Esteri

Brexit e la questione dei diritti

La premier britannica Theresa May ha aperto un nuovo fronte di attrito con l’Unione europea nell’ambito dei negoziati per la Brexit. Secondo la premier non c’è accordo sullo status dei cittadini Ue che arriveranno in Gran Bretagna nel periodo di transizione dopo il divorzio. I cittadini europei che saranno nel Regno Unito da dopo marzo 2019 non avranno gli stessi diritti di quelli che si trovavano nel Paese prima.

Secondo la stampa britannica, per i cittadini Ue in Gran Bretagna nel periodo transitorio sarebbero necessari permessi di lavoro obbligatori, restrizioni nell’accesso al welfare e registrazione all’arrivo. Parlando ai giornalisti May ha dichiarato che i dettagli “sono oggetto di negoziati per il periodo di implementazione, ma mi è chiaro che c’è una differenza tra coloro che sono venuti prima dell’uscita (dall’Ue) e coloro che arriveranno quando si saprà già che il Regno Unito sta lasciando” l’Ue.

May ha aggiunto che contrasterà l’idea di coloro che dicono che non cambierà molto dopo il divorzio. “Quello che stiamo facendo è il lavoro che i britannici hanno chiesto al governo di fare, realizzare la Brexit” e “non hanno votato affinché nulla cambiasse”.

La risposta di Verhofstadt

Il coordinatore dell’Europarlamento per la Brexit avverte Londra, dopo la nuova presa di posizione della premier Theresa May, secondo cui i cittadini Ue che approderanno nel Regno Unito nel periodo di transizione dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue non avranno gli stessi diritti di quelli arrivati prima.

“I diritti dei cittadini durante il periodo di transizione non sono negoziabili. Non accetteremo che ci siano due tipi di diritti per i cittadini Ue. Serve continuazione dell’acquis in vigore, se vogliamo che la transizione funzioni”, ha detto Guy Verhofstadt al Guardian, commentando le dichiarazioni di May.

Per Bruxelles, sulla questione c’è già un accordo con May, che – in difficoltà sul fronte interno – ora sembra intenzionata a fare marcia indietro. E l’Ue “respingerà con fermezza qualsiasi tentativo di annacquare le quattro libertà fondamentali, incluso il libero movimento dei cittadini, durante la transizione” post-Brexit, ovvero dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020.

Askanews

foto:  Ansa

Articolo precedente

Siamo tutti squilibrati?

Prossimo articolo

Campagna elettorale a colpi di impresentabili

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *