Cinema

Come un gatto in tangenziale

Di nuovo insieme la coppia Albanese e Cortellesi

Ad un anno dal successo di ‘Mamma o papà?’, il regista Riccardo Milani riunisce di nuovo Antonio Albanese e Paola Cortellesi per il suo ultimo film, ‘Come un gatto in tangenziale’, racconto in chiave comica del conflitto tra classi sociali, nelle sale dal 28 dicembre scorso e primo film italiano al box office di Capodanno con un guadagno di 3.070.240 euro per 435 mila spettatori e una media copia di 2596 euro.

I due attori interpretano rispettivamente Giovanni, un intellettuale impegnato che lavora in un ‘think tank’ con il compito di riqualificare le periferie urbane, e Monica, una ex-cassiera di supermercato che fa i turni alla mensa per gli anziani. Giovanni vive nel centro storico di Roma e la sua ex moglie, Luce, si è ritirata in Provenza per coltivare lavanda.

Monica vive invece a Bastogi, degradata periferia romana. Due persone totalmente diverse e decisamente agli antipodi, unite però da un obiettivo comune quando scoprono che i loro figli hanno stanno insieme: mettere fine a quel rapporto. Inseguendo questo obiettivo, i due iniziano a frequentarsi finendo per fare incursioni l’uno nella vita dell’altra: Giovanni, abituato ai film nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia; Monica, abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, finirà nella scicchissima Capalbio. Una storia che, però, non potrà che durare quanto…un gatto in tangenziale. L’intesa già consolidata tra i due attori cattura e coinvolge gli spettatori nonostante il non troppo originale tema del contrasto tra borghesia e proletariato, in una storia che riesce a fornire anche diversi spunti di analisi sociale.

Il film nasce da un’esperienza autobiografica del regista Riccardo Milani, che racconta: “Il primo fidanzato di una delle mie tre figlie viveva proprio a Bastogi: avevo visto tempo prima ‘Residence Bastogi’, un bellissimo lavoro di Claudio Canepari, e sulle prime ho reagito esattamente come il nostro protagonista Giovanni: ho seguito l’autobus che riportava il ragazzo di mia figlia a casa e ho conosciuto il suo quartiere e la sua famiglia.

C’è sempre un sospetto fisiologico quando non si appartiene allo stesso mondo ma invece nel nostro caso è nato un rapporto che dura ancora, siamo rimasti in contatto anche dopo che i nostri ragazzi si sono lasciati.

Conoscevo quelle case e quell’ambiente e in fase di scrittura del film abbiamo inserito una parte di quello che ho vissuto. E’ una commedia popolare piuttosto ‘alta’, un film molto trasversale che interseca generazioni ma anche classi sociali e culturali. In un momento in cui il nostro Paese vive una spaccatura molto forte è un film che parla di ascoltare le ragioni dell’altro, che è una vera rarità. Invece i due personaggi del film lo fanno e contro tutte le aspettative trovano qualcosa di buono da assorbire nella storia e nel vissuto dell’altro che pure è così diverso da loro. Per carità non vogliamo proporre né ricette né soluzioni ma soltanto cercare di far capire che un conto è teorizzare, un conto è vivere le cose sulla propria pelle.

Mi piace ricordare che feci leggere questo soggetto a Monicelli, poco prima della sua morte, e lui si divertì molto anche se stava vivendo un momento molto oscuro e articolato della sua esistenza.

E ci siamo divertiti anche noi nello scrivere e realizzare questo film”.

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