
“Temer si dee di sole quelle cose c’hanno potenza di fare altrui male; De l’altre no, chè non son paurose» Dante Alighieri, Inferno, II, 88-90 (Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia) «Anche l’ultima nata tra le macchine, la cosiddetta IA, spacciata come un agente dai taumaturgici poteri, non è dunque intelligente poiché non pensa; poiché non ha coscienza né tantomeno autocoscienza; poiché vede ma non sa quel che vede; poiché parla e scrive ma non comprende il significato di quel che dice e scrive; poiché agisce ma non ne ha consapevolezza; ha capacità di calcolo superiori alla mente umana ma non possiede ragione. L’intelligenza artificiale è insomma una sofisticata macchina calcolante, un micidiale pappagallo stocastico” (autore anonimo). Non tratterò in questa mia divulgazione personale l’aspetto della cosiddetta “sostenibilità” ambientale ed energetica delle filiere dell’IA, la più grande e ingannevole delle fanfaluche. Buona lettura ai prodi che leggeranno fino in fondo.
Prefazione Nei conflitti contemporanei, dall’Ucraina, Gaza, Libano fino all’Iran gli elementi decisivi non solo più solo le armi fisiche, ma l’Intelligenza Artificiale e le capacità di elaborazione. È la gestione dell’informazione, dati interconnessi e algoritmi avanzati a determinare come un vero sistema operativo, l’esito dei conflitti o genocidi rispetto alla potenza di fuoco tradizionale. Se un tempo i settori bellici erano nelle mani degli stati nazionali oggi, con un’azione pervasiva inizializzata decisamente con il covid come metodo, le Big Tech, tradendo le loro originarie narrative di beneficio per l’umanità, si sono posizionate velocemente in prima linea per sfruttare le opportunità offerte dalle tensioni globali. La mia narrativa è libera da ogni velo di Soft power, anche se soggettivata dal mio lavoro di ricerca sui temi che propongo mensilmente. Mentre i riflettori restano puntati sul ristretto gruppo FAMAG — Meta, Apple, Microsoft, Amazon e Google — note per le nostre interazioni quotidiane, esiste un’altra azienda molto meno visibile ma forse ancora più influente: Palantir Technologies. Silenziosa, quasi assente dal dibattito pubblico, che si è integrata profondamente negli apparati di sicurezza e di guerra statunitensi ed è sempre più presente anche da noi. Palantir (parola presente nel Signore degli anelli che significa “coloro che sorvegliano da lontano”), a differenza delle Big Tech tradizionali, non cerca consenso pubblico, non fa pubblicità e non vive di visibilità mediatica. Vende potere: il potere dato a Stati e governi di prevedere, controllare, tracciare e dominare. Finendo così silenziosamente, per diventare essa stessa parte dello Stato. Fondata nel 2003 da Peter Thiel e Alex Karp, due figure apparentemente opposte ma perfettamente allineate nelle strategie, l’azienda nasce dichiarando da subito il suo campo di azione nella sicurezza nazionale. Utilizzata perfettamente nella guerra al terrore a seguito dell’11 settembre del 2001, Palantir non è stata un semplice fornitore di software più o meno complessi, ma ha sviluppato l’architettura operativa di un nuovo tipo di Stato, in cui la sorveglianza e abilitazione all’utilizzo della disciplina possono essere esternalizzate a entità private. Tutt’altro che beneficio e libertà per tutti e di una trasformazione radicale del contratto sociale stabilito nel dopoguerra. Oggi la paura esistenziale che vive nell’Occidente può avviarsi a diventare l’incubo fascistoide di un panopticon (occhio digitale onnipresente) digitale di massa.
Imperialismo digitale The Technological Republic (2025), di Alexander Karp e Nicholas Zamiska, sostiene che l’Occidente — in particolare gli Stati Uniti ha perso la capacità di orientare la tecnologia verso fini strategici e collettivi. I migliori ingegneri sarebbero stati assorbiti da app e consumi, mentre difesa e sicurezza nazionale sono rimaste sullo sfondo. La proposta è un riallineamento tra Silicon Valley e Stato per affrontare la competizione geopolitica dell’era dell’IA. È il progetto di una “repubblica tecnologica”: uno Stato che pensa come una macchina e una macchina che governa come uno Stato. Una necessità che diventa destino, e la politica che si adegua alla storia. Sotto la retorica di sicurezza ed efficienza si intravede uno spostamento più profondo: il cittadino sostituito dall’esperto, la decisione dal calcolo, la democrazia dall’efficienza. Nel libro che è un Manifesto, emergono alcuni punti chiave: l’élite ingegneristica della Silicon Valley deve partecipare alla difesa nazionale anche in ambito militare; il potere tecnologico va convertito in hard power basato su software e IA; la deterrenza nucleare è considerata superata e sostituita da quella algoritmica. Si propone il rafforzamento dell’egemonia statunitense, il riarmo di Germania e Giappone, una maggiore aggressività nella sicurezza interna e un ruolo politico diretto dei miliardari, contro mediazione e pluralismo. In questo quadro si inseriscono Peter Thiel e Alexander Karp. Qui si intrecciano teologia deformata, immaginari politici estremi e culto della tecnica, con l’IA evocata come strumento di sicurezza e guerra. Non marginalità, ma attori legati a infrastrutture che operano con il governo degli Stati Uniti e il Pentagono, dove il discorso diventa metodo di governo, in cui Palantir nasce come una piattaforma di analisi dei dati per individuare schemi e minacce. Thiel ne rappresenta la cornice ideologica, Karp la traduzione operativa. Insieme hanno costruito uno strumento centrale per sicurezza e intelligence, presentato come difesa della democrazia ma criticato come estensione del controllo.
Il core business: guerra e sicurezza Palantir da un volto nuovo della guerra, fornendo il sistema operativo dei conflitti moderni. Il contratto da 10 miliardi di dollari con il Dipartimento della Difesa USA per il progetto Maven Smart System consacra il suo ruolo di regista digitale del potere militare americano. Le sue piattaforme software (come Gotham) integrano dati da droni, satelliti, intercettazioni e social media in un quadro operativo coerente, rendendolo indispensabile in teatri complessi. In particolare, nel conflitto in Ucraina in cui il software di Palantir viene utilizzato per integrare dati provenienti da diverse fonti (satelliti, forze sul campo e social media) per coordinare le operazioni militari. A Gaza dove Palantir è fornitore di strumenti per Israele per l’identificazione di obiettivi militari, sollevando critiche e questioni etiche e legali legate al genocidio in atto e alla mancanza di trasparenza degli algoritmi utilizzati. All’interno degli Stati Uniti per sistemi di sorveglianza e polizia predittiva, FBI e CIA, utilizzano da tempo i suoi strumenti, oltre all’uso da parte della polizia di New York, che avrebbe investito milioni di dollari nei suoi sistemi. Palantir prevedere reati, luoghi e possibili autori, compromettendo la presunzione di innocenza, amplificando i pregiudizi esistenti e creare forme di sorveglianza discriminatoria. Tramite la piattaforma Falcon un database e i suoi strumenti analitici per identificare, tracciare e deportare migranti, contribuendo al c.d. “apartheid digitale” sin dal tempo della prima presidenza Trump. Se non ne scrivessi oggi a parte i pochi eruditi, questa società risulta sconosciuta alle masse, pur avendo un forte impatto sociale, è priva di un reale dibattito pubblico, essendo presentata come semplice strumento tecnico.
L’intelligenza algoritmica L’attuale boom dei data center, oggi giustificato soprattutto dallo sviluppo dell’IA, avrà in pancia strategie e scenari già da tempo schedulate. Come la tokenizzazione degli asset finanziari. L’infrastruttura globale di server ad alta sicurezza e capacità potrebbe infatti servire a gestire e proteggere enormi volumi di asset digitalizzati. Si ipotizza e ciò giustificherebbe gli investimenti esorbitanti delle Big-Tech per l’uso per i data center, legato alla programmabilità delle CBDC e delle stablecoin e alla sorveglianza. Le attuali modalità di sorveglianza – digitale, monetaria, comunicativa o geolocalizzata – sono divise in settori. Un’azienda tecnologica privata conosce il tuo comportamento online, un’altra la tua cronologia bancaria e un’altra ancora traccia i tuoi spostamenti. La vera novità non è la raccolta dei dati, ma la loro integrazione. Quando informazioni finanziarie, sanitarie, geografiche e comportamentali vengono aggregate in un unico sistema, la capacità di previsione e controllo cresce esponenzialmente. Aggiungendovi poi il monitoraggio del comportamento finanziario, avremmo tutte le potenzialità evidenti del denaro programmabile. Quindi la natura di ciò che chiamiamo denaro sarà cambiata e le capacità di sorveglianza dello Stato saranno notevolmente aumentate. Mi chiedo se non fosse questo l’obiettivo fin dall’inizio, e tutto il resto solo la narrazione necessaria per occultarlo?
Palantir sbarca in Europa con alcune partnership come le forze di polizia inglesi per creare una rete di condivisione dati in tempo reale. La polizia tedesca, dove 3 dei 16 Stati federali stanno già utilizzando il suo software Gotham, con l’obiettivo si estenderne l’uso a tutti gli Stati federali. Nel Regno Unito, il NHS affidò a Palantir senza gara una piattaforma dati per il COVID-19 al costo simbolico di una sterlina; il progetto si trasformò poi in un contratto milionario per la gestione dei dati sanitari nazionali, suscitando critiche da parte di medici e attivisti per il rischio di una privatizzazione della sovranità sanitaria. Non poteva mancare l’Italia alla grande abbuffata di Palantir dove il Policlinico Gemelli ha siglato nel 2023 una partnership per realizzare attività di ricerca nella medicina digitale, basata sulla gestione dei dati ospedalieri, esponendoci a rischi simili di dipendenza tecnologica. Palantir è avviata alla conquista dell’Europa, offrendo efficienza in cambio di dipendenza tecnologica e abuso di sovranità. Ogni epoca produce i propri sacerdoti. La nostra ha prodotto consulenti, manager e profeti dell’algoritmo. I camerieri del neoliberismo (politici) ne diffondono il verbo con zelo missionario: privatizzare è innovare, delegare è governare, rinunciare è progredire. E mentre applaudono, il potere cambia padrone senza mai passare dal popolo. Del resto, anche la nostra “madre cristiana” Giorgia Meloni ha ricevuto con tutti gli onori Peter Thiel, a conferma che i nuovi profeti della tecnica trovano sempre porte aperte presso chi proclama sovranità, mentre ne negozia le chiavi. Non voglio fare delle crociate contro la tecnica, ma sottrarla ai suoi sacerdoti. I profeti dell’algoritmo e i camerieri del neoliberismo ci ripetono che non esiste alternativa, ma ribadire che ogni potere sottratto al controllo democratico finisce per governare chi lo ha ceduto. Siamo sempre più succubi al Leviatano che impone e amministra senza ordinare ma calcolando. Il prezzo accuratamente nascosto di questa efficienza e sicurezza, presentata come inevitabile è soltanto una scelta politica come ultimo strumento.
CyberCapitalismo Cavalcando la Quarta Rivoluzione Industriale e facendo una radiografia del settore, dovrebbe essere palese alle masse belanti, il sistema che sta venendo alla luce. Molti esperti del settore ci dissero che, “per velocità e ampiezza supererà tutte e tre le precedenti”, minimizzando la sua potente ossatura economica. Immaginatevi che i cinque colossi Big Tech USA (Nvidia, Alphabet/Google, Apple, Microsoft e Amazon) capitalizzano un mercato, misura della dimensione e del peso finanziario (20-21 trilioni di dollari). Ciò equivale e supera il PIL dell’intera Unione Europea (18,5), mentre la sola capitalizzazione di Nvidia supera il PIL dell’intera Germania. Considerando le aziende tecnologiche sparse nel mondo, cinesi in primis, non dovrebbe essere un grande sforzo capire la potenza di spinta dei settori che guidano la transizione al CyberCapitalismo. Essa non consiste solo in una nuova economia, bensì in un vero e proprio cambio di civiltà, e le conseguenze sono enormi e sistemiche. Ma come per la rana bollita, tutto procede inesorabilmente veloce che mentre se ne parla, è già presente, come uno tsunami e le loro applicazioni travolgono interi campi sociali: industria, agricoltura, energia, trasporti, aerospazio, amministrazione, finanza, informazione e cultura. Dulcis in fundo il campo che si dimostra il campo più fertile di sperimentazione e applicazione dell’IA è quello della Tecnica militare e della guerra, dove da anni nel suo laboratorio di Gaza e Cisgiordania ha conseguito ottimi risultati e creato nuovi assets da proporre ai governi c.d. democratici e no. Per sintetizzare questo paragrafo sul Cybercapitalismo, tre sono i passaggi storici rilevanti: fase primordiale, in cui le macchine obbediscono agli uomini; fase intermedia, quella presente, in cui gli uomini si adattano sempre più alle logiche delle macchine; fase incombente, nella quale la fusione tra biologia, informatica e intelligenza artificiale apre la strada a nuove forme di integrazione uomo-macchina. Ho scritto ad nauseam sull’uso biopolitico di emergenze, shock sistemici e stati d’eccezione planetari. Conosciamo le sperimentazioni biochimiche e climatiche, farmacologiche e biopolitiche, come è stato fatto con l’operazione Covid-19. È la liberistica distruzione creativa che tutto travolge, compresi i campi politico, statuale e geopolitico e quei pochi neuroni attivi che abbiamo.
In breve: un hobbesiano Leviatano macchinico.
Visoni future di tutta questa merda che avanza, con qualche esempio per comprendere meglio.
1) Prestito bancario che ti viene concesso, delegato alla facoltà predittiva della macchina la quale, considerando le informazioni processate dall’algoritmo, calcola potenziali default e quindi decide sul prestito, e in quale modalità. Il mutuo non viene negato: semplicemente ti costa di più.
2) Sistema di credito sociale cinese volto a valutare e monitorare l’affidabilità finanziaria, giuridica, politica e morale di individui, aziende e istituzioni.
3) Sicurezza Vivi in una zona classificata come “a rischio”. Le pattuglie aumentano, i controlli stradali diventano più frequenti e tu vieni fermato tre volte in un mese. Non perché hai commesso qualcosa, ma perché vivi all’interno di una categoria che il sistema considera problematica.
4) Sanità Sei adulto e fumi. Un algoritmo sanitario stabilisce che appartieni a una categoria ad alto rischio.
Quando prenoti una visita specialistica, vieni inserito automaticamente in una coda diversa. Si prolungano i tempi di attesa, mentre un tuo vicino ne ha due. Non centra la politica austera ma il modello statistico.
5) Lavoro Cerchi lavoro e ti canditi e invii il tuo curriculum. Prima ancora che un essere umano legga il curriculum, un algoritmo assegna un punteggio al tuo profilo. Verrai poi accettato o scartato senza vedere mai umani, da una correlazione statistica che avrà i tuoi dati biometrici, la tua schedina penale e per chi voti (se voti), e addirittura se fai uso di profilattici o altri toy e sei fluido o meno.
6) Viaggi per una meta esotica e all’arrivo vieni selezionato per controlli aggiuntivi. Non vieni accusato di nulla, ma una combinazione di viaggi, contatti, e foto sospette prelevate dal cloud e alcune destinazioni e dati storici ti hanno assegnato un livello di rischio superiore alla media. Quindi il viaggio si conclude.
7) Istruzione Tuo figlio che frequenta una scuola pubblica, viene segnalato preventivamente che appartiene a una categoria o gruppo etnico con maggiore probabilità di abbandono scolastico. Gli vengono proposti gentilmente dei percorsi differenti, ma la previsione rischia di trasformarsi in destino o giudizio.
Riassumendo, La tua vita in una società governata dai data center che raccolgono i dati che tu stesso diligentemente alimenti, è definita in ogni istante. Non saranno dei droni che ti seguono o degli agenti sotto casa che ti osservano, ma tutto banalmente più semplice. La tua e la vita di noi tutta deciderà opportunità, priorità e accesso ai servizi. Nessuna distopia apparente, ma invisibile, facendo leva sul nostro irrinunciabile confort e quindi ricattabili della nostra presunta e illusoria libertà decisionale. Il vero cambiamento o futuro già presente, non è che lo Stato ormai succube dell’1% dell’Élite sappia più cose su di te. Gli Stati hanno sempre raccolto informazioni. La novità è che le decisioni vengono prese prima che tu possa discuterle. Non sei giudicato per ciò che hai fatto, ma per ciò che il sistema ritiene probabile che tu faccia. È questa il messaggio ecumenico di aziende come Palantir: trasformare enormi quantità di dati in decisioni operative. Un potere nel nome dell’efficienza e sicurezza al capezzale del profitto. Dopo secoli di lotte per i diritti, significa il passaggio ad una società fondata sulle probabilità, non più come un soggetto politico, ma un profilo da amministrare. La Repubblica Tecnologica di Palantir e il suo Manifesto ha bisogno del pensiero reazionario per autogiustificarsi, e possiede tutti gli strumenti per realizzare un futuro di subumani e per pochi transumani previlegiati eletti. Ho voluto illustrare un progetto di alleanza fascista digitale, che fa uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati, per produrre strumenti manipolatori e per combattere il non allineamento ideologico.
Nella prima enciclica intitolata “Magnifica Humanitas”, Papa Prevost sostiene che la storia è un processo in continuo movimento, determinato non dalle singole volontà ma dal sistema produttivo in cui siamo tutti immersi e subordinati. La sua sopravvivenza dipende dall’innovazione tecnologica e, con l’IA, tende ad ampliare ulteriormente il proprio dominio, integrando sempre più l’umanità nei suoi processi. Vi si legge anche: “non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito”. E inoltre: “la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata”.
“Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri. Mente freddamente, e questa menzogna gli striscia dalla bocca: “Io, lo Stato, sono il popolo.” — Così parlò Zarathustra
Mario Pluchino
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