Politica

Elezioni 4 marzo 2018: i risultati

A momenti diversi i principali esponenti dei partiti più votati hanno commentato il risultato del 4 marzo 2018. Il quadro che si è delineato nella giornata all’indomani dalle votazioni vede l’avanzata del centrodestra e in maniera particolare la disfatta del Pd, con in assoluto il successo incontrastato dei pentastellati .

Il primo partito, è quello dei grillini che superano il 32%, seguito dalla coalizione del centrodestra (Lega, FdI e FI) con il 37% circa delle preferenze e, con solamente il 22%, il partito di Renzi segna una delle sconfitte più pesanti della storia.  L’unica certezza di queste elezioni è che non è stata raggiunta la fatidica soglia del 40% e quindi manca una maggioranza ben delineata.

“Gli italiani ci hanno dato un mandato”

Entusiasta del risultato, grato alla rete è sorridente Matteo Salvini. “È una vittoria straordinaria che ci carica di orgoglio, gioia e responsabilità. Milioni di italiani ci hanno chiesto di prendere per mano questo paese. Lo vedo come voto di futuro”, esordisce Salvini nel suo intervento in conferenza stampa dove si presenta per un primo commento a caldo.  I progressi della Lega in questi anni, grazie anche all’intervento di Salvini, sono evidenti, spiega il leader della lega che il suo partito è “il movimento politico che è cresciuto più di tutti anche del M5s, che è evidentemente il primo partito e il voto va accettato, ma noi siamo passati dal 4 al 18% – prosegue – In tutte le regioni abbiamo avuto un risultato incredibile”. Per quanto riguarda la coalizione rassicura: “Voglio mantenere l’impegno preso con 60 milioni di italiani che riguarda la coalizione di centrodestra con cui abbiamo il diritto e il dovere di governare nei prossimi anni”.

E ribadisce che la squadra con cui lavorare è solo il centrodestra: “Ho letto analisi bizzarre su coalizioni strane, io mantengo la parola e non cambio idea ogni quarto d’ora a differenza di altri: la squadra su cui lavorare e ragionare è il centrodestra”. “La Lega ha vinto nel centrodestra e resta alla guida del centrodestra”. Ma sarà Mattarella a decidere “qual è il presidente del Consiglio che ha numeri più vicini alla realtà – lancia una frecciatina a Di Maio -. Non ho mandato liste di ministri via mail e non do suggerimenti”. Per quanto riguarda Renzi, solo poche affermazioni affermando che il voto ha “punito l’arroganza di Renzi e dei suoi”. “Sono e rimarrò populista: chi ascolta il popolo fa il suo dovere – dice -. Di ‘radical-chic’ gli italiani non ne hanno più voglia”.

“Oggi inizia la Terza Repubblica!”

Esaltato dal risultato Luigi Di Maio ha affrontato la conferenza stampa all’hotel Parco dei Principisalutando quella che lui chiama la “Terza Repubblica”. “Oggi inizia la Terza Repubblica e sarà una Repubblica dei cittadini italiani”. “Questo è un risultato post-ideologico, che va al di là degli schemi di destra e sinistra: riguarda i grandi temi irrisolti della nazione. Insomma – ripete – temi, non ideologie”. In merito alle possibili alleanze Di Maio afferma che il MoVimento è aperto “al confronto con tutte le forze politiche a partire dalle figure di garanzie che vorremo individuare per le presidenze delle due camere ma soprattutto per i temi che dovranno riguardare il programma di lavori”, ha precisato.

Grazie a questi risultati il M5s “triplica il numero dei parlamentari eletti”, ha aggiunto sottolineando che “ci sono intere regioni che sono andate al Movimento Cinquestelle”. Per questo motivo il MoVimento sente “la responsabilità di dare un governo al Paese. Lo diciamo soprattutto agli investitori: noi questa responsabilità la sentiamo”, ha aggiunto Luigi Di Maio in conferenza stampa dove ricorda: “oggi le coalizioni non hanno i numeri per governare”. Così Di Maio si è detto “fiducioso che il presidente della Repubblica saprà guidare questo momento con autorevolezza e responsabilità”. Adesso, con questi numeri, “tutti quanti dovranno venire a parlare con noi: e questa è la migliore garanzia di trasparenza per i cittadini, perché tutti i partiti –  afferma Alessandro Di Battista – dovranno venire a parlare con noi secondo i nostri metodi di trasparenza, correttezza e credibilità. E questo varrà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane”.

“Siamo all’opposizione”

L’ultimo in termini di tempo a prendere parola in conferenza stampa è l’ex premier Matteo Renzi che dalla sede del partito democratico di Roma, ha annunciato le dimissioni da segretario del Partito democratico e l’avvio delle procedure per un prossimo congresso. Il segretario del Pd è il vero e principale sconfitto di queste elezioni politiche, nel suo intervento ha ammesso la sconfitta senza esitazioni:”È ovvio che io lasci la guida del Pd e come previsto dallo Statuto ho già chiesto di convocare una Assemblea nazionale per aprire la fase congressuale. Questo accadrà al termine della fase di insediamento del nuovo Parlamento e la formazione del nuovo governo”. Dimissioni sì, ma solo dopo la formazione del nuovo governo, cosa che ha fatto insorgere nuove polemiche all’interno dello stesso partito. Ma cosa farà Renzi dopo le dimissioni? “Farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta” ha detto lo stesso Renzi. Prima di lasciare il suo incarico però al Nazareno ha voluto mettere le cose in chiaro: “Mi sento garante di un impegno morale politico e culturale: abbiamo detto in campagna elettorale no a un governo con gli estremisti e noi non abbiamo cambiato idea, non stavamo scherzando”, dice. In modo particolare sono tre elementi che “ci separano da Salvini e di Maio, il loro antieuropeismo, l’antipolitica e l’utilizzo dell’odio verbale. Se siamo mafiosi, corrotti, impresentabili, con le mani sporche di sangue, sapete che c’è? Fate il governo senza di noi, il nostro posto è all’opposizione…”. Perché, continua Renzi, “lì ci hanno chiesto di stare i cittadini italiani e lì staremo. Il Pd è nato contro i caminetti, non diventerà la stampella di forze antisistema. Si parla spesso di forze responsabili. Saremo responsabili e la nostra responsabilità sarà di stare all’opposizione”.

Il Pd si conferma il primo partito all’estero

Che le votazioni all’estero non fossero una cosa semplice è stato chiaro sin dalla campagna elettorale, ma lo spoglio è risultato ancora più complicato. Non solo le difficoltà per aprire i seggi durante lo scrutinio, ma il lungo lavoro di spoglio si è rivelato più arduo del previsto. I tempi si sono allungati fino alla giornata di martedì, nel momento in cui andiamo in stampa, permettendo però di avanzare delle ipotesi su quelli che saranno i risultati ultimi. Contro la tendenza in Italia, gli italiani all’estero continuano a dare fiducia al Pd che risulta essere il primo partito in Europa, con il 32%, seguito dal centrodestra con il 25% e dal M5S con il 23%. Secondo i dati parziali diffusi nella mattinata di martedì, i democratici risultano in testa anche nella ripartizione Asia-Africa-Oceania, oltre il 32%, seguiti stavolta dal M5s con il 26% % e dal centrodestra con il 23%. In America Meridionale è il Maie a dominare, con il 29%, seguito dall’Usei con il 22%. Il Pd si ferma al 14%, il centrodestra all’11% e il M5S non arriva al 5%. Gli italiani in Nord e Centro America premiano invece il centrodestra, vicino al 33% nella ripartizione, tallonato dal Pd con il 30%. Il Ms5 si ferma poco sotto il 18%, mentre il Maie, che quest’anno ha presentato i suoi candidati anche nella ripartizione è poco sotto il 7%.

L’ombra della truffa sul voto all’estero

A Castelnuovo di Porto, dove hanno luogo i seggi elettorali per lo scrutinio del voto espresso nelle scorse settimane dagli elettori italiani all’estero, la mancanza del numero minimo di scrutatori necessari per avviare il lavoro organizzativo ai seggi ha rallentato le procedure. Sono stati chiamati parenti e amici degli scrutatori presenti, ma all’ora di cena alcuni seggi non erano ancora insediati. E diversi rappresentanti di lista hanno già preannunciato ricorsi. Inoltre sarebbe stata aperta dalla procura di Roma un fascicolo di indagine, per ora senza indagati, “su presunti brogli elettorali con compravendite di voti in Canada (circoscrizione America Settentrionale e Centrale) e a Colonia, in Germania”.  Le segnalazioni sarebbero arrivate da alcuni consolati, che avrebbero dato il via alle indagini. Un grosso contributo deriverebbe anche dai filmati trasmessi la stessa sera del 4 marzo scorso dalla trasmissione Le Iene “su una compravendita di 3 mila voti nella città tedesca”. Proprio quei filmati saranno acquisiti dalla Digos della polizia di stato, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, che svolgerà tutti gli accertamenti del caso. 

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foto: filmato Le Iene / Ansa

 

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1 Commento

  1. Franco
    8 marzo 2018 at 18:59

    brogli sul voto all’estero? ahahaha…
    repubblica delle banane…
    che voto libero e democratico è quando uno può votare per tutti…
    niente meraviglia, lo si sapeva,
    naturalmente i furbetti si sono dati da fare anche questa volta…
    eravamo un grande paese e a vederlo ridotto in questo stato mi si spezza il cuore,
    suggerisco di ascoltare: Povera Patria di Battiato…
    pare che Dante avesse ragione: non donna di paese ma di bordello…
    la massa avrebbe dovuto ricordarsi chi aveva votato i trattati capestro europei e il pareggio di bilancio in costituzione… poi, in campagna elettorale, tutti a fare le verginelle… si gioca sempre sulla memoria corta del parco buoi…
    era il momento buone per spazzare tutti quelli che ci hanno resi schiavi dello straniero, purtroppo qualcuno ha creduto di nuovo ai pifferai…

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