Salute

Digiuno intermittente: pro e contro

Riduce il peso ma aumenta la ‘pancetta’ e favorisce il diabete

Fa bene, ma non del tutto; fa dimagrire, ma non sempre…insomma tutto e il contrario di tutto su un argomento 

da sempre oggetto di studi e argomentazioni contrastanti: il digiuno fa bene o no? Secondo alcuni studiosi dai due ai quattro giorni di digiuno da due a sei volte nell’arco di sei mesi, aiuterebbe il sistema immunitario a fare piazza pulita delle cellule danneggiate e favorirebbe il ringiovanimento.

A far loro eco altri studiosi che sostengono che se è innegabile che mangiare meno di quanto abitualmente facciamo allunghi la vita e riduca l’incidenza delle malattie, proporre il digiuno come sistema per vivere più a lungo è un’estremizzazione la cui efficacia e sicurezza non sono dimostrate e che potrebbe anzi creare dei potenziali rischi al metabolismo. In generale, sembra che il digiuno rappresenti uno stress per il nostro metabolismo costretto a ricavare nutrienti ed energia dall’organismo stesso e non dagli alimenti.

Ma intanto cosa si intende per ‘digiuno intermittente’? Ce ne sono di diversi tipi, da quelli che prevedono cinque giorni a settimana di regime alimentare normale e due, non consecutivi, con un ridotto apporto calorico, a quelli che prevedono 5 giorni di digiuno ogni tre mesi, passando per quello ‘giornaliero’ che impone di concentrare il consumo dei pasti durante un preciso arco temporale. Altri recenti studi condotti sui ratti proverebbero poi che, oltre agli altri benefici, il digiuno intermittente favorirebbe le funzioni cerebrali: una nutrizione a giorni alterni, infatti, comporterebbe la crescita di un numero maggiore di neuroni e la formazione di più sinapsi, ovvero collegamenti fra cellule nervose, migliorando di conseguenza l’apprendimento, la memoria e l’attività cerebrale in genere.

Questo perché in 10-14 ore di digiuno si esauriscono le scorte energetiche di glicogeno del fegato e l’organismo deve perciò attingere energia dai grassi che si trovano nelle cellule adipose. I grassi vengono trasformati in chetoni, molecole che stimolano l’attività e la crescita dei neuroni indispensabili per la salute delle cellule nervose: da qui l’effetto positivo sulla cognitività, che secondo gli studiosi è verosimile si verifichi anche nell’uomo perché le vie metaboliche sono le stesse. Su una linea opposta il recente studio presentato al congresso annuale della Società Europea di Endocrinologia, secondo il quale il digiuno intermittente se anche fa perdere peso, nuoce al metabolismo e aumenta la produzione di insulina. I ricercatori dell’Università di San Paolo, in Brasile, guidati da Ana Cláudia Munhoz Bonassa, hanno studiato per tre mesi dei roditori adulti sani sottoposti a regime di digiuno intermittente. Durante questo periodo, ne hanno monitorato i livelli di insulina, il peso corporeo e i radicali liberi. Alla fine del periodo, i ratti avevano perso peso, come previsto. Tuttavia, la distribuzione del loro grasso corporeo era cambiata in modo imprevisto: il tessuto adiposo addominale era aumentato e, come è noto, questo è legato ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2. “Questo studio sperimentale ha dimostrato come il digiuno intermittente determina un aumento dei radicali liberi, indici di stress ossidativo, un danno delle cellule beta del pancreas che producono insulina, un aumento del grasso viscerale e un aumento dell’insulino-resistenza. Tutte queste alterazioni metaboliche hanno aumentato l’incidenza di diabete negli animali che vi sono stati sottoposti.

Questi risultati chiariscono che la perdita di peso attraverso diete che mettono sotto eccessivo stress il nostro organismo non sono adatte per perdere peso in modo sicuro e soprattutto duraturo”, ha commentato Giorgio Sesti della Società Italiana di Diabetologia (Sid) e ordinario di Medicina interna all’Università Magna Graecia di Catanzaro. Insomma, tra uno studio e l’altro, per non perdere la bussola è forse meglio rifarsi al vecchio adagio secondo il quale la virtù sta in mezzo, scegliendo un regolare regime alimentare costantemente improntato ad un’alimentazione sana e contenuta.i.

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