
Ogni fede suprema porta con sé la tentazione dell’assoluto: chi possiede la verità si sente autorizzato a imporla e quando Dio entra nella guerra, la ragione esce dalla stanza.
Chi è teocratico? Parlando dell’identità dell’Iran, universalmente descritto come sottoposto alla dittatura religiosa, teocratica, degli Ayatollah. Lo si pone a confronto con una “democrazia israeliana” che si dichiara immune perché eletta, giacché una tribù monoteista, fuggita dall’Egitto politeista, dal suo dio esclusivo era stata eletta suo popolo esclusivo. Una democrazia che dichiara il suo Stato riservato agli ebrei e in cui altre componenti sono di rango infimo e possono essere sterminate. Poi c’è l’Iran multiculturale, multietnico, multiconfessionale, in cui tutte le comunità sono rispettate e nessuna è discriminata. Dove regna la teocrazia, cioè dove si dispone delle cose e delle persone, senza limitazioni di diritto o morale, secondo un dettato valevole solo per chi se lo attribuisce? Qualche dubbio dovrebbe venire ai propugnatori dello scontro del bene, laico e democratico, gli USA, con il male, oscurantista e bigotto, dal capo del Pentagono Hegseth che termina le sue arringhe ai soldati con la recita abusiva di salmi della Bibbia, o dal comandante in capo che si fa ungere “eletto del Signore” nel nome di Cristo da un’accolita di pastori evangelici. Questa ottenebrazione demenziale scende poi per i rami quando i comandanti dei reparti spiegano alle reclute che “tutto ciò che vanno facendo le armate del Bene, inclusa la mattanza delle 180 bambine a Minab, fa parte del piano di dio, come da lui descritto nel Libro dell’Apocalisse 22,20, dove si annuncia il ritorno di Cristo e la fine dei tempi”. La consapevolezza della propria impotenza può sfociare nella distruzione del patrimonio millenario di civiltà, come accaduto in altre guerre imperiali a Palmira, Ninive, Babilonia e Baghdad: un gesto che riflette la frustrazione nichilista di chi è privo di cultura. L’Iran, forte di una lunga storia di intreccio tra politica e religione, ha sviluppato un equilibrio dinamico tra laicità e confessionalismo, senza mai irrigidirsi. Ayatollah Ali Khamenei era la Guida suprema dell’Iran dal 1989, la massima autorità politica e religiosa di un potere che parlava in nome dell’Assoluto; il 28 febbraio 2026 cadde in un attacco aereo israelo-statunitense, e con lui furono travolti uomini del potere, comandanti e membri della sua stessa famiglia. Emblematici i mandati di Mahmud Ahmadinejad: tra i più laici su alcuni temi sociali, attivi sul piano sociale e dinamici in politica estera. Celebre il suo rapporto con Hugo Chávez, simbolo di un approccio poco ortodosso e in contrasto con l’establishment legato a Khamenei. Va dunque posto fine, a essere seri, alla descrizione di questo Stato repubblicano a molti strati, tutti originati da elezioni, come “Regime dei Mullah”. Il religioso è stato sempre presente, a vari livelli, nelle strutture del potere, ma si allaccia alla tradizione imperiale degli Achemenidi e al suo universalismo. È dal VI secolo a.C. che l’Iran è la massima potenza culturale, politica e militare della regione, in fertile coesistenza con i califfi arabi in Mesopotamia e dalla visione altrettanto universalista e come rivali, più tardi, solo i turchi dell’impero ottomano. Una visione della vita, del mondo e della società che si distanzia dai messianesimo millenarista sia dell’ebraismo ortodosso, sia dei cristiani evangelici che costituiscono le milizie politiche delle dissennatezze di Trump e della coalizione Epstein. Leggetevi questa testimonianza che vorrei condividere sulla Repubblica Islamica dell’Iran. di ritorno da un altro mondo
Dal Ministro per la guerra senza pietà (Parole nuove per un mondo nuovo) Nel marzo 2026, il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti Pete Hegseth ha tenuto una “funzione religiosa” al Pentagono, dove ha pregato affinché Dio infligga violenza a “coloro che non meritano pietà” e affinché le “anime malvagie” siano consegnate alla “dannazione eterna”, dipingendo la guerra statunitense-israeliana contro l’Iran come una guerra sancita da Dio. Questa preghiera che ha recitato era stata letta da un cappellano militare statunitense alle truppe prima dell’attacco del 3 gennaio contro il Venezuela per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Hegseth con il suo suprematismo bianco continua: “Spezza il bastone dell’oppressore, vanifica i piani malvagi e spezza i denti degli empi. Con il soffio della tua ira, fa’ perire il male. Lascia che i loro tori vadano al macello, poiché è giunto il loro giorno, il tempo della loro punizione. Riversa la tua ira su coloro che tramano cose vane e spazzali via come pula al vento. Concedi a questa task force obiettivi chiari e giusti per la violenza”. Davanti all’esercito più potente e meno vittorioso della storia ha continuato: “Fa’ che ogni proiettile colpisca il bersaglio contro i nemici della giustizia e della nostra grande nazione. Dona loro saggezza in ogni decisione, resistenza per la prova che li attende, unità indissolubile e violenza travolgente nell’azione contro coloro che non meritano alcuna pietà. Preserva le loro vite, rafforza la loro determinazione e fa’ che la giustizia sia eseguita rapidamente e senza rimorsi, affinché il male possa essere respinto e le anime malvagie consegnate alla dannazione eterna preparata per loro”. Hegseth, un sionista cristiano e autore di un libro intitolato “American Crusade”, ha attirato le critiche del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, il più alto dignitario cattolico in Terra Santa. «L’abuso e la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa e qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo momento», ha detto Pizzaballa quando gli è stato chiesto del comportamento di Hegseth. “La guerra è innanzitutto politica e ha interessi molto materiali, come la maggior parte delle guerre. Dobbiamo fare tutto il possibile per non lasciare spazio a questo linguaggio pseudo-religioso, che non parla di Dio, ma di noi stessi. Se Dio è presente in questa guerra, Egli è tra coloro che stanno morendo, soffrendo e provano dolore e sono oppressi in vari modi, in tutto il Medio Oriente”.
Finale scontato Gli attacchi contro l’Iran rischiano di scatenare uno “tsunami macroeconomico”. Tranquilli: lo abbiamo già visto. Si chiama emergenza globale, e di solito finisce con un intervento monetario straordinario — proprio come ai tempi del COVID-19 pandemic. La narrazione ufficiale parlerà di stabilità, sicurezza, necessità. Quella reale è leggermente meno poetica: salvare un sistema finanziario iper-indebitato che, da solo, non sta più in piedi nemmeno con le stampelle delle banche centrali. Nel frattempo, mentre tutti guardano missili e mappe, e dobbiamo subirci a ogni tg il folle codino biondo, la crisi energetico-finanziaria fa il suo lavoro in silenzio. Con un tempismo svizzero, una “inevitabile” crisi geopolitica con nuove iniezioni di liquidità e strumenti “straordinari”, ovviamente temporanee per rattoppare il sistema attuale. È tutto in agenda anche se il caos maschera la versione successiva, possibilmente ancora più elegante… e fragile. Chi è ben posizionato incassa (subito), gli altri partecipano — involontariamente — al finanziamento dell’operazione sotto forma di aumento delle bollette e del mantra dell’austerità. Basta avere una scorta di vasellina pronta, così il “lato b” soffrirà di meno.
I temi sono tanti e li ho voluti riassumere, per offrire maggiore chiarezza e una visione d’insieme più immediata. Andrò per ordine sparso unendo i puntini della mia ricerca e narrazione da tastiera. Vince chi trova per primo il metodo neoliberista nascosto tra le crisi indotte a noi gleba. La crisi in corso non è solo geopolitica, ma un meccanismo più ampio in cui guerra, energia e finanza si intrecciano per gestire (o sfruttare) le fragilità del sistema economico globale e salvare l’agonizzante impero USA.
- Escalation in Iran → punto di partenza dello shock su petrolio e gas per destabilizzare mercati/Paesi
- Parallelo con COVID-19 pandemic → crisi e uso di decreti straordinari anticostituzionali
- Effetti reali sulle popolazioni → inflazione, calo dei salari, crisi industriale e caos sociale
- Lockdown energetici → controllo di consumi e mobilità
- Europa vulnerabile → dipendenza energetica con socializzazione dei costi e privatizzazione dei profitti
- Spinta verso finanza digitale → nuovi strumenti per sostenere il sistema tecnocratico
- Tecnologia e IA → più controllo su economia e società da parte delle big di pochi privati
- Possibile “reset” → trasformazione del sistema in un nuovo ordine mondiale (NWO)
In sintesi: la guerra e la crisi energetica non vengono viste solo come problemi, ma come strumenti per riorganizzare un sistema economico in difficoltà. Mario Draghi direbbe “Whatever it takes”.
Un impero di serial killer Per decenni, gli Stati Uniti sono passati da complotti segreti per assassinare i nemici, all’adozione aperta delle “uccisioni mirate” come politica ufficiale. Ora, nella guerra con l’Iran, questa evoluzione sta raggiungendo la sua fase più pericolosa, contro le “anime malvagie” condannate alla “dannazione eterna”. Ecco alcuni episodi che testimoniano la natura omicida della coalizione Epstein.
– 2023–2025 Striscia di Gaza e contesti correlati: il rapporto del Committee to Protect Journalists registra un record di 129 giornalisti e operatori dei media uccisi nel 2025, con circa 86 attribuiti alle forze israeliane, principalmente a Gaza. In molti di questi casi le IDF hanno usato droni o fuoco militare dichiarando di aver mirato a obiettivi ritenuti affiliati a gruppi armati, ma organizzazioni internazionali contestano tali affermazioni e li classificano come «omicidi mirati» di giornalisti. Tutto documentato, bombardamenti o attività sanitarie pressi strutture civili a Gaza.
– 10 settembre 2025 Sana’a (Yemen): un bombardamento israeliano sul complesso di un quotidiano houthi ha ucciso 31 giornalisti e personale dei media, secondo il Committee to Protect Journalists, rendendolo uno degli attacchi più letali mai registrati contro giornalisti.
– Marzo 2026 • Attacchi congiunti USA‑Israele contro funzionari iraniani: alti dirigenti iraniani, sono stati uccisi in attacchi aerei coordinati, segnando un’escalation significativa nei rapporti tra Iran, Israele e Stati Uniti. (Context nota: questa è una situazione di guerra aperta in corso.)
Stati Uniti – Siria 2025–2026 • Operation Hawkeye Strike: gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi aerei su obiettivi legati all’ISIS in Siria, come rappresaglia per un’imboscata in cui sono morti soldati statunitensi. Colpendo decine di posizioni ISIS e ucciso membri del gruppo, in una campagna continuativa di strike.
Stati Uniti e alleati – Yemen 2024–2025 • Airstrike congiunti USA‑UK su Houthis in Yemen: Sotto codici operativi come Operation Poseidon Archer e Operation Rough Rider, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno condotto centinaia di attacchi aerei contro siti houthi, causando decine di morti e numerosi feriti, con impatti anche su civili secondo fonti indipendenti.
Stati Uniti – Somalia 2025 • Strikes contro al‑Shabaab: L’AFRICOM USA ha condotto, insieme al governo somalo, attacchi aerei contro membri di gruppi come al-Shabaab, causando vittime tra i combattenti e anche tra i civili. Come ha avvertito il presidente colombiano Gustavo Petro al vertice della CELAC del 21 marzo: “Più gravi diventano i problemi dell’umanità, meno strumenti abbiamo per l’azione collettiva. E questa strada conduce solo alla barbarie”. Gli USA devono scegliere: continuare sulla strada della violenza illegale o voltare pagina, scegliendo diplomazia e coesistenza pacifica, come richiesto dalla Carta ONU. Per gli americani e per il mondo, è una scelta vitale.
La vergogna dell’Europa Un paese è stato attaccato senza alcuna giustificazione reale, a tradimento, mentre si simulavano negoziati e contemporaneamente veniva assassinato il suo capo spirituale. La comunità europea – o meglio, quell’organizzazione illegittima che porta questo nome – non solo non ha condannato apertamente la violazione del diritto internazionale compiuta da Stati Uniti e Israele, due potenze che sembrano aver perso ogni senso di responsabilità e decenza, ma ha imposto al popolo iraniano oltre le solite sanzioni da 50 anni, di cessare di difendersi. Nel frattempo, Gaza subisce bombardamenti indiscriminati, con centinaia di vittime civili, mentre la stampa internazionale documenta la sistematica uccisione di giornalisti e operatori umanitari. Negli ultimi cinque anni, Israele e gli Stati Uniti hanno intensificato una campagna di uccisioni mirate in Medio Oriente e in altre regioni. Per la prima volta nella storia, vediamo un capo di stato che si definisce “civile” parlare come un assassino: del capo religioso iraniano dice «lo uccideremo», degli abitanti iraniani «li massacreremo». Né Hitler né Stalin hanno mai pronunciato parole così spudorate. Eppure, quest’uomo non solo non viene incriminato o deposto, ma i leader delle cosiddette democrazie occidentali approvano tacitamente, accettando che politici possano oggi esprimersi con una brutalità forse mai vista nemmeno tra gli assassini o mafiosi più spietati.
Le Nuove Crociate: Chi sono i veri fanatici religiosi? I leader iraniani o quelli statunitensi e israeliani che ispirano la guerra in Iran? Forse queste tre notizie uscite in concomitanza allo scoppio della guerra in Iran e alcune dichiarazioni da parte di membri del Knesset nel parlamento sionista faranno chiarezza.
- Denuncia dei soldati USA Circa 200 militari statunitensi hanno presentato una denuncia alla Military Religious Freedom Foundation contro i propri comandanti. Accusano alcuni superiori di giustificare un possibile attacco all’Iran come parte di un “piano divino”, arrivando a sostenere che Donald Trump sarebbe stato scelto da Gesù per provocare l’Armageddon. Approfondimento: MRFF
- Dichiarazioni dell’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee ha dichiarato (in un’intervista con Tucker Carlson) che un’espansione territoriale israeliana in Medio Oriente non sarebbe problematica, richiamando la promessa biblica della Genesi “dal Nilo all’Eufrate”. biblegateway
- Preghiera nello Studio Ovale Il 5 marzo si è svolta una preghiera collettiva nello Studio Ovale con leader evangelici attorno a Trump. Figura centrale: Paula White Cain, guida dell’Ufficio per la Fede alla Casa Bianca e membro della lobby cristiano-sionista Christians United for Israel (CUFI).
Le tre notizie suggeriscono un collegamento tra: ambienti evangelici radicali negli USA, sostegno religioso a politiche militari (es. Iran) e visione teologica della “Grande Israele” In particolare, il CUFI (circa dieci milioni di membri) promuove l’idea che il ritorno degli ebrei in Israele acceleri eventi apocalittici legati alla seconda venuta di Cristo.
La farsa del fanatismo religioso, reale o evocato, trasformato in una figura simbolica del nemico: non più un avversario con interessi, storia e ragioni proprie, ma un’incarnazione del male da combattere. Il 28.10.23, parlando dell’ingresso nella nuova fase della guerra a Gaza, Netanyahu disse: “Dovete ricordare ciò che Amalec vi ha fatto, dice la nostra Santa Bibbia. E noi ricordiamo.” Il riferimento è a Deuteronomio 25,17-19. Il testo ordina a Israele di ricordare l’attacco degli Amaleciti durante l’esodo dall’Egitto: Amalec avrebbe colpito gli israeliti quando erano stanchi e vulnerabili, attaccando quelli che rimanevano indietro. Il passo termina con un’espressione molto più radicale: Israele dovrà «cancellare la memoria di Amalec da sotto il cielo» e non dimenticare. Quindi Gaza non è un episodio isolato, ma il laboratorio di un modello politico-militare più ampio, nel quale guerra, sfollamento, controllo territoriale e retorica religiosa vengono progressivamente normalizzati e riproposti altrove, dal Libano all’Iran. Il conflitto investe anche l’Occidente, dove censura e la delegittimazione delle proteste, crea repressione o marginalizzazione. La guerra e il riarmo vengono elevati a imperativi morali, a una missione di difesa della civiltà, mentre sanità, istruzione e welfare vengono subordinati ai vincoli economici. Per anni Bruxelles ci ha imposto la mannaia dell’austerità nei settori sociali; Adesso quegli stessi limiti sembrano dissolversi con i mastodontici progetti di riarmo, con deficit che diventano improvvisamente sostenibili. Non ripeterò ad nauseam chi sono i beneficiari di questa terza guerra mondiale a pezzi. La religione, quando viene sottratta alla dimensione spirituale e trasformata in strumento politico, diventa una potente macchina di separazione: crea fedeli e infedeli, amici e nemici, redenti e condannati. In questa prospettiva si colloca anche la critica secondo cui la sola possibile risposta è che gli Stati Uniti si trovano in una situazione storica alla quale solo la demenza è adeguata e che anche l’Europa, come suddita fedele degli USA, si sta autodistruggendo. Come in un videogioco il nemico si palesa come pericolo esistenziale, cui bisogna rispondere preventivamente con droni intelligenti, missili democratici e sanzioni terapeutiche. Anche se è una goccia nell’oceano questo mio scritto parla di una minoranza organizzata e impunita “l’Élite” assistita dai loro maggiordomi dei politici, intellettuali, artisti e tutti coloro che attingono al tavolo del potere, accontentandosi delle briciole e perdendo ogni dignità. Santoni che promettono la felicità nell’aldilà, mentre loro lucrano nell’aldiquà. Così viene manipolata la gleba disorganizzata e sedata dal consumo di merci e dalla dipendenza tecnologica, attraverso la menzogna la dissimulazione, l’inganno, le minacce, la censura e disonestà intellettuale. Forse il problema non è Dio. Forse è l’uomo che parla in suo nome. Il mondo è tutto qui. Per questo bisogna dominarlo, sfruttarlo, fino a distruggerlo. L’immortalità è qui, non per gli umili, per i sofferenti, ma per i ricchi e tecnocrati. Così, mentre le religioni diventano narrazioni distorte, la scienza, la tecnica “sfondano” verso la trascendenza e l’artificialità “intelligente” al posto della spiritualità. L’immortalità non è più oltrepassamento della morte, è semplicemente non morire. È Il sacro che c’è, il sacro che, trasfigurato, persiste.
Mario Pluchino
Lettura consigliata: Paolo Naso — Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump
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