Italiani in Svizzera

Italiani in Svizzera: Assunta Antinori – Di Vito

Ci racconti di lei…

Mi chiamo Assunta Antinori, sono nata in Provincia di Potenza, a Pergola di Marsico Nuovo per la precisione, i miei genitori facevano parte delle famiglie più povere del paese. Hanno fatto tanti sacrifici e alla fine degli anni ‘50 mio padre ha deciso di venire in Svizzera. Nel 1963 ha voluto portare pure noi, mia madre, mio fratello di 5 anni ed io di 11 anni. Mamma e papà lavoravano e io stavo a casa con mio fratello. Siamo venuti a Nänikon, dove abbiamo conosciuto una bravissima famiglia svizzera. Quella volta siamo stati solo per tre mesi.

Qual è stato il suo primo impatto con la realtà svizzera?

Io ho avuto subito una buona impressione. Il padrone della casa era italiano ma da molti anni in Svizzera. Allora si viveva diversamente, c’era un solo bagno per tutti, una cucina in comune per tutti, ma per me non è stata molto pesante, dopo tre mesi, però, siamo tornati in Italia perché mio nonno era solo. I miei volevano mandarci in un istituto per farci studiare, ma essendo maschio e femmina avrebbero dovuto separarci. La cosa non piaceva a mia mamma che già non voleva separarsi da noi, così alla fine siamo tornati in Italia tutti assieme. A gennaio del ’67, però, siamo ritornati in Svizzera, faceva un freddo che non vi dico! Siamo arrivati a Chiasso e allora si passava la visita medica. Quando i doganieri hanno scoperto che eravamo sprovvisti di biglietto di ritorno ci hanno fatto scendere dal treno e io e mia mamma siamo dovute tornare indietro. Tra pianti ci siamo separati e abbiamo dovuto dividere quelle poche cose che avevamo. Il maggio successivo mio padre è riuscito a portarci in Svizzera.

Quella volta abbiamo lasciato mio fratello in Italia, all’inizio stavamo solo a casa e piangevamo al pensiero di aver lasciato mio fratello e anche perché non sapevamo la lingua: ci siamo trovate spaesate: noi venivamo da un paese che non aveva neanche semafori e traffico, quindi quando attraversavamo la strada qui ci prendevamo per mano! Oggi ci rido però sono ricordi che comunque ti toccano.

Piano piano abbiamo cercato lavoro, mia madre è andata al Kantonsspital a Zurigo, poi a Uster ed io ho lavorato in ristorante anche se ero priva di permesso: andavo là per aiutare e prendere qualcosina, dopo non molto ho dovuto lasciare perché qualcuno ha avvisato la polizia.

Ho lavorato presso la Migros al Stadelhofen e successivamente ho lavorato in un negozio di scarpe alla Langstrasse a Zurigo per nove anni. Quando mi sposai mi trasferii a Lucerna, dove ho lavorato per altri due anni in un negozio di scarpe e successivamente per 28 anni alla Migros. In Svizzera mi sono sempre sentita bene, non ho mai avvertito quel peso di essere straniera o migrante, io penso che se ti adatti va bene. Qualche volta è capitato di aver sentito qualche parola sgradevole, come quella volta sul tram, dove una signora ha detto: ‘chissà se questa zingara ha un biglietto!’, oppure quando lavoravo alla Migros al Stadelhofen e una signora in tedesco mi ha detto: ‘vai a lavarti che fai puzza!’, ma io ho sempre creduto che non tutti siano così. Quello che mi dava fastidio, invece, è quando i connazionali parlavano male della Svizzera. Io mi dicevo: ‘scusa, ci hanno ospitato e ci hanno dato lavoro, noi abbiamo bisogno di loro!’.

Ha mai pensato di tornare a vivere in Italia?

Ormai siamo qui da tanti anni e voglio rimanerci, ci torno volentieri in Italia, ma non per sempre. Non so, la mentalità, specialmente nei paesini piccoli, è tutta diversa. Inoltre mio marito è morto ed essendo sola non me la sento. Io sono abituata qua dove nessuno ti dice qualcosa, fai quello che vuoi, non sei controllata, invece nei paesini piccoli in Italia è diverso. Mio marito era di Pesaro e già si nota la differenza tra un piccolo paese e Pesaro.

Vado in vacanza e a trovare le persone, ma poi voglio tornare in Svizzera. Noi abbiamo dei buoni medici in Italia ma il sistema non funziona e la realtà è sempre quella, qui invece funziona tutto. Mi sono anche naturalizzata, oggi abito ancora a Lucerna. Quando mi sono sposata, tramite il direttore del negozio per cui lavoravo sono potuta andare a lavorare a Lucerna. Dopo 2 anni è nato il mio bambino e ho fatto una pausa di 5 anni, mio marito lavorava a turni per cui ho ripreso a lavorare andando quando lui era a casa, così che il bambino poteva stare con noi. Avevo 43 anni quando mio marito è morto e ho fatto da mamma e da papà, ma ce l’ho fatta! Oggi sono nonna di Cristian che ha 10 anni, a lui piace cucinare con me, visto che io i suoi giochi non li conosco ci divertiamo in cucina!

Qual è la differenza maggiore tra italiani e svizzeri?

Noi Italiani siamo molto più aperti e molto più familiari. D’altro canto gli svizzeri hanno un altro modo… quando è morto mio marito c’era una signora svizzera accanto a noi e non finirò mai di ringraziarla per quello che ha fatto per me e per mio figlio. Gli svizzeri si pongono diversamente, ti invitano per un caffè ma senza fare domande, ti aiutano in questi periodi senza essere invadenti. Se volevo parlarne mi ascoltavano, ma altrimenti mi chiamavano veramente per farmi distrarre!

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