Piccolo Schermo

‘Kings of crime’: Saviano racconta le vite dei boss

Debutta il 4 ottobre su Nove la serie di factual discovery sui boss della criminalità organizzata

Il camorrista Paolo di Lauro, detto Ciruzzo ‘O Milionario, il boss napoletano che ha ispirato la figura di Don Pietro Savastano in Gomorra; il narco trafficante messicano El Chapo che muoveva tonnellate di droga; il re della ‘ndrangheta Antonio Pelle, una sorta di fantasma che per anni ha guidato la n’drangheta: sono loro i tre boss della criminalità organizzata di cui Roberto Saviano racconterà la vita a partire del prossimo 4 ottobre, serata di esordio del suo nuovo programma, ‘Kings of crime’. Quattro puntate, tre biografie ed un’intervista al pentito Maurizio Prestieri, uomo di fiducia per venti anni di Paolo Di Lauro, che andrà in onda nella seconda serata del 4 ottobre, subito dopo la storia del boss napoletano. Storie di uomini che, per destino o per scelta, sono diventati i più temuti boss della malavita, raccontate su più piani narrativi, dal monologo alle fonti di archivio, con il sostegno di prove e documenti originali.

Quello che ne viene fuori è una sorta di fenomenologia del boss mafioso, attraverso le storie di persone che hanno messo le loro sorti a servizio della vita più cupa. Ideato con Federica Campana e scritto insieme a Luca Monarca, il programma rimescola fonti, dati e dichiarazioni per restituire al telespettatore una visione quanto mai reale del fenomeno mafioso che va anche oltre i confini nazionali. Le storie raccontate da Saviano verranno infatti trasmesse anche in America Latina, Spagna, Portogallo, Francia e Germania. “Sono contento che Discovery abbia deciso di fare questa follia e di non avere paura di raccontare queste storie. Alla fine lo spettatore capirà che questo non è un fenomeno solo locale ma mondiale e che in Italia stiamo dimenticando distratti da altri temi. Le mafie ammazzano tutti i giorni in Calabria ma questo non importa a nessuno”. E’ Saviano stesso a definire il programma una serie del genere ‘factual’, un genere a metà tra l’inchiesta e l’approfondimento: “Dopo Gomorra mi chiedevano solo serie tv; certo la serie tv ha qualcosa di magico consentendo nel corso delle diverse puntate l’approfondimento. Allora abbiamo tentato di portare il modello del factual giocando sull’intrattenimento, volendo mostrare i meccanismi nascosti e i personaggi reali dietro i fatti cui si ispirano le serie tv.

E’ la prima volta che si fa una trasmissione di questo stile in Italia. Per questo ho voluto ambientarla in un’università, parlando agli studenti, mi pare che ci sia un approccio scientifico. Anche se l’obiettivo è prendere ogni singolo spettatore e farlo sprofondare nelle storie. E storie con temi difficili e importanti come questo: le tv nazionali stanno dimenticando le cose su cui si dovrebbe approfondire. Si parla solo di immigrati, un tema su cui non servono ragionamenti: o sei a favore o sei contrario, quasi per riflesso condizionato, per ideologia. Non è difficile avere un’opinione. Sulla criminalità organizzata e il narcotraffico invece sì, devi essere informati ed è questo che vogliamo fare”.

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