spesa per la difesa rispettivamente del 12 e dell’1,7%. In totale, comunque, la spesa militare di tutti e 29 i paesi Nato è stata nel 2017 di 900 miliardi di dollari, il 52% della spesa militare mondiale. L’Italia ha speso 29,2 miliardi di dollari, scendendo al 12mo posto al mondo, con una quota sul Pil dell’1,5%.
In Medio Oriente, altro fronte caldo della politica globale, c’è stato un incremento della spesa militare del 6,2%. L’Arabia saudita ha incrementato la sua spesa militare del 9,2% nel 2017, arrivando a 69,4 miliardi di dollari e attestando il regno del Golfo al terzo posto al mondo.

Askanews
foto: Ansa

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