Musica

Un rapper da Pulitzer

Grazie all’album ‘Damn’, Kendrick Lamar si aggiudica il Pulitzer per la musica

Battuto agli ultimi Grammy Awards, arriva a sorpresa la rivincita di Kendrick Lamar, uno dei rapper più famosi e amati dell’intero panorama musicale, che si aggiudica il premio Pulitzer per la musica, segnando un primato storico: è infatti la prima volta che un rapper si aggiudica il prestigioso premio letterario che nei suoi 102 di storia è stato riservato solo ad artisti jazz o classici.

La giuria, composta da 19 persone appartenenti al settore dell’informazione, del mondo accademico e di quello letterario, ha premiato il rapper per l’album ‘Damn’, ottima sintesi della complessità dell’attuale situazione della comunità afroamericana: “È una pietra miliare messa a segno per la capacità di raccontare l’esperienza afroamericana. Offre istantanee che catturano la complessità della vita moderna afroamericana”, si legge infatti nella motivazione del premio. “Riempiamo il vuoto della disoccupazione facendo i criminali, le strade parlano, riempiamo gli spazi con le nostre bare, riempiamo le banche di soldi, riempiamo le tombe di padri, riempiamo i bambini di stronzate, blog e pulpiti, li riempiamo di gossip.

Deve essere così che Pac si sentiva: come se l’apocalisse stesse per arrivare. È come se il mondo intero volesse le mie preghiere, ma chi cazzo sta pregando per me?”, canta il rapper in ‘Feel’, uno dei brani dell’album. “Non conosco nello specifico l’opera, ma in questo caso stavamo considerando un disco che avesse influenze hip hop. Così qualcuno ha detto: ‘Perché non metterci direttamente un disco hip hop?’ ed allora è stato proposto Kendrick Lamar e sono stati tutti d’accordo”, ha raccontato Dana Canedy, la responsabile dei premi Pulitzer.

Nelle sue 14 tracce, tra le quali è incluso anche un duetto con Rihanna, l’album affronta temi globali come la religione e la paura della morte, tanto da essere stato definito quasi un lavoro mistico (grazie anche i riferimenti al Deuteronomio, alla Lettera di Giacomo e alla Bibbia), rappresentando anche una sorta di racconto del percorso religioso dell’artista: “Una collezione virtuosa di canzoni accomunate da un’autenticità gergale  e un dinamismo ritmico che offre aneddoti commoventi in grado di catturare la complessità della vita moderna degli afroamericani”, ha commentato ancora la giuria del Pilitzer.

Netto quindi lo stacco dai lavori precedenti che hanno consacrato l’artista afroamericano, da ‘Good Kid, M.A.A.D City’ a ‘To Pimp a Butterfly’, da ‘Section 80’ a ‘Untitled Unmastered’. Oltre a sfondare le hit parade, ‘Damn’ ha vinto cinque Grammy pur avendo perso il premio più ambito, quello dell’album dell’anno, conquistato da Bruno Mars con ‘24K Magic’. Nato a Compton, uno dei sobborghi più difficili di Los Angeles, Kendrick Lamar, appena trentenne, dopo il premio Nobel assegnato a Bob Dylan nel 2016, ha stabilito una nuova tappa fondamentale per tutta la musica e non solo per la cultura rap.

“Senza dubbio crescere in un quartiere difficile di Los Angeles come Compton mi ha fatto fare i conti con la realtà. Quando nasci in un posto del genere non puoi nasconderti, devi uscire di casa e confrontarti con quello che hai davanti, anche scenderci a patti se è necessario. Da questo punto di vista la musica mi ha sempre aiutato molto perché, nonostante quello che si dice, fare hip hop significa soprattutto una cosa: uscire di casa e raccontare ciò che si vede”, ha spiegato Lamar.

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foto: Ansa

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