Esteri

India, storica svolta: l’omosessualità non è più reato

La comunità Lgbt e difensori diritti festeggiano

La comunità LGBT in India ha festeggiato la scorsa settimana la depenalizzazione dell’omosessualità, svolta storica nel secondo Paese più popolato al mondo, decisa dalla Corte Suprema che ha giudicato illegale un vecchio articolo del codice penale in base al quale i rapporti gay potevano comportare sino a 10 anni di carcere, in teoria addirittura l’ergastolo. Scene di gioia e festeggiamenti improvvisati hanno accolto il verdetto della massima istanza giudiziaria indiana, che con una decisione unanime dei cinque giudici che la compongono ha stabilito l’annullamento della famigerata “sezione 377”, di epoca coloniale, secondo cui l’omosessualità è “reato contro natura”.

“La legge era diventata un’arma di abusi contro la comunità LGBT”, ha dichiarato il presidente della Corte suprema Dipak Misra. “Qualsiasi discriminazione fondata sulla sessualità equivale a una violazione dei diritti fondamentali”, ha aggiunto. Da mesi al centro di una battaglia giudiziaria sfociata nella storica svolta, l’articolo 377 era in realtà applicato molto raramente da tempo.

“Sono senza voce! C’è voluto del tempo ma posso finalmente dire di essere libero e di avere diritti uguali a tutti gli altri”, si entusiasmava a Calcutta come tanti altri in tutto il Paese Rama Viji, uno studente riunito assieme agli amici per seguire la lettura del verdetto. Anche se una comunità gay discreta, ma dinamica esiste nelle grandi città come Delhi o Bombay, i rapporti sessuali tra uomini o tra donne restano molto mal visti nella società indiana. Numerosi indiani, in particolare nelle zone rurali del Paese (dove risiede il 70% dei 1,25 miliardi di abitanti) considerano l’omosessualità una malattia mentale.

La Corte suprema aveva ascoltato a luglio gli argomenti di riccorrenti omosessuali, tra loro anche alcune celebrità, che hanno sostenuto l’incostituzionalità dell’articolo 377 e la decisione odierna non è stata una vera sorpresa. Il governo nazionalista hindu del premier Narendra Modi aveva scelto di non schierarsi sulla questione e lasciarla completamente nell mani della giustizia.

La depenalizzazione dell’omosessualità era già stata stabilita una prima volta in India dall’Alta Corte di Delhi nel 2009. Ma nel 2013 due giudici della stessa istituzione hanno ottenuto l’annullamento della decisione, sostenendo che la questione non era di competenza della giustizia ma del legislatore. La marcia indietro ha scatenato forti reazioni tra i difensori dei diritti, che hanno iniziato a promuovere ricorsi dopo ricorsi.

[email protected] / Afp

foto: Ansa

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