Cinema

Albanese va ‘Contromano’

Una commedia sull’integrazione e il multiculturalismo

A segnare il ritorno dietro la macchina da presa di Antonio Albanese è la commedia ‘Contromano’ interpretata e diretta dallo stesso attore comico e scritta insieme ad Andrea Salerno e Stefano Bises, con la collaborazione di Marco D’Ambrosio, in arte Makkox, fumettista satirico e blogger italiano. Nelle sale dal prossimo 29 marzo, la pellicola affronta il tema dell’immigrazione, realizzando un’ironica incursione nella quotidianità del nostro Paese ed indagando la paura del diverso attraverso un punto di vista che parte dal paradosso: cosa succederebbe se per risolvere il problema dei migranti, ognuno di noi ne riportasse uno a casa? Un’idea da cui partiranno le diverse disavventure che accompagneranno il protagonista da Milano fino al Senegal, casa del ‘suo’ immigrato.

La storia racconta infatti della folle idea di Mario, ordinario cittadino milanese la cui vita è scandita giorno per giorno dallo stesso immutabile ritmo: il lavoro nel negozio di calzini ereditato dal padre e la passione per l’orto messo su nel terrazzino di casa e curato con meticolosa attenzione. A sconvolgere la sua routine e gettarlo nel panico l’arrivo di un venditore ambulante di calzini che proprio davanti al suo negozio si mette a proporre la sua merce ai passanti. Giorno dopo giorno la mente di Mario finisce così per maturare un folle quanto paradossale progetto per risolvere il problema: rapire Oba, il venditore di calzini, e riportarlo a casa sua, in Senegal. D’altronde, nel singolare piano architettato dalla mente dell’ordinario e compito cittadino milanese, se ognuno facesse così, prendendosi il compito di riaccompagnare a casa un immigrato, il problema dell’immigrazione sarebbe presto risolto. La ‘rimpatriata’ verso il Senegal, questo viaggio ‘contromano’, dall’Europa all’Africa, si rivelerà però ben presto fonte di grandi complicazioni e di molte sorprese, prima di tutte quella della richiesta di Oba di riportare con sé anche la sorella Dalida. “Abbiamo lavorato alla nostra storia cercando di raccontare questioni complesse in modo paradossale.

La folle idea di partenza, se tutti riportassero un migrante a casa il problema sarebbe risolto, fa da perfetto innesco per una vicenda che porterà il nostro racconto ironico dall’Italia al Senegal in un continuo equilibrio tra realtà e lucida follia”, ha dichiarato l’attore e regista in merito al suo ultimo lavoro, il quarto, da regista. “Quella dei migranti è una questione gigantesca, io ho provato ad affrontarla da un punto di vista umano, guardando alle paure e ai sogni che abbiamo ‘noi’ e ‘loro’, provando a confrontarli in una relazione alla pari per riuscire a capire che facciamo tutti parte della stessa realtà”, ha continuato Albanese che con l’interpretazione di Mario ci regala un altro dei suoi ‘piccoli eroi’, un personaggio vintage, un po’ stordito, proprio come l’Europa, come lui stesso lo definisce.

“Sulla questione dei migranti ho sentito da certi politici pensieri che fanno inorridire, parole sulla razza che neanche Cetto Qualunque avrebbe mai pensato. Per questo ho scelto un racconto che ci riportasse tutti su un piano di normalità e umanità, in cui non ci sono buoni o cattivi, brutti o belli, noi o loro, ma un problema serio da risolvere. Il film è un paradosso, ma poi nemmeno tanto. Mi sono ispirato ad una iniziativa di Slow Food che aveva finanziato migliaia di orti in Africa, insegnando alle famiglie come coltivare, permettendo così a loro di mangiare e vivere. E poi mi piaceva che tra due esseri umani così diversi potesse nascere un incontro straordinario e alla fine scoprire la gioia, l‘amicizia, la vita”, ha concluso il regista.

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