Italiani in Svizzera

Italiani in Svizzera: Valeria Pinti

Raccontaci di te…
Mi chiamo Valeria e sono di Roma, sebbene la mia famiglia sia originaria del Molise, della Calabria e della Campania, un mix insomma! A Roma ho studiato fisica e poi sono arrivata a Zurigo, ormai otto anni fa, per un dottorato di ricerca sulla formazione delle nubi conclusosi nel 2012.
Qui ho conosciuto il mio attuale marito Florian e abbiamo una bimba di quattro anni, Sofia. Siamo una famiglia mista, dove ognuno parla la sua lingua d’origine con la bimba: io italiano, Florian svizzero tedesco e tra di noi inglese!

Come è stato il tuo impatto con la realtà svizzera?
Appena arrivata in Svizzera ho apprezzato molto l’organizzazione, la gentilezza e il poter uscire la sera da sola con i mezzi anche di notte (cosa impossibile in una città come Roma!). Anche il salario dell’ETH ho apprezzato, mi ha permesso infatti di vivere bene, senza pensieri e soprattutto mi ha dato la possibilità di avere una casa tutta mia. Se avessi fatto il dottorato a Roma questo non sarebbe stato possibile.
Una volta finita la fase dell’innamoramento con la Svizzera, ne ho scoperto anche i contro. Da quando sono diventata madre ho scoperto che qui le donne con figli hanno a disposizione poche e costose infrastrutture nel caso lavorino. Ho scoperto che la scuola pubblica materna inizia a quattro o cinque anni; questo significa dover pagare un nido privato per cinque anni nella peggiore delle ipotesi.
Ho scoperto che non esiste il tempo pieno, a meno che nella scuola di tuo figlio non ci sia un Hort, cosa molto frequente in città, ma probabilmente meno nei piccoli centri.
Insomma, la condizione femminile in Svizzera tedesca penso sia molto indietro rispetto a quella di altri Paesi.
Allo stesso tempo Zurigo è una città che offre, per ogni quartiere, moltissime attività per bambini: i Gemeinschaftszentren ne sono un valido esempio.
Il problema della lingua, specialmente nella parte tedesca, non è un problema da poco per noi immigrati. Lo svizzero tedesco è un dialetto e cambia da città a città, o da valle a valle come dicono gli svizzeri! Di corsi di tedesco ne esistono molti, ma ahimè agli svizzeri tedeschi non piace parlarlo.
Spesso per me, in una città multiculturale come Zurigo, è più semplice parlare inglese ed è anche molto apprezzato dagli zurighesi. Ormai riesco a capire il loro dialetto, sentendolo in casa, ma parlarlo è tutta un’altra storia!

Che rapporti hai con l’Italia?
Con l’Italia ho un buon rapporto: non lavorando, torno spesso per stare con la mia famiglia ed i miei amici. Sicuramente della mia cultura mi manca la spontaneità di Roma e la flessibilità mentale. La cultura italiana ho deciso di mantenerla viva attraverso la lingua e la memoria, motivo per cui ho scritto Ada, un libro che parla di mia nonna materna.

Parlaci di questo tuo progetto: il libro dedicato a tua nonna Ada…
Il tutto è iniziato per far conoscere questa donna così forte e caparbia a mia figlia. Il libro parla della giovinezza di mia nonna Ada nata in un piccolo paesino della Calabria.
Mia nonna non nacque in una famiglia agiata, ma con molta caparbietà ed un pizzico di fortuna, nonché d’intelligenza è riuscita ad approdare all’università conseguendo il diploma in ostetricia. Per lei l’indipendenza economica di una donna, pur essendo del ‘25, era importantissima ed io condivido fermamente il suo pensiero. Quale miglior modo di un libro per fare un tributo ad una donna forte e intelligente che per pura fortuna ho avuto come nonna?

Quando presenterai il libro?
Ada verrà presentato Sabato 24 Giugno al Punto d’incontro in Josefstrasse 102 a Zurigo. La presentazione inizierà alle 18:00 e verrò intervistata da Gloria Bressan.
Mi piacerebbe parlare dell’importanza della memoria del nostro passato e delle nostre radici, importantissimi soprattutto per noi immigrati, ragione principale per cui questo libro ha visto la luce!

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