Esteri

“Liu sta morendo”

L’uomo che inchiodò Pechino con la sedia vuota al Nobel

Liu Xiaobo “sta morendo”. Lo ha riferito l’ospedale di Shenyang dove l’attivista premio Nobel per la pace è ricoverato dal mese scorso a causa di un tumore al fegato in fase terminale. La famiglia di Liu è stata avvertita delle sue condizioni e ha rifiutato che venga intubato dopo aver sofferto una grave crisi respiratoria.
Un amico di famiglia del Nobel, Hu Jia, ha detto alla Dpa che continuano a nutrire la speranza di un trasferimento all’estero dell’attivista, negato dal governo di Pechino ed è per questa ragione che la moglie ha disposto che non sia intubato. “Una volta che lo intubano – ha detto – non sarà in grado di lasciare il suo letto, dal momento che la macchina non può essere fermata. Penso che la sua famiglia abbia ancora un’ultima speranza e io condivido la stessa speranza: che fino a quando può ancora respirare da solo, possiamo portarlo via”.
Dal canto suo, l’ospedale ha chiarito che “per restare vivo Liu ha bisogno di un’intubazione endotracheale”. Intanto, un portavoce del governo tedesco ha ribadito l’appello alle autorità cinesi perché permettano a Liu di recarsi all’estero per essere curato.

Il premio Nobel
La sedia vuota di Liu Xiaobo alla cerimonia di premiazione del Nobel per la pace 2010 rimane un potente simbolo della repressione di ogni dissenso da parte di Pechino. Scarcerato il 26 giugno perché colpito da un tumore al fegato ormai in fase terminale, il dissidente cinese non ha mai abbandonato la sua lotta intellettuale per la democrazia in Cina.
Scrittore, saggista, poeta, attivista per i diritti civili, il 61enne Liu Xiaobo è nato a Changchun, nella provincia di Jilin, il 28 dicembre 1955. Educato come cristiano, aveva conseguito un dottorato in letteratura all’università di Pechino. Pensatore brillante e anticonformista, filo occidentale, negli anni Ottanta Liu era molto noto nei circoli intellettuali della capitale cinese ed è stato visiting professor all’università di Oslo in Norvegia e, negli Stati Uniti, alla Columbia University e all’università delle Hawaii.
Nella primavera 1989 tornò dall’estero per partecipare alle proteste di piazza Tienanmen. Arrestato, rimase in carcere per 19 mesi. Nel gennaio 1991 fu condannato per “propaganda ed istigazione controrivoluzionarie”, ma senza finire in carcere.
Nell’ottobre del 1996 fu inviato a trascorrere tre anni in un campo di rieducazione a causa delle sue critiche al partito comunista.

L’ultimo arresto nel 2011
Liu Xiaobo è stato presidente del ramo cinese dell’associazione internazionale di scrittori Pen Club cinese fra il 2003 e il 2007, quando fu nuovamente arrestato e interrogato in carcere a proposito di suoi articoli apparsi sui siti web stranieri. L’ultimo arresto risale al dicembre 2008 a causa della sua adesione ad un movimento per l’avvento della democrazia in Cina.
Liu Xiaobo era il primo firmatario del manifesto di Charta 08, cui hanno aderito 330 intellettuali cinesi, che elencava una serie di riforme necessarie per una trasformazione democratica del paese asiatico. Il 25 dicembre 2009, Liu è stato condannato a 11 anni di carcere per “incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato”.
Nel 2010 Liu ha ricevuto il premio Nobel per la pace “per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina”. Pechino esercitò forti pressioni per evitare la premiazione di Liu, cui seguirono tensioni diplomatiche fra Cina e Norvegia. Sin dall’annuncio del premio, la moglie Liu Xia è stata posta agli arresti domiciliari nella sua casa di Pechino. Contro la donna non sono mai state mosse accuse formali.

redazione@lapagina.ch
Adnkronos
foto: Ansa

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